L’infedeltà non è soltanto la violazione di una regola sessuale o la trasgressione di un accordo di coppia. È, prima di tutto, una frattura nel campo relazionale: interrompe la continuità dell’esperienza condivisa e costringe entrambi i partner a confrontarsi con una domanda difficile: chi siamo diventati, e che cosa è accaduto tra noi?
Una relazione sessuale occasionale, un legame affettivo duraturo, una relazione romantica, una frequentazione online, il sexting o una relazione emotiva vissuta in segreto. Il tradimento è una dimensione personale e non esiste una definizione valida per ogni coppia, perché ciò che costituisce infedeltà dipende anche dagli accordi espliciti e impliciti che i partner hanno costruito nel tempo. In questo senso, l’infedeltà è una violazione della fiducia e dei confini che una coppia considera fondanti.
La prospettiva gestaltica, che ritengo sia uno degli approcci più fecondi per trattare il tradimento, consente di osservarlo, non soltanto come un comportamento individuale, ma come un evento che emerge all’interno di un campo: il campo organismo-ambiente, costituito dalla persona, dal partner, dalla relazione e dal contesto sociale e culturale. La coppia non è semplicemente la somma di due individui, ma una realtà relazionale che si rinnova continuamente nel contatto. Anche il “sé della coppia” nasce e si trasforma nel modo in cui i partner si incontrano, si ascoltano, si sostengono o si evitano.
In questa prospettiva, l’infedeltà diventa una figura che improvvisamente invade lo sfondo della relazione. Prima della scoperta, il rapporto può apparire stabile, persino soddisfacente. Dopo la rivelazione, tutto viene riletto: i ritardi, le assenze, i cambiamenti nell’intimità, le telefonate, le spiegazioni date e quelle omesse. Il partner tradito non perde soltanto la fiducia nell’altro, ma anche la fiducia nella propria capacità di percepire la realtà. Può chiedersi: come ho fatto a non accorgermene? Chi era davvero la persona accanto a me? Chi sono io, ora?
Per questo l’infedeltà può essere vissuta come un’esperienza traumatica, senza che ciò implichi automaticamente una diagnosi di disturbo post-traumatico da stress. La ferita riguarda contemporaneamente il legame, l’identità e il senso di sicurezza. Il partner tradito può sperimentare rabbia, paura, vergogna, insonnia, ipervigilanza, confusione e un profondo senso di perdita. Anche il partner che ha tradito può attraversare una crisi identitaria, soprattutto quando prende contatto con il dolore provocato e con l’immagine di sé come persona capace di mentire o di ferire.
La ricerca sulle coppie conferma che il recupero dopo un’infedeltà è possibile, ma non è rapido né garantito. Uno studio randomizzato condotto su 89 coppie ha rilevato miglioramenti significativi soprattutto nei livelli di ansia, mentre il miglioramento della soddisfazione relazionale è risultato più limitato, a conferma del fatto che la riduzione dei sintomi non coincide necessariamente con la ricostruzione del legame. Questi risultati indicano che il trattamento può alleviare la sofferenza individuale, ma che la fiducia e la soddisfazione di coppia richiedono un lavoro più lungo e complesso.
In Gestalt, il confine di contatto è il luogo in cui il sé incontra l’ambiente e in cui l’esperienza prende forma. Nella coppia, questo confine è fatto di parole, silenzi, gesti, sessualità, desideri, limiti e negoziazioni. L’infedeltà altera proprio questo confine: ciò che prima apparteneva alla relazione viene condiviso con una terza persona, mentre il partner viene escluso da una parte significativa dell’esperienza.
Il segreto non è soltanto l’assenza di una comunicazione. È una particolare modalità di contatto: una parte della persona vive contemporaneamente in due mondi, separando e compartimentando esperienze, emozioni e responsabilità. La relazione extraconiugale può diventare un luogo di vitalità, eccitazione e riconoscimento, mentre la relazione primaria viene percepita come monotona, conflittuale o priva di desiderio. Tuttavia, comprendere la funzione dell’infedeltà non significa giustificarla.
La terapia gestaltica mantiene insieme due dimensioni essenziali: la responsabilità individuale e la comprensione del campo relazionale. Il partner che ha tradito è responsabile delle proprie scelte, delle bugie e degli effetti prodotti. Al tempo stesso, la coppia può esplorare le condizioni relazionali che hanno contribuito a rendere possibile quella frattura: la distanza emotiva, il silenzio, la difficoltà a esprimere bisogni, la perdita dell’intimità o la rigidità dei ruoli. La responsabilità della relazione, però, non equivale alla colpa condivisa per il tradimento.
Solo quando esiste una sufficiente stabilità emotiva è possibile lavorare sulla ricostruzione del rapporto. La fiducia non può essere pretesa né promessa: si ricostruisce attraverso comportamenti coerenti, trasparenza, ascolto e disponibilità a tollerare il tempo necessario al partner ferito. Anche l’intimità sessuale deve essere affrontata con cautela, poiché il tradimento può produrre paura delle malattie sessualmente trasmissibili, vergogna, perdita dell’autostima e ritiro dal contatto corporeo.
Il perdono, in questa prospettiva, non è un dovere morale e non coincide con la riconciliazione. Può significare liberarsi progressivamente dal potere che il dolore esercita sulla propria vita, senza necessariamente riprendere la relazione o sviluppare sentimenti positivi verso chi ha ferito. La letteratura sulle terapie esperienziali distingue infatti il “lasciar andare” dal perdonare: è possibile elaborare la ferita e recuperare la propria libertà interiore anche senza assolvere l’altro. Il lavoro esperienziale mostra che la trasformazione del dolore e dei bisogni frustrati può precedere, oppure non condurre affatto, al perdono.
In uno studio sul lavoro con le questioni relazionali irrisolte, i risultati migliori erano associati alla possibilità di esprimere bisogni non riconosciuti e di modificare progressivamente la percezione dell’altro. Il cambiamento non nasce soltanto dalla comprensione intellettuale dell’accaduto, ma dall’esperienza emotiva di un contatto nuovo con sé stessi e con la propria storia.
La terapia può condurre alla ricostruzione della coppia, ma anche a una separazione più consapevole. Restare insieme non è necessariamente sinonimo di guarigione; separarsi non significa necessariamente fallire. L’esito più autentico è quello in cui ciascun partner recupera la capacità di scegliere, di riconoscere i propri bisogni e di abitare le relazioni senza rimanere prigioniero della vergogna, della vendetta o della paura.
L’infedeltà, allora, può essere letta come una crisi del contatto, ma anche come un’occasione dolorosa di consapevolezza. Non cancella ciò che è accaduto e non garantisce un nuovo inizio. Può però rendere visibile ciò che, per molto tempo, era rimasto sullo sfondo. Ed è proprio da ciò che finalmente diventa figura — il dolore, il desiderio, la responsabilità, la solitudine e la possibilità di scegliere — che può iniziare un diverso modo di stare in relazione.
Bibliografia essenziale
- Carotenuto, A. (1994). Amare Tradire. Bompiani, Milano
- Pasini W., (2007). Amori Infedeli. Mondadori
- Perls, F. S., Hefferline, R. F., & Goodman, P. (1997). Teoria e pratica della Terapia della Gestalt. Roma: Astrolabio.
- Salonia, G. (2017). Danza delle sedie e danza dei pronomi. Terapia gestaltica familiare. Il Pozzo di Giacobbe.