Chi si prende cura di chi cura? Dietro acronimi patinati e promesse di impatto sociale si nasconde l’amara realtà del lavoro sociale tra precarietà, burocrazia e contratti al ribasso. Un “diario di bordo” esilarante e spietato che racconta la resistenza quotidiana di chi prova a non smarrire se stessa nel mercato del lavoro.
La resa all’utilizzo della parola “Project Manager”, una di quelle parole che vogliono dire tutto e niente, ma soprattutto niente, segna l’inizio della mia avventura nella selva oscura, nel mezzo del cammin di nostra vita. Impegnata da quasi vent’anni con diversi ruoli e mansioni nel sociale, da qualche mese ho deciso che devo cambiare lavoro e migliorare la mia vita.
Nei mesi in cui mi trovo a coordinare progetti di alfabetizzazione finanziaria, nella percezione costante di una evidente sovrapposizione e confusione di ruoli fra operatrice e beneficiaria di progetto, ha inizio la più difficile delle progettazioni: un progetto di lotta alla povertà. La mia.
Fase 1
Cv, Linkedin, AI e Lacrime
La tendenza a tenere un basso profilo, ha, credo, molto a che fare con la scelta di lavorare nel Terzo Settore.
Affrontare Linkedin e la stesura di quelle che nei mesi saranno innumerevoli versioni di cv, dunque, è una sfida che fronteggio con lo spirito indomito di una moderna samurai: piagnucolando senza sosta mentre affondo la katana virtuale in strati e strati di vergogna e vengo a patti a modo mio con gli orrori del capitalismo moderno.
Ok, mi metto su Linkedin, ma non metterò mai una mia foto nel profilo ( non cerco mica lavoro come modella!!) . Mettiamo invece un’ oca che balla tip tap in uno scenario post apocalittico, che ha senso solo per me ma posso rivendicare con orgoglio e superbia quando tutti, ma proprio tutti, mi fanno notare che non è una grande idea.
Il mondo Linkedin è vasto, inesplorato ed estenuante: credo di non aver capito granché di come funziona ma ricevo ( molte) notifiche tutti i giorni, fra le quali alcuni messaggi rituali di complimenti per “essermi fatta notare.” Vengo invitata a passare alla versione a pagamento per scoprire chi ha consultato il mio profilo. La mia innata sociopatia mi protegge dalla tentazione, anche perché ho il vago sospetto che quei 6 che mi notano da mesi siano creditori.
La stesura di cv e lettere di motivazione ha fatto entrare stabilmente l’AI nella mia vita.
E’ una relazione di compromessi, a tratti romantica, a tratti passionale, colorata di tutte le sfumature della dipendenza emotiva.
Per lei ho accettato di definirmi project manager ma non posso perdonarle l’immagine di me stessa che a volte mi restituisce il suo sguardo: una specie di crocerossina 2.0 che si aggira nel Terzo Settore armata dei peggiori inglesismi e acronimi del progettese, pronta a brutalizzare l’italiano pur di affermare il suo valore nell’arena del mercato del lavoro.
Non è colpa sua. E’ ’il mondo là fuori. Devo lottare per non perdere me stessa. “Ti ho detto di non usare quel tono pretenzioso! Non intendo parlare delle mie soft skills! che roba è ? carta igienica? Smettila di darmi sempre ragione se poi continui a rimuovere interi pezzi della mia vita e fabbricarne di nuovi e fantasiosi come piace a te! “
Eppure quante sere passate a mandare cv fra le lacrime in cui ho sentito che solo lei mi capiva. In cui le sue parole di conforto e incoraggiamento mi hanno fatto intravedere l’abisso..
Fase 2
I Colloqui
Prima o poi doveva succedere. Dopo tante candidature inviate nel Nulla, qualcuno effettivamente risponde e chiede di fissare un colloquio. Destabilizzante. Al di là del travaglio interiore di uscire allo scoperto e raccontare chi sei, con le dovute omissioni e opportune enfatizzazioni, il primo ostacolo è di tipo puramente tecnico. Sostenere un colloquio online con piglio assertivo e senza troppe ansie richiede un setting di base accuratamente predisposto per mascherarne la totale assenza.
A casa ho due pc, nessuno dei quali mio. Sono entrambi pc “aziendali “: Quando l’azienda in questione è il Terzo Settore significa, con poche eccezioni, catorci inaffidabili e volubili che ti tradiranno nel momento in cui vuoi azionare il microfono per dire buongiorno. Nello scompiglio generale che segue, nessuno viene risparmiato: non mio figlio che mi guarda allarmato mentre affermo “le cuffie bluetooth mi fanno paura”, non l’amico che mi incontra appositamente al bar per prestarmi e impostare il pc 45 min prima del colloquio e poi è costretto ad andare a bere da solo al tavolino più lontano dandomi le spalle perché “mi vergogno”, non tutta la mia cerchia più intima, accusata in quanto tale di essere povera e priva di attrezzatura tecnica e spirituale per affrontare il mondo.
Finirò, dimostrando di aver assimilato i principi base dell’educazione finanziaria, per prendere ogni volta in prestito l’unico portatile funzionante del lavoro, insieme ad una scorta di carta igienica dell’ufficio, inaugurando così il mio nuovo programma personalizzato di welfare aziendale.
La Finale
Il primo colloquio che ho la possibilità di fare va benissimo. Il mio cv è stato selezionato fra i molti arrivati insieme a pochi altri, ed il colloquio online rappresenta un primo step di successo. Sono già esausta eppure la gara è appena iniziata: mi ritrovo presto coinvolta in un meccanismo di Olimpiadi alla Squid Game che sfida senza pietà il mio scarsissimo spirito sportivo. Supero anche il colloquio individuale in presenza, durante il quale mi ritrovo a dover fare dei compiti scritti, tutto sommato di buon grado per il sollievo che non siano dei test a quiz di logica e/o misteriosi esercizi con forme geometriche, come nel peggiore dei miei incubi.
Ma non è finita. Sono salita di livello quindi vengo buttata in un’ arena distopica con altre 3 finaliste: dobbiamo competere a chi è più collaborativa mentre un’esperta ci guarda e prende appunti.
Alla fine della competizione, avendo collaborato in cattività in modo eccellente, sviluppo un attaccamento morboso verso le mie giovanissime sfidanti. Già sogno un’associazione tutta nostra: mentre io dispenso saggezza, come una veneranda e antica sacerdotessa, le mie nuove amiche provvedono al nostro sostentamento con l’entusiasmo e l’energia della giovinezza e siamo finalmente libere. Il frastuono del silenzio della Fondazione, che dopo avermi tenuta impegnata nella selezione per giorni, sparisce senza neanche un mazzo di fiori e un bigliettino, mi sveglia dal Sogno.
(Fine prima parte….)