Cortile verde tra edifici blu con finestre colorate

Perchè l’amore sopporta

  • “Nel film Frida che racconta la vita della famosa pittrice messicana Frida Kahlo, viene rappresentata la lunga e complessa relazione di amore con il pittore Diego Rivera, un artista di regime allora molto famoso e più anziano di lei che fu anche, all’inizio, il suo pigmaglione.
    Ma tre cose definirono il loro rapporto sin dall’inizio: il riconoscimento da parte di Diego delle doti artistiche della ragazza e il fatto che si era innamorato di lei – e l’indomita forza di Frida per cui gli aveva tenuto testa sin dall’inizio. Una tempra che la ragazza aveva sviluppato dopo che un grave incidente le aveva compromesso per sempre la salute.
    Il film ci trasmette la profondità di un sentimento, la passione, l’allegria e la gioia che può dare – e che nessuna altra esperienza ci dona – ma anche le abissali cadute, le profondità dolorose, le ferite laceranti, nel caso di questa coppia date dai tradimenti continui di lui e le difficoltà a comprendersi: e mette in luce la tenace stima reciproca che li univa – stima che troviamo sempre nel grande amore; la pazienza di Frida viene meno solamente quando lo sorprende con sua sorella. Eppure il loro legame non si spezzò. I due si separarono, poi divorziarono, ma rimasero legati tanto che anni dopo lui le chiese di sposarlo di nuovo.
    Perché l’amore sopporta così tanto?
    Nell’inno all’amore, quel cantico bellissimo musicato da Kiewsloschy in Film Blu, San Paolo diceva “ è paziente, è benigno l’amore; non è invidioso l’amore, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta”. San Paolo ci dice che l’amore ha anche la qualità della carità.
    Film blu ci presenta una giovane donna, Juliette Binoche, che perde il marito e la figlia in un incidente d’auto e poi scopre che lui aveva, da anni, una relazione con un’altra donna. E questa donna aspetta un figlio da lui. Contrariamente alla logica corrente, la vedova non si scaglia contro di lei: anzi la tratta gentilmente e le dona la grande casa di campagna dove viveva col marito e la figlia. Lo fa perchè il figlio che sta per nascere possa avere l’eredità e un posto dove vivere. Lo fa, perché “l’amore è paziente, tutto sopporta, non è vendicativo”.
    Questa qualità dell’amore non si ritrova solo nell’amore patologico, come spesso sembra trasparire nelle analisi odierne, ma in tutte le esperienze di vero amore. Lo si capisce in una frase di Frida dice nel film “Diego è un pezzo del mio stesso corpo”, ma anche in Film Blu dove la vedova prende atto e onora il fatto che nel ventre dell’altra donna c’è l’unica parte del marito che sopravvivrà.
    Oggi l’amore viene sempre più diminuito, privato del suo significato sacrale, viene messo in discussione il suo essere tutto o nulla, e viene sempre più accostato all’amicizia, cioè un rapporto di elezione dove non perdiamo i confini di noi stessi, dove rimaniamo padroni di noi stessi. Eppure il paragone non può reggere. Perché l’amicizia, pur strordinariamente importante e significativa, ha regole diverse. Alberoni, nel libro L’amicizia, lo sottolinea con decisone: lì, sul terreno dove si infrange l’amicizia, l’amore tende a essere molto più tenace. L’amicizia si fonda sulla scelta e sulla stima. Se la stima viene meno, se il patto di fiducia si rompe, l’amicizia si infrange e muore. Perchè l’amicizia è etica. Inoltre l’amicizia non ha la qualità della fusione, quella per cui quando amiamo portiamo dentro il nostro amato e non possiamo farne a meno. Gli amori-amicizia di cui si parla oggi non sono amore. Sono di fatti di un’altra sostanza.
    Per questo non possiamo farci convincere, che l’amore con l’evoluzione della società e dei costumi si stia trasformando in amicizia, cioè in legami che non legano, nei quali non c’è l’attaccamento che è la caratteristica più forte dell’amore: non potere fare a meno dell’altro. Per questo già Platone lo accostava alla follia, ma aggiungeva che i doni più grandi ci vengono dalla follia, data da dono divino.
    Allora l’amore è il massimo del sacrificio e resiste a tutto? non finisce mai? No, anche l’amore può finire e può finire di colpo. È questo il grande paradosso: può resistere a tempeste devastanti e a tradimenti atroci, ma può anche spegnersi in un istante, come una candela investita da un piccolo soffio perde la sua essenza. E quando improvvisamente finisce non c’è più nulla che possa rianimarlo. L’altro può fare tutti i tentativi ma inutilmente. Quella tenacia che sembrava invincibile, svanisce, lasciando un vuoto assoluto. Inciampa su un minuscolo dettaglio e non su una grande questione perché nell’amore il grande e il piccolo si confondono, essendo l’amore un tutto, una qualità e non una somma delle parti.
    E a differenza dell’amicizia, quando l’esperienza amorosa finisce, spesso non riusciamo più a riportare alla mente i vissuti della relazione nella loro integrità, la pienezza che conferiva alla nostra vita. Talvolta questi ci assalgono improvvisamente ascoltando una particolare canzone, o sentendo un profumo o visitando un luogo dove eravamo stati felici. Ma svaniscono nel riprendere di un altro tempo, quello in cui l’altro non è più in noi.”

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