Un amore – terza puntata del racconto

30 Dicembre 2019



Un amore - terza puntata del racconto
Un amore - terza puntata del racconto

Continua dalla seconda parte 

Come era possibile che quella mela,  quella semplice mela  divenisse improvvisamente bellissima stupenda,  un frutto  meraviglioso come quello che vide Eva bel paradiso Terrestre ? E vidi lui nello stesso  modo trasfigurato. E quello che  per anni era rimasto come amore latente, inibito, come possibile amore  divenne amore manifesto , divenne bacio,  abbraccio fusione.. E poi per tutta quella notte mentre facevamo l’amore, incantata ho sento nitidamente suonare   una orchestra. La udivo come se provenisse dall’esterno, ma lui non sentiva nulla. Sentivo i violini i i violoncelli e le trombe e i flauti. Un’intera orchestra faceva da sottofondo alle carezze ai baci allo stringersi.  Per esprimersi questo amore doveva trasformarsi incarnarsi in musica. E questo era accaduto.

Quando nella mia casa è entrato l’uomo che io già amavo senza saperlo, che aspettavo senza volerlo,  la  consapevolezza  di questo amore non mi si è presentata in parole in prosa, ma come  una meravigliosa mela, la mela divina delle origini. Ed essa rappresentava  ogni cosa,  il mondo che nasce dall’amore,  il    fiore divino  simbolo  della creazione e della pienezza. E ancora ci furono gli abbracci intensi  ripetuti,  in un entrare  ritmico ripetuto  l’uno nell’alto  fondendosi  e poi musica io stessa che suonavo ed  un intera  orchestra che ci accompagnava. Il  passaggio dallo stato quotidiano allo stato straordinario dello stato nascente, la fuoruscita dal mondo ordinario e l’ingresso nel paradiso  che aveva spalancato le sue porte davanti a noi ci è apparso come la mela divina che fonte di infinita e perenne felicita, non una parola ma un simbolo, non un  elaborato dalla nostra mente quotidiana,   ma dalla parte delle nostra mente che in certi momenti in certi periodi   di grazia  diventa immensamente  più  potente  e capace di vedere di aprirsi, di amare  a  creare e deve usare il linguaggio adatto al suo mutato stato.

Dal di fuori poteva apparire che io stessi solo fuggendo. Ma era diverso per me. Stavo vivendo;  mi ero presa il permesso, senza chiederlo ad alcuno, per la prima volta, di rubare la marmellata e infilare le dita nella nutella. Succhiarle scompostamente, queste dita, leccare le labbra di un uomo che mi desiderava intensamente e che si, mi amava veramente e totalmente. Scoprire il piacere intenso e profondo dell’amore…. tuffarsi in quel piacere senza pensare a nulla, ricordare nulla.  Alcuni mesi dopo l’incantesimo continuava: sfioravo la sua pelle sotto i raggi della luna, era estate. La sua pelle bianchissima vicino alla mia olivastra sembrava fatta di luna a sua volta. Mi domandavo se provenisse da qualche pianeta lontano. Era un uomo così strano in tutto e assolutamente a suo agio nell’amore. E poi gli piacevo tanto, non di quel piacere mentale o ragionato.  Gli piaceva il mio corpo e la mia pelle, il mio odore, le mie risate, la mia interezza, i miei pensieri di colpo seri; le mie contraddizioni, rimaneva incantato a seguire i percorsi delle mie vene sotto la pelle.

Come si può chiamare questo? con una sola parola: vita. Vita piena di vita e ancora vita traboccante di vita. quella vita che talvolta proviamo solo da bambini.

Anch’io del resto ero una bambina come lui: appena ci ritrovavamo da soli, nei posti più impensati dei quali sanno solo gli amanti, mi buttavo su di lui con quell’innocenza e impudicizia che hanno le ragazze selvatiche che non pensano ad apparire belle o all’immagine che l’altro si farà di loro. Era la mia vita, la nostra e questo mi bastava. La mia vita era di sera e questo era tutto. Non mi atteggiavo e non calcolavo. Non cercavo di sedurlo, parola oscena. Noi eravamo come due pianeti uniti da un’energia di cui non sapevamo. Per anni ci eravamo annusati in mezzo a tanta gente.  Per anni avevo sentito che seguiva come un lupo il mio odore. Io sentivo il suo a distanza – si perché lui era un lupo con zampe di lupo e odorato selvatico.

E qui  avviene veramente un mutamento radicale  del tempo. Mentre nella vita quotidiana il tempo è continuo o alternato dalla percezione del suo passare. Io  lo chiamerei a questo  punto il tempo della prosa.   Nell’esperienza estatica della rivelazione  invece  il tempo non fluisce più. Diventa abbraccio danza   o, come nel caso della mela,  vivo nella visione dell’archetipo, del simbolo, del  “numinoso” e poi si esprime  diventando  dominio poetico  e musicale del tempo.

Quell’amore che era nato così, favorito dalla stretta vicinanza della morte durò molto a lungo e dura anche oggi, forse perchè era davvero l’anima gemella, forse perchè  mi ha ridato la cosa più preziosa: mi ha fatto ritrovare la vita. Da sola non sarei riuscita.

 

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Un amore - terza puntata del racconto

Cristina Cattaneo Beretta

Cristina Cattaneo Beretta (ha aggiunto il nome della mamma al suo) (email) Laureata in filosofia ed in psicologia a Pavia, psicoterapeuta, dottore di ricerca in filosofia delle scienze sociali e comunicazione simbolica, ha condotto studi sul linguaggio simbolico e il suo uso terapeutico (Cristina Cattaneo Il pozzo e la luna ed Aracne). Studia le esperienze di rinnovamento creativo e i processi amorosi, approfondendo in particolare il tema della dipendenza affettiva. Ha pubblicato con Francesco Alberoni: L’universo amoroso (Milano, 2017 ed. Jouvence), Amore mi come sei cambiato (2019 Milano, ed. Piemme Mondadori), L’amore e il tempo (Aracne 2020).

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