Psicologia
Un’energia sconvolgente
· Non nascerà mai nulla, mai un’idea, mai un pensiero se restiamo appiattiti sull’inerte, sul vuoto, sull’accettazione. Solo un’energia sconvolgente può generare la vita in questa massa amorfa.
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· Non nascerà mai nulla, mai un’idea, mai un pensiero se restiamo appiattiti sull’inerte, sul vuoto, sull’accettazione. Solo un’energia sconvolgente può generare la vita in questa massa amorfa.
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· Cosa è successo a Milano dopo decenni di immobilità? Per rispondere al quesito dovremmo pensare ai cosiddetti “circoli virtuosi”, che possono trasformarsi in spirali verso l’alto mano a mano che si accentua il peso dei fattori positivi.
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· Spunto di riflessione sono i fatti ampliamente riportati sulle pagine di cronaca degli ultimi giorni con protagonista Carola Rackete, la capitana tedesca della nave olandese Sea Watch 3, carica di profughi, che ha deciso di ignorare l'alt della Guardia di Finanza e si è diretta verso Lampedusa.
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· Nella nostra vita non nascerà mai nulla, mai un’idea originale, mai un pensiero nuovo se restiamo appiattiti sull’inerte, sul vuoto, sul quotidiano, se siamo soddisfatti, se ci accontentiamo...
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· L'entusiasmo è una forza che ci spinge verso ciò che è elevato, ciò che ha valore. Una potenza che ci trascina a superare la nostra vita quotidiana, ad andare al di là di ciò che siamo abitualmente.
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· La gratitudine è una virtù che gode di una sempre minor considerazione. Eppure l’impulso ci porta a voler bene, a essere riconoscenti, a cercare di ricambiare coloro che ci hanno aiutato nei momenti difficili della vita...
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· Quanto pesa l’influenza della cultura su chi siamo, sui nostri desideri e sui nostri valori? Quanta parte della nostra personalità è forgiata da variabili esterne? La risposta la possiamo rintracciare in un racconto distopico di Kurt Vonnegut...
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· Carl Jung, psicoanalista carismatico e innovativo, attrasse un circolo ristretto di donne intelligenti e colte, che si dedicarono completamente alla sua figura e al suo lavoro offrendo contributi intellettuali significativi, ma raramente ricevettero riconoscimento pubblico, vivendo spesso all'ombra del maestro. La loro dedizione si trasformò in una sorta di dipendenza emotiva, ispirata dal fascino personale di Jung, che le portava a mettere il proprio ingegno al servizio della sua opera. L’unica eccezione fu Sabine Spielrein, che si rifiutò di accettare un ruolo subordinato e si distaccò. Questo rapporto, caratterizzato da transfert e dinamiche personali intense, rifletteva la concezione junghiana del femminile, ma solleva questioni sul mancato riconoscimento delle collaboratrici che contribuirono al suo lavoro.