Lo strazio dell’attesa

22 Luglio 2019



Lo strazio dell'attesa
Lo strazio dell'attesa

Quando una madre è col suo bambino, lei sta facendo qualcosa e lui gioca poco lontano, né la donna né il bambino si accorgono che passa il tempo. Il tempo per loro non esiste. Ma se il bambino è uscito in un giardino che sta sulla strada, lei si accorge che da “qualche tempo”  non lo sente, allora entra nel tempo e incomincia a sentirlo. Se il bambino tarda a tornare, allora arrivano l’ansia e l’attesa. Aspettare qualcuno vuol dire percepire il tempo mentre sta passando. Non c’e bisogno di guardare l’orologio, quando aspetti percepisci il durare, e la durata è dolore. È come lo svolgersi di un nastro o, meglio, di un elastico che trascini in avanti e, in questo modo, il “già passato” si allunga generando una tensione: la sofferenza e l’angoscia crescono esponenzialmente.

Tanto l’assenza del tempo nella presenza, quanto il tormento dell’attesa nella assenza, sono esasperati nell’amore. Quando la persona amata è presente accanto a te, o la senti nella stanza accanto, o soltanto l’ascolti al telefono, non c’e il tempo e sei immerso nella serenità. Non conta cosa fate, conta solo la presenza. Quando gli amanti si accarezzano, si abbracciano, fanno l’amore, il tempo scorre via senza che lo percepiscano, e quando guardano l’orologio e scoprono quanto sono stati felici, di solito si accorgono che è sempre più tardi di quanto pensavano.

Quando percepisci il tempo come dolore

Il tempo lo percepisci e diventa dolore solo quando la persona amata è assente e tu ne aspetti il ritorno. Se ti ha dato un appuntamento, quel momento diventa la “porta del tempo” e se lei ritarda, allora il tempo irrompe con tutta la sua angoscia. Nell’attesa di chi ami il tempo scorre lentissimo, il nastro si tende in modo atroce. Col passare degli istanti ti domandi perché l’altro arrivi tardi. Se mi amasse, pensi, desidererebbe vedermi come lo desidero io. Perché allora non è già venuto, perché non è già qui? Il tempo dell’attesa diventa una misura dell’intensità dell’amore e se l’attesa diventa troppo lunga arriva il terrore che lei o lui non ti ami. Non è gelosia, non importa cosa ha fatto: se si è fermato con degli amici, se ha preso un caffè, se è entrato in un negozio.

Non importa cosa ha fatto. Sei precipitato nel tempo, e il tempo è dolore.

 

Condividi questo articolo

Lo strazio dell'attesa

Francesco Alberoni

Laureato in medicina, ordinario di Sociologia a Milano. Ha studiato il divismo L’elite senza potere (1963) ed è stato il fondatore della sociologia dei consumi in Europa: Consumi e società (1964). È il maggior studioso dei movimenti collettivi Movimento e istituzione (1977) e Genesi (1989), è il pioniere degli studi sull’amore: Innamoramento e amore (1979) tradotto in trenta lingue, un tema che ha continuato ad approfondire con L’amicizia (1984) l’Erotismo 1986) Ti amo (1996) Sesso e amore (2006) L’arte di amare (2012) Amore e amori (Edizioni Leima, Palermo, 2016). Con Cristina Cattaneo ha pubblicato L’universo amoroso (2017), Amore mio come sei cambiato (2019) e L’amore e il tempo (2020).

ARTICOLO PRECEDENTEPROSSIMO ARTICOLO
Back to Top