Andrea che ha 6 fratelli tutti diversi

13 Gennaio 2020



Andrea che ha 6 fratelli tutti diversi
Andrea che ha 6 fratelli tutti diversi

Cosa si intende per “famiglia estesa”? All’interno del sistema patriarcale la famiglia era di solito numerosa: si univano due linee genetiche (quella della sposa e dello sposo) e davano origine a una discendenza che portava il nome paterno. Per sapere chi era Davide, gli chiedevi il cognome e sapevi già collocarlo.

Oggi quando viene a casa un compagno di tuo figlio, immaginiamo che si chiami Andrea, ti può raccontare di avere sei fratelli.  Ma quando inizia a spiegare, ti parla di uno  appena nato,  la mamma lo ha avuto da Cesare, il nuovo compagno. Suo padre, invece, nel frattempo, ha un’altra compagna, Maria e  due gemelline di 3 anni. Ma anche il patrigno di Andrea ha già un figlio, Giulio, di 9 anni e Rosa di 8.  via dicendo.  Per sapere chi è Andrea, non puoi partire dai nonni, ma solo da Andrea e seguire le linee che si intersecano in un complesso reticolato. Inoltre lui e i suoi fratelli non vivono la stessa realtà.

Allora immaginiamo il tempo di questi bambini. Qual è il tempo della famiglia? Andrea ti racconta che sta un po’ con la madre che non gli dà i dolci, un po’ col padre, però lui e la sua compagna sono indaffarati con le gemelline e lo mettono davanti alla tv  e lui ne approfitta per mangiare dolcetti di ogni tipo. Quando è dal il patrigno e i suoi due figli con i quali litiga sempre e spesso le prende, è costretto a mangiare vegano, perché è così che cucinano in quella casa. Il suo tempo migliore? Quello che passa a  scuola, a karatè, in piscina, a musica. Non dobbiamo dimenticare che a loro volta i nonni possono avere un nuovo compagno (che non è il nonno del bambino)  e che quando entrambi i genitori hanno una nuova famiglia e nuovi figli la rete di relazioni si allarga e si complica. In sostanza ci si trova a destreggiarsi tra relazioni più eterogenee e instabili. Vi sono anche problematiche giuridiche. Chi ha titolarità a ritirare il bambino da scuola, o a entrare in ospedale e parlare con i medici?  Forse per questo motivo, questo nuovo assetto ha mantenuto  il suo perno nel rapporto madre figlio (o un po’ meno frequentemente, padre figlio).

La famiglia moderna è allora matriarcale?

L’attuale famiglia moderna, come è uscita dalla crisi del patriarcato, dalla introduzione del divorzio e dalla liberazione emotiva e sessuale, non è diventata matriarcale, che avrebbe dato un principio uguale e opposto, ma è diventata un reticolo incerto. A ben vedere vi sono molte famiglie di stile matriarcale in grande aumento. Il loro modello è diffuso da sempre in Sudamerica. Più che famiglie matriarcali si tratta di  famiglie costituite dalla sola madre con uno o più figli avuti da padri diversi.  Un uomo diventa il compagno della madre per un certo tempo e poi se ne va. Per cui è la madre a fare il padre e la madre, appoggiandosi eventualmente alla sua famiglia di origine.

Queste strutture, come possiamo ben immaginare, sono molto instabili. Devono essere tutti molto bravi a relazionarsi, equilibrati e aiutarsi. Più bravi che nella famiglia tradizionale, dove uno poteva rifugiarsi nel ruolo. Forse per questo sono più frequenti le unioni nelle quali non nascono figli, ci si ferma alla coppia. Il che significa minore complessità, ma anche meno bambini.

La famiglia che non c’è più

In passato si sposavano un uomo e una donna che avevano come intenzione avere dei figli. Date le regole dell’esogamia i due coniugi venivano da due cappi genetici diversi che erano come due fiumi che si riunivano nella famiglia coniugale e qui tanto la donna che i figli prendevano il cognome del maschio. Lo stesso era avvenuto nei loro genitori in ciascuna linea genetica. Quello che veniva tramandato perciò era il cognome del nonno, del bisnonno, dell’antenato. I figli della coppia nucleare si trovavano a riunire due line genetiche e riconoscevano i nonni e gli zii della propria linea genetica come dell’altra. Se poi i due genitori avevano diversi figli, tutti si trovavano nella stessa condizione in quanto fratelli e tutti riconoscevano un nonno e una nonna paterni, un nonno e una nonna materni, degli zii, cugini. Il nome era del maschio ma tutti si sentivano legati allo stesso modo. I due fiumi avevano unito le loro acque e monte e non si potevano più distinguere le componenti originarie. Erano tutti un’unica famiglia. Questa era la famiglia estesa del passato. Era sempre riconoscibile dal cognome del nonno, formalmente simbolo dell’autorità, anche se il potere lo avevano le nonne e le bisnonne.Questo tipo di famiglia non si costituiva attorno al figlio o ai figli. Pur essendo il naturale obiettivo della famiglia, essa esisteva prescindendo da loro che, nascendo vi entravano nella casella predisposta.

