Cara Cristina,
dieci anni di fidanzamento con un uomo che, passato il primo periodo di grande innamoramento, non aveva mai tempo per me, che non ha voluto sposarsi, che non ha voluto figli e che quando sono stata investita da una auto non è venuto in ospedale a vedermi per tutto il tempo del ricovero. Un uomo che non ha mai avuto tempo di fare le vacanze insieme e men che meno una gita domenicale, un ristorante, un fiore. E’ stato quando ero ormai rassegnata che ho conosciuto Graziano e finalmente ho trovato il coraggio di voltare pagina e seguirlo. Ero infatti convinta che non avrei più avuto la possibilità di avere un altro amore. Ma qui viene il punto: Graziano aveva un’azienda che ha ceduto e quindi non lavora, mentre io sono ancora in piena attività e ne avrò per diversi anni. Vorrebbe che io andassi a convivere con lui, che passassi tutto il tempo con lui, che facessi festa coi suoi cugini, che tralasciassi il mio lavoro e vivessi senza orari. Ma io ho bisogno di una vita dalla scansione molto ordinata. E devo lavorare.
E così anche con Graziano con cui tutte le premesse erano ottime, sono incominciati i litigi e le discussioni, questa volta per opposto motivo. E alla fine io mi sento in modo opposto dimenticata: temo che finiremo per lasciarci… mi chiedo quale sia l’equilibrio giusto e come potrei fare per trovarlo.
Claudia
Cara Claudia, a volte la vita ci mette davanti a situazioni che sembrano paradossali. Dopo dieci anni con un uomo che non ha voluto costruire nulla — né una casa, né un figlio, nè un appoggio quando ne avevi bisogno— ti sei trovata con un altro che desidera l’opposto: una vita condivisa minuto per minuto, quasi senza confini. E se prima combattevi per avere un segno, una presenza, ora combatti per avere uno spazio tuo, che ti sfugge.
Eppure tra questi due estremi c’è un filo che riguarda te.
Quando ci troviamo in situazioni opposte, la domanda da farsi, non è solo “chi ho accanto?”, ma “come ci sto io dentro una relazione?” Come porto la mia identità, i miei bisogni, la mia voce? Quale energia esprimo? Perché una coppia è sempre l’incontro di due volontà, non di una sola.
Nel primo rapporto sei rimasta per anni in una forma di insoddisfazione rassegnata, forse perchè quel poco che ricevevi ti sembrava comunque meglio del vuoto. E forse non te ne saresti mai andata, se non fosse arrivato Graziano con il suo bisogno di amore totale. Ma dopo anni di abitudine all’assenza, anche la presenza può spaventare: perché richiede di esserci davvero. E tu forse non sai più cosa significa.
Il punto non è il tuo lavoro, né la sua disponibilità di tempo. Il punto è la tua presenza nella relazione. Come se tu vivessi i rapporti un po’ in punta di piedi: non imponi, non chiedi, non definisci. Ti adatti e quando qualcosa non va, ti irrigidisci e forse ti ritrai Per paura della perdita, della solitudine, del vuoto che potrebbe aprirsi se dicessi “questo per me è importante” ma trasmettendo la tua presenza.
Così rischi di vivere le relazioni come una concessione: prima con chi non c’era mai, ora con chi c’è troppo. E in entrambi i casi tu non ci sei abbastanza.
Vorrei che ti chiedessi, con sincerità, se hai mai portato nella relazione la tua passione, la tua energia, la tua vitalità, il tuo calore. Hai mai permesso alla vita di essere un po’ irregolare, senza sentirti in pericolo? Hai mai sentito di darti l’autorizzazione di amare veramente con tutta te stessa?
Perché l’equilibrio non è tra lui e te, se non in seconda istanza. L’equilibrio è tra te e la tua paura della vita piena e della perdita— quella che forse ti porta a tenere le persone a distanza, oppure a restare in relazioni senza amore.