Mi sento in trappola

27 Luglio 2019



Mi sento in trappola
Mi sento in trappola

Gentile dottoressa,

mio suocero è morto da qualche tempo e, non se per questo motivo o per problemi di lavoro, mio marito è cambiato. Noi viviamo lontani dalle nostre famiglie d’origine e io non lavoro. Continuiamo a litigare , lui esce presto la mattina e torna dopo le 8 di sera per poi uscire a fare sport o va a dormire.

Lo fa apposta? Quando gli dico che lui non mi ama più , mi dice che sono io che devo lasciarlo perché sono io a non essere più sicura e contenta del nostro rapporto.

Io credo che stia male per la morte del padre e perciò gli ho fatto capire che ho sacrificato la mia famiglia e i nostri figli…non facendoli quindi andare al mare, per stargli vicino… Forse non mi ama più ma non vuole dirlo così mi vuole spingere a lasciarlo?

Ma non ho neppure un lavoro: ho paura di non trovare lavoro e di rimanere impigliata in una rete troppo difficile che mi soffoca a migliaia di metri sotto un oceano di controsensi…

Mi sento una principessa in un castello bloccato da pietre pesanti e senza via d’uscita.

A.

 

 

 

Mi sento in trappolaQuando una situazione è così confusa, la causa o meglio le cause sono spesso diverse da quelle cui  pensiamo. È evidente che entrambi state male. Suo marito sta probabilmente soffrendo per la perdita di suo padre, un momento non facile nella vita di un uomo. E in periodi come questo sarebbe meglio non aggiungere altri problemi. Se lui vuole star solo, prenda i ragazzi e vada al mare; magari non gli farà male stare un po’ da solo. Il matrimonio non è stare sempre attaccati e inoltre, non serve quasi mai “sacrificarsi e poi rinfacciare il nostro sacrificio”.

A me colpisce molto il fatto che nella sua lunga lettera che ho riassunto, lei non dice se ama ancora suo marito; in ogni caso, l’impressione che ne ricavo è che lei sia stufa della vita che conduce e sia in generale molto delusa. Non osa scriverlo così apertamente, ma forse sognava una vita diversa, più brillante e meno monotona. Ma fa la casalinga in un mondo in cui tutte le donne lavorano e suo marito lavora molto. Come non annoiarsi? Senza contare che nel mondo di oggi è quasi sempre necessario lavorare entrambi per avere una vita discreta.

Potrebbe iniziare con il cercare seriamente lavoro, anche se probabilmente è troppo tempo che non si confronta con il mondo esterno e le sue difficoltà e ha una terribile paura.  Così non affronta il primo scoglio e si perde in vittimismi inutili oppure rimane impigliata in litigi improduttivi.

Non è la sola, spesso,  quando siamo confusi, perdiamo energie litigando, e piccole incomprensioni o sgarbi vengono distorti ed ingranditi.

Orienti tutti gli sforzi a trovarsi un lavoro, rendendosi indipendente e libera in modo da poter pensare eventualmente di separarsi per qualche tempo.

Io sono però convinta che nel suo caso, il solo uscire di casa, avere un lavoro, cambierebbe molto la percezione della sua situazione e la sua autostima. Anche il rapporto con suo marito potrebbe cambiare in meglio.

Coraggio! Osare Aude. Abbia il coraggio di usare la sua intelligenza.

 

 

 

 

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Mi sento in trappola

Cristina Cattaneo Beretta

Cristina Cattaneo Beretta (ha aggiunto il nome della mamma al suo) (email) Laureata in filosofia ed in psicologia a Pavia, psicoterapeuta, dottore di ricerca in filosofia delle scienze sociali e comunicazione simbolica, ha condotto studi sul linguaggio simbolico e il suo uso terapeutico (Cristina Cattaneo Il pozzo e la luna ed Aracne). Studia le esperienze di rinnovamento creativo e i processi amorosi, approfondendo in particolare il tema della dipendenza affettiva. Ha pubblicato con Francesco Alberoni: L’universo amoroso (Milano, 2017 ed. Jouvence), Amore mi come sei cambiato (2019 Milano, ed. Piemme Mondadori), L’amore e il tempo (Aracne 2020).

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