La nuova famiglia estesa

La nuova “famiglia estesa” invece si costituisce attorno ai figlio o ai figli. Si delinea, cioè, a ritroso, a partire dal bambino. Partiamo anche qui dalla famiglia coniugale formale o informale. Immaginiamo un uomo e una donna che “si mettono insieme” e hanno uno o più figli. Ciascuno di loro oggi può essere reduce da un divorzio o una separazione, avere figli con un partner da cui si è separato e averne altri da quello attuale. Ciascuno di loro, pertanto, si è separato come individuo ma ha ancora in comune con il precedente partner i figli avuti con lui, mentre è unito al nuovo partner dal rapporto sentimentale e dai figli. Quando il rapporto si scioglie, continuano a restare uniti attraverso i figli che condividono. È nel loro bambino che confluiscono le linee genetiche che a loro interessano, ma non sono più riconoscibili a monte due grandi fiumi che si sono uniti nei discendenti, ma è come una serie di arterie autostradali con entrate, uscite, ramificazioni.

le relazioni nella famiglia estesa

Il bambino della famiglia estesa ha certo anche lui dei nonni materni e dei nonni paterni. E in genere può essere in rapporto con loro. Ma tale rapporto non c’è sempre e non è scontato.  Per il bambino non è un dovere, come lo era un tempo, tenere il rapporto con i nonni. Ma anche i nonni si sentono meno investiti dal compito di aiutare i genitori nell’allevamento del figlio.

Il bambino poi, può avere rapporti col vecchio partner della madre e del padre come coi fratellastri, ma questo può avvenire solo su base volontaria o per elezione: di solito sono rapporti che si stabiliscono nell’infanzia e poi svaniscono col passare del tempo. Come possiamo considerare questo insieme di persone? Non una è una famiglia genetica e in realtà non è nemmeno una comunità, anche se vi sono certamente dei legami di sangue, perchè i loro rapporti sono volontari e vengono continuati o interrotti a piacimento. Questa famiglia estesa la vedi solo guardando il bambino e ricostruendo a ritroso la sua storia. Abbiamo dunque un insieme di persone che resta in rapporto in relazione al bambino e resta unita finché è bambino o finché ne ha bisogno, ma anche sino a quando ognuno di loro è disponibile.

Ci vogliono maggiori capacità

Gestire un gruppo di persone di questo genere che sono accomunate da una tale variabilità e da legami deboli è molto faticoso e possono facilmente nascere situazioni conflittuali. Un insieme di questo genere va gestito con grande intelligenza, richiede un grande lavoro, una grande creatività per rivitalizzare e rendere gradevoli i rapporti. Occorre anche una agiatezza economica perché dove c’è povertà tutto si fa più difficile, possono crescere le dispute, i conflitti, soprattutto dove si modifica in modo significativo la situazione economica dei coniugi dopo il divorzio. Abbiamo assistito al diffondersi di famiglie allargate negli ultimi decenni, dopo l’introduzione del divorzio e la voglia di sperimentare nuove forme di famiglia. Oggi queste realtà tendono a diminuire e nella generale diminuzione delle nascite,  si inserisce la constatazione della difficoltà a gestire insiemi così complessi e instabili.

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Cristina Cattaneo Beretta

Cristina Cattaneo Beretta (ha aggiunto il nome della mamma al suo) (email) Laureata in filosofia ed in psicologia a Pavia, psicoterapeuta, dottore di ricerca in filosofia delle scienze sociali e comunicazione simbolica, ha condotto studi sul linguaggio simbolico e il suo uso terapeutico (Cristina Cattaneo Il pozzo e la luna ed Aracne). Studia le esperienze di rinnovamento creativo e i processi amorosi, approfondendo in particolare il tema della dipendenza affettiva. Ha pubblicato con Francesco Alberoni: L’universo amoroso (Milano, 2017 ed. Jouvence), Amore mi come sei cambiato (2019 Milano, ed. Piemme Mondadori), L’amore e il tempo (Aracne 2020).

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