Alma, che amava l’amore

28 Agosto 2019



Alma, che amava l'amore
Alma, che amava l'amore

Alma Schindler era una delle ragazze più belle e intelligenti della Vienna dell’inizio del XX secolo, ci dicono le cronache. Sapeva suonare impeccabilmente il pianoforte dall’infanzia, sapeva comporre, amava la musica e tutte le arti. Leggeva Nietzsche, si dilettava con la poesia e partecipava ai salotti culturali più importanti del suo tempo.

Ogni sera partecipava ad un ballo o a un evento, e il mattino successivo la sua camera era invasa da centinaia di fiori che i suoi numerosi spasimanti le inviavano. Le furono attribuiti flirt con alcune personalità del suo tempo – ad esempio con Klimt. Ma fu solo quando conobbe Gustav Mahler, un uomo di vent’anni più anziano di lei, direttore dell’Opera di Vienna, un genio irrequieto dallo sguardo dolcissimo e al culmine del prestigio, che lei comprese di aver trovato qualcuno con cui vibrare alla stessa altezza. Perché in Gustav trovava unite le sue due grandi passioni della vita: l’amore e la musica.

Si conobbero ad una cena tra pochi intimi, lei sapeva chi fosse e ne era incuriosita: Mahler era un uomo schivo che non partecipava mai ad eventi mondani e fuggiva dalla porta laterale del teatro subito dopo la fine dei concerti per non dover intervenire a cene e perdere del tempo prezioso che invece voleva dedicare alla composizione della sua musica.

Quando Mahler si presentò alla sua porta il giorno successivo, in lei era già scattata un’infatuazione divistica e quando iniziò a corteggiarla, lei non ebbe dubbi sul suo destino.

Ma, prima del fidanzamento ufficiale, lui le scrisse lunghe lettere, nelle quali esponeva con estrema chiarezza e lucidità che cosa si aspettava da lei: avrebbe dovuto “eliminare tutte le superficialità, tutte le convenzioni, tutte le vanità e gli abbagli – devi darti a me incondizionatamente, ogni aspetto della tua vita futura in tutti i dettagli dovrà essere subordinato interamente ai miei bisogni e non dovrai desiderare altro che il mio Amore!”. Sottolineava, inoltre, la richiesta più difficile da accettare per Alma, che aveva sempre sognato di diventare una compositrice: “È possibile per te, d’ora in poi, guardare la ‘mia’ musica come la tua? (…) credi di dover lasciare qualcosa di così indispensabile della tua vita, se rinunciassi completamente alla tua musica per godere e far parte della mia?”

Alma, forse per amore, forse per ingenuità, accettò tutte le condizioni, lusingata di divenire la Musa ispiratrice del grande genio.

Si sposarono e rimasero insieme fino alla morte di lui, avvenuta circa dieci anni più tardi. Come promesso, Alma abbandonò la sua musica per dedicarsi anima e corpo a quella del marito, per trascriverne le composizioni in bella copia, sostenendolo e incoraggiandolo a comporre, programmandogli la quotidianità perché nulla lo disturbasse o lo infastidisse mentre era al lavoro. Alma si donava interamente a Gustav, mentre Gustav si donava interamente alla sua ossessione. “A volte odio la mia musica (…) Perché mi tiene lontano da te. Ma non posso fare diversamente. Lei è semplicemente più forte di me”.

Lui, infatti, le dedicava poco tempo e non era un amante molto passionale. Inoltre sembra che fosse irascibile, narcisista, egocentrico e spesso intrattabile. E tutto questo, a lungo andare iniziò a creare delle crepe nel loro amore. Passavano gli anni, e nonostante le trasferte in America e i riconoscimenti internazionali di Mahler, Alma, sempre più malinconica e insofferente, si ammalò di “nervi”.

L’estate del 1910, che trascorse a Tobelbad, nei pressi di Graz per una cura olistica, segnò il suo ritorno alla vita. Conobbe il giovane e passionale architetto Walter Gropius, tra i futuri fondatori del Bauhaus, con il quale, durante le lunghe passeggiate sui monti, si sentì travolgere da una ondata di energia pura, dalla voglia di vivere, dal desiderio di sentirsi amata. Non aveva mai ceduto a flirt durante il matrimonio (secondo i suoi diari), ma con Gropius venne tutto naturale: i discorsi, le carezze, il sesso. Finalmente si sentiva amata, perché Gropius era pazzo di lei.

L’incontro con Gropius le fornì l’occasione per evadere dalla cupa monotonia del suo matrimonio e di sentirsi follemente desiderata e amata. Per lei fu una vera e propria rinascita, in cui potè esprimere la parte più viva e repressa di se stessa. Ma alla fine scelse di restare con Mahler.

Questo tipo di comportamento si riscontra in altre donne sposate ad un marito famoso e che tengono molto all’onorabilità sociale. Un amore divistico, in cui domina la componente convenzionale. E anche se incappano in un vero innamoramento, non hanno il coraggio di viverlo fino in fondo. Preferiscono portare avanti la relazione da amante, in modo discreto e riservato.

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Federica Fortunato

Sociologa e professional coach. Collabora dal 2000 con l’università IULM, ha tenuto corsi presso l’Università Statale degli Studi negli insegnamenti ad indirizzo sociologico e ha collaborato con il Politecnico di Milano. Nel corso degli anni ha partecipato a numerose ricerche universitarie, con l’ISTUR presso committenti privati e istituzionali, con il Centro Sperimentale di Cinematografia e presso realtà aziendali italiane nel settore del lusso.

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