Disubbidire agli ordini: atto morale o criminale?

3 Luglio 2019



Disubbidire agli ordini: atto morale o criminale?
Disubbidire agli ordini: atto morale o criminale?

Il caso Rakete

Spunto di riflessione sono i fatti ampliamente riportati sulle pagine di cronaca degli ultimi giorni con protagonista Carola Rackete, la capitana tedesca della nave olandese Sea Watch 3, carica di profughi, che ha deciso di ignorare l’alt della Guardia di Finanza e si è diretta verso Lampedusa.

Il suo arresto per violazione dell’articolo 1100 del codice della navigazione (resistenza o violenza contro nave da guerra) ha scatenato giudizi contrastanti nei confronti sia della capitana sia delle autorità che hanno proceduto all’arresto. L’Italia, e non solo l’Italia, si è divisa in due fazioni. Ma anche in ognuno di noi si sono insinuati dubbi, conflitti, ripensamenti, incertezza su che cosa fosse più giusto fare.

Perché è avvenuto tutto ciò?

Fin dall’infanzia, riceviamo dai genitori, dai maestri, dalle autorità e da tutti coloro che ci educano o che assumiamo come modello, valori e indicazioni su ciò che è bene e ciò che è male, su cosa dobbiamo o non dobbiamo fare. Crescendo, assimiliamo tutto ciò, impariamo ad accettare le regole e i divieti che ne derivano, rendiamo superfluo il ruolo di chi li ha impartiti, perché non abbiamo più bisogno che ci sia sempre qualcuno a dirci come comportarci, ci siamo formati una sorta di giudice all’interno di ciascuno di noi, una coscienza morale, il Super-io di cui parla Freud.

Avendo però nel corso della vita più educatori, è possibile che i valori e le indicazioni ricevute siano contrastanti. Allora come facciamo a decidere quale applicare in ogni circostanza? Noi decidiamo via via di privilegiare quella più adatta al ruolo che in quel momento riteniamo prevalente.

 

Il conflitto di ruoli

I Dieci Comandamenti ci impongono di non uccidere. Quindi, come buoni cristiani sappiamo che non dobbiamo farlo. Anche le leggi civili puniscono chi uccide, ma in guerra, nel ruolo di soldati possiamo fare una deroga. Nella nostra vita dove ogni giorno assumiamo più ruoli noi siamo continuamente costretti a scegliere quale ruolo privilegiare e di conseguenza, quali scelte fare. Le madri lavoratrici si confrontano ogni giorno con i conflitti di ruolo: andare all’incontro organizzato dalla scuola dei figli come fanno le buone madri, oppure, non mancare alla riunione di lavoro come ci si attende da una seria lavoratrice?

Il conflitto di ruoli è quello che avviene anche nel caso di Carola Rackete. Da capitana avrebbe dovuto eseguire degli ordini e delle procedure, ma vi ha anteposto altri valori privilegiando così altri ruoli (di militante umanitaria? di buona cristiana? di contestatrice dell’ordine costituito? …).

Dilemma che la Chiesa e il Papa non si pongono in quanto riconoscono come prioritari solo i valori cristiani di fratellanza. Anche le autorità laiche non se lo sono poste in quanto il loro ruolo è quello di far rispettare le leggi, anche se ci sono politici che hanno deciso di comportarsi facendo passare in secondo piano la posizione in nome della quale fanno dichiarazioni e agiscono. Il semplice cittadino, infine, di fronte ai continui episodi di migrazione clandestina, si trova davanti a un dilemma: seguire le norme morali che ci hanno insegnato circa il valore supremo della vita umana e della carità verso il prossimo, oppure seguire la legge che protegge noi e le nostre famiglie in quanto cittadini, tutela (o dovrebbe tutelare) la nostra sicurezza, il lavoro, la salute, ecc.?

 

La legge e la morale

Ci sono molti casi in cui le leggi non ci sembrano giuste. Ma cosa significa che non ci sembrano giuste? Significa che abbiamo un criterio nostro che non corrisponde a quello che ci viene imposto. In questo caso, dobbiamo scegliere che cosa fare e, se prevale la convinzione che le leggi non sono giuste, attivarci per farle cambiare. In questo caso, degli studi avevano mostrato che le donne sono più propense a seguire ciò che ritengono giusto, gli uomini sono più ligi alle leggi.

Può capitare il caso in cui si tengano separati moralità e leggi. Per esempio fece scalpore il discorso pronunciato nel 2004 da Rocco Buttiglione, commissario al Parlamento europeo di Bruxelles dove il politico affermava: “Come cattolico considero l’omosessualità un peccato, ma non un crimine. La mia è una posizione morale che non incide sui diritti che devono essere riconosciuti a tutti.” Il discorso fu frainteso e suscitò parecchie polemiche. In realtà Buttiglione, da filosofo, aveva ben distinto i due ambiti riservandosi la possibilità di manifestare la sua presa di posizione morale che non corrispondeva con le leggi. Leggi che pur era disposto a rispettare.

Talvolta, infine, il conflitto è così lacerante che l’individuo non è in grado di conviverci. È il caso di un personaggio de I Miserabili di Victor Hugo, l’integerrimo e zelante ispettore di polizia, Javert. Incapace di conciliare la propria coscienza di uomo, che deve la vita a un criminale e gli è perciò riconoscente, con quella di tutore della legge che gli impone di arrestarlo, sceglie il suicidio gettandosi nella Senna.

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Disubbidire agli ordini: atto morale o criminale?

Rosantonietta Scramaglia

Laureata in Architettura e in Lingue e Letterature Straniere, ha conseguito il Dottorato in Sociologia e Metodologia della Ricerca Sociale. Ha compiuto studi e svolto ricerche in Italia e in vari Paesi. Attualmente è Professore Associato in Sociologia presso l’Università IULM di Milano. È socia fondatrice di Istur – Istituto di Ricerche Francesco Alberoni. È autrice di oltre settanta pubblicazioni fra cui parecchie monografie.

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