Tramonto su vigneti romani e cupola di San Pietro

Il vino di Cicerone: duemila anni di Frascati

Il generale Lucullo lo beveva in una coppa d’oro nella sua dimora di Tuscolo, con Cicerone come ospite. Un secolo prima Catone (234-149 a.C.) aveva spiegato le norme di coltivazione della vite e la vinificazione nel trattato De agricultura, e dopo di lui ne scrissero Varrone e Macrobio. La reputazione del vino di Frascati risale a più di due millenni fa, antica quanto Roma stessa.

Frascati si erge sui Colli Albani, a pochi chilometri da Roma, centro agricolo (ortaggi, frutta, viti) e industriale. Luogo di villeggiatura frequentato sin dall’antichità, quasi interamente distrutto dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale e poi ricostruito, deve la sua fama al vino bianco (viene prodotto anche un rosso), ottenuto con uve Malvasia bianca di Candia e del Lazio (almeno il 70%), Trebbiano, Greco, Bellone e Bombino.

La fama non si spegne con il Medioevo, ma la svolta risiede nel successo del Rinascimento e dell’età barocca, quando il Frascati non poté mancare alla tavola dei papi, dei nobili e delle osterie dei Castelli Romani.

Il Frascati, sin da allora, simboleggia la convivialità della Città Eterna.

Nel Novecento appare nel film di Fellini La dolce vita (1960), e riceve la D.O.C. nel 1966, per primo insieme alla Vernaccia di San Gimignano, e la D.O.C.G. nel 2011, detto Frascati Superiore, tra i vini europei di maggiore prestigio.

Vinificato in bianco fermo o spumante, è un vino di colore giallo paglierino, dai riflessi verdognoli quando è giovane, dai sentori delicati, fruttati e floreali (mela, pera, agrumi); è secco, fresco, morbido e gustoso.

Una varietà prodotta con uva appassita viene proposta sotto la denominazione Cannellino di Frascati, anch’esso D.O.C.G.

Gli chef stellati consigliano di degustarlo per il piacere del palato e della convivialità, e di abbinarlo in particolare con antipasti, spaghetti alle vongole, pesce alla griglia ed, evidentemente, carciofi alla romana.

L’uva Malvasia di Candia è diffusa in molte regioni d’Italia e dà, oltre al Frascati, i vini bianchi dei Colli Piacentini, dei Colli Apuani o ancora diverse produzioni laziali, toscane, emiliane e pugliesi. Quella del Lazio (chiamata anche Puntinata), rinomata per l’eleganza e la complessità, si ritrova nel Marino, nel Montecompatri-Colonna, nei Colli Albani e nello Zagarolo, tutti vini della zona dei Castelli Romani, da vigneti che si trovano su suoli vulcanici con vicinanza dell’aria marina e clima mite.

Oltre a Scipione Borghese, grande estimatore del Frascati, Goethe lo elogiò, e il Papa Paolo III Farnese (Pontefice dal 1534 al 1549), per promuoverlo ancora meglio, dichiarò che i vini francesi che era di moda bere ai tempi davano alla testa.

Il Frascati Superiore Riserva è considerato uno dei migliori vini bianchi in assoluto, con riconoscimento della famosa Guida Bibenda.

Conosciuto sull’intero pianeta, si consiglia di stappare la bottiglia una mezz’ora prima della degustazione e di servirlo in un calice di medie dimensioni, a una temperatura compresa tra i 10 e i 12 °C.

La gradazione alcolica varia dagli 11,5° ai 13,5°, che esalta la fragranza delicata e armoniosa, dalle prime note che ricordano ginestra, biancospino e acacia.

Morbido e dall’acidità presente e piacevole, non manca la sfumatura minerale dovuta al terreno dove cresce l’uva.

Si può ovviamente cucinare con il Frascati, per i risotti (specialmente agli scampi), la pasta ai frutti di mare, le salse per crostacei e pesce, la zuppa di pesce, le cozze alla marinara.

Vino famoso quanto pregiato, il Frascati collega storia, territorio, viticoltori e qualità.

Dall’identità laziale segnatissima, esprime eleganza, rinnovamento e tradizione.

Specchio della sua regione d’origine, emana i paesaggi tipici, la cultura e la convivialità di una culla della civiltà e del buon gusto.

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