: "Silhouette of Man Standing on the Doorway" di Glaison Francis

Il coraggio dei sensibili: essere timidi non è un errore

Cara dottssa

 

le  scrivo con il nodo alla gola dell’ennesima serata passata a guardare gli altri vivere. Ho venticinque anni e un bisogno disperato di amare, di conoscere una ragazza, di sentirmi finalmente capito. Eppure, rimango sempre nell’ombra.

 

Dentro di me c’è un mondo che trema dal desiderio di uscire: pensieri profondi, un’attenzione sincera, un affetto immenso. Ma quando me ne trovo una di fronte, magari ad una festa o al bar, e vorrei anche solo farmi avanti per dirle un “ciao”, il cuore inizia a battere d’ansia e la voce mi si strozza in gola. Scatta il terrore di essere ridicolo, di mostrare la mia fragilità a un mondo che sembra premiare solo chi urla e seduce con arroganza. Io non so vendermi, non so fare il brillante. E così, per paura di essere giudicato, scelgo il silenzio e me ne resto a distanza.

 

Torno a casa ogni volta con il peso di un’opportunità sfumata e una solitudine che fa male al petto. Chi mi sta intorno dice di “buttarmi”, di recitare la parte del sicuro di me, ma io vorrei solo che qualcuna guardasse oltre questo guscio.

 

Come posso trovare il coraggio di fare quel primo passo, se il solo pensiero di mostrare chi sono davvero mi fa sentire così maledettamente scoperto e sbagliato?

 

Mauro

 

 

 

Caro Mauro

La tua lettera esprime con estrema lucidità un dolore che molte più persone di quante tu possa immaginare provano ogni giorno. La sensazione che descrivi — quel senso di paralisi proprio nel momento in cui desideri con più forza avvicinarti a qualcuno — non è una tua mancanza di valore, ma quello che in psicologia viene definito un vero e proprio “sequestro emotivo”.

I consigli superficiali che ti arrivano dall’esterno, come quel “buttati” o “recita la parte del sicuro di sé”, non solo non ti aiutano, ma rischiano di fare danni. Ti spingono a credere che per essere accettato tu debba indossare una maschera e misurarti con un modello di socialità esibizionista, rumorosa e competitiva ed emularlo. Ma questo aumenta soltanto l’ansia da prestazione, facendoti sentire sbagliato proprio nella tua natura più autentica e risultare tra l’altro un cattivo attore.

Per uscire da questa prigione il primo passo è proteggere la tua natura, rispettarla e valorizzarla. Tu appartieni a una percentuale non esigua di persone caratterizzate da un’acuta sensibilità. Ce ne sono molte, ma non sono quasi mai in vista nell’arena, non parlano a voce alta, non si espongono se non hanno niente da dire. Non cercano di fare colpo sulle donne in modo superficiale, ma le donne si avvicinano a loro quando colgono la loro natura più sensibile e rispettosa, la loro capacità di ascoltare veramente, la loro eticità.

Il problema infatti non è la tua presunta inadeguatezza, ma un modello sociale che riduce le relazioni a pura vendita di sé ed esibizionismo e talvolta a comportamenti fintamente amichevoli, ma di fatto predatori verso gli altri.

Per iniziare a fare i primi passi per scongelarti, ti consiglio di evitare gli ambienti chiassosi e superficiali. Parti da un tuo interesse o talento, sono sicura che ne hai: cerca contesti basati sugli stessi tuoi interessi culturali, artistici o valoriali, non grandi gruppi ma contesti piccoli, dove l’ascolto e la profondità siano apprezzati. La socialità più adatta a te è selettiva e orientata verso persone simili a te, capaci di cogliere la bellezza di una presenza discreta. In questi gruppi ci saranno sicuramente anche delle ragazze. Ma tu non cercare di fare colpo su di loro, piuttosto impegnati a essere te stesso e a trovarti in sintonia con il gruppo. Giorno dopo giorno la frequentazione di persone più simili a te ti aiuterà a sentirti a tuo agio e questo produrrà dei cambiamenti, all’inizio forse piccoli, ma che ogni giorno diverranno più significativi, portandoti ad aprirti senza troppi timori.

E per il momento mi fermo qui, invitandoti a fare questi primi passi. Per la mia esperienza, il resto spesso viene da sé: in caso scrivimi, ti posso consigliare i prossimi passi, come pure una terapia di gruppo che ti aiuti a coltivare la tua natura e a socializzare rispettando te stesso.

 

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