Perché non abbiamo avuto figli – racconto

25 Febbraio 2020



Perché non abbiamo avuto figli - racconto
donne senza figli

Ci ritroviamo sempre noi tre da una vita, anche adesso che abbiamo più di quarant’anni. Siamo state in cinque o sei nel nostro clan del venerdì sera, poi però alla fine  siamo rimaste noi, quelle senza figli. Abbiamo cercato quasi un’alleanza. O forse con il tempo le altre si sono allontanate perché non potevano, come noi, ritrovarsi tutti i venerdì, senza doversi organizzare per non lasciare soli i bambini. O magari si ritrovano tra di loro, madri: in fondo hanno tanti argomenti in comune. Prima con la faccenda dei pannolini e delle colichette, ora con la decisione su che lingua scegliere alle medie o se è meglio uno sport di squadra o individuale. Poi i loro figli magari giocano tra di loro, possono uscire tutti insieme.

Qualche volta  nei nostri aperitivi è uscito l’argomento “figli”, ovvero ci siamo proprio guardate in faccia chiedendoci come mai non ne avevamo avuti. Abbiamo cominciato a chiedercelo dopo aver compiuto i quaranta.  Non c’era un motivo comune, ognuna aveva il suo.

Io, per esempio, ho cominciato tardi ad avere dei ragazzi. Ho avuto un’adolescenza piena di problemi, crisi di panico, agorafobia, credevo di morire vergine, a trent’anni non avevo mai avuto un ragazzo vero e proprio. Poi, come una ragazzina, ho collezionato delle storie adolescenziali con maschi che non erano più maturi di me. Non avrei mai fatto un figlio con loro, né viceversa. Tra l’altro ho anche trovato un lavoro fisso molto tardi. Adesso frequento una persona che mi piace e che stimo, ma ormai  ho quarantacinque anni, non prendo precauzioni ma credo che ormai sia troppo tardi. Pazienza, non ho mai avuto uno spiccato desiderio di maternità, magari me ne pentirò.

Per Claudia invece non essere diventata madre è proprio un dramma. Tra l’altro i suoi ci tenevano moltissimo, si è anche sposata per questo motivo con una persona di cui non era innamorata. Ma i figli non sono venuti, anzi ha abortito due volte. Poi si è anche separata e non ha più avuto storie serie. Si è come chiusa al mondo maschile, peccato perché è una bella donna, intelligente, ha un buon lavoro; se trovasse l’uomo adatto secondo me sboccerebbe alla vita. Ogni tanto esce con qualcuno, ma si vede che non è convinta. Quando vede un bambino diventa come matta, è di quelle che dice paroline strane, che deforma la faccia per farlo ridere. Credo stia andando in menopausa anticipata, si vede che è in crisi, difatti evitiamo l’argomento.

Franca invece è uno spirito libero, una viaggiatrice, una pazzerella. Ha organizzato la sua vita come se fosse un teatro in cui si cambiano in continuazione scenografie. Una volta è appassionata di corsa a piedi, l’altra di cammini religiosi, poi diventa un’attivista ecologista, è un mulinello di idee e di fantasia. Gli uomini, finora, non riescono a starle dietro, e lei non fa nulla per mediare. C’è da dire che è precaria, a stento si mantiene da sola, non ha nemmeno la macchina e va sempre in bici. Una volta, per ridere, ha detto che voleva fare l’inseminazione artificiale. Magari era seria, magari tutto quel tourbillion di impegni che ha è per coprire l’assenza di un affetto sincero. Poi però ha confessato che qualche volta deve ricorrere ai genitori per pagare qualche bolletta, a quarantaquattro anni. Poi da precaria, se dicesse di aspettare un figlio, la licenzierebbero subito, questo è sicuro.

Così eccoci qui, noi tre. Tra poco scoccheranno i cinquanta, e se vogliamo un figlio dobbiamo fare l’eterologa, ma non credo che la faremo. Io no, perlomeno. MI sembra complicato, poi mettermi in pancia l’ovulo di un’altra, non so…sono già gelosa di questa seconda mamma. Secondo me nemmeno Claudia, che ha già abortito e ha il terrore che le ricapiti. L’unica è Franca, sempre che la assumano a tempo indeterminato.  In ufficio da me vedo che nella nuova generazione sta tornando la voglia di far figli, già due colleghe in maternità per la seconda volta. Ci vuole coraggio in questa società così complessa, ma ce ne voleva anche ai tempi di guerra, mi dicono.

Io non ho particolari rimpianti, ho un buon lavoro, e ho una vita ricca di stimoli, anzi spesso mi chiedo se un figlio non mi avrebbe ostacolato la vita. Forse ora sì che ho una nuova storia, che la sto coltivando. Magari avrei dovuto fare un figlio quando ero più giovane. Ma con chi? Se non avevo possibilità di incontri, se non avevo un lavoro. Insomma, è un gran casino, è sempre stato un gran casino per la mia generazione. Meno male che mia madre non ha mai avuto la smania di diventare nonna, anzi, considerando gli orari che faccio ora al lavoro, le avrei dovuto delegare quasi tutto e lei comincia a perdere colpi, poi ha tanto lavorato nella sua vita, merita di riposarsi un po’. Perché poi gli asili costano da matti, questo me lo dicono le mie colleghe.

Insomma lo stato non è che ci abbia aiutato tanto a deciderci a fare un figlio. Non che mi senta in colpa, siamo anche troppi al mondo, ma qui in Italia i giornali cominciano a dire che tra poco saremo tutti vecchi. Speriamo che qualche volontario mi venga a trovare in casa di riposo, che poi mi vengono anche di queste idee. Meno male che Franca dice sempre che andremo tutte in una casa al mare e ci faremo un badane super sexy, un badante norvegese, bello come Thor, e chisseneimporta di tutto, di quello che alcuni pensano di noi, che siamo egoiste,  che siamo imperfette. Adesso basta con le tristezze, meno male che ho un nuovo uomo splendido. L’avessi incontrato anni fa forse un figlio…chissà…

Condividi questo articolo

Perché non abbiamo avuto figli - racconto

Giusy Cafari Panico

Giusy Cafari Panico (email), laureata in Scienze Politiche a indirizzo politico internazionale presso l’Università di Pavia, è studiosa di geopolitica e di cambiamenti nella società. Collabora come sceneggiatrice con una casa cinematografica di Roma, è regista di documentari e scrive testi per il teatro. Una sua pièce: “Amaldi l’Italiano” è stata rappresentata al Globe del CERN di Ginevra, con l’introduzione di Fabiola Gianotti. Scrittrice e poetessa, è direttrice di una collana editoriale di poesia e giurata di premi letterari internazionali. Il suo ultimo romanzo è “La fidanzata d’America” ( Castelvecchi, 2020).

ARTICOLO PRECEDENTEPROSSIMO ARTICOLO
Back to Top