Andreotti rispondeva a tutte le lettere

23 Marzo 2019



 Andreotti rispondeva a tutte le lettere
 Andreotti rispondeva a tutte le lettere

Andreotti è l’emblema del politico che ha dominato la scena sino a tarda età, senza farsi logorare mai, indebolire mai. Ha proseguito per la sua strada imperterrito senza farsi sedurre dal successo, tentare dal denaro, piegare da un difficile processo; indifferente a un certo fascino femminile che tanti guai ha causato nella storia a molti uomini mentre erano al comando, era lucido freddo, calcolatore, gran negoziatore. Era anche un grande scrittore. Trasmetteva l’immagine di un uomo capace di un immenso autocontrollo, capace di tenere saldamente il potere e  gestirlo. Andreotti non fu certamente l’unico politico ad avere questo stile ai tempi della prima repubblica, ma certamente tra tutti è stato il più stabile, il più forte e il più attaccato.

 

Nel giro di pochi decenni la figura del politico è completamente cambiata. La politica come professione è stata via via sminuita, denigrata, condannata. Si pensa che uno che fa politica per professione, sia uno che non lavora e molte volte che è uno sfruttatore, un ladro, un corrotto. L’attività di uno come Andreotti, il suo lavoro di statista, di costruzione di un apparato statale, di un progetto nazionale, la dimensione creativa necessaria alla politica non vengono neppure più comprese.

Il nuovo corso iniziò dall’opera di mani pulite, che rappresentò una cesura distruggendo in pratica per via giudiziaria un intera classe politica, Dc, Pri Pli, Psi, Psdi. I grandi partiti sono scomparsi con l’eccezione del Partico Comunista che ha iniziato una profonda trasformazione interna diventando il Partito Democratico. Si sono alternate coalizioni di sinistra – Prodi e di destra – Berlusconi, poi con la recessione mondiale anche questo sistema è saltato. Siamo entrati in una nuova fase in cui abbiamo visto delinearsi la figura di politici che ascendono velocemente nel gradimento delle persone ma sono esposti alla perdita del consenso. Che può essere rapidissima e definitiva. E questo suona strano perché, mentre in passato i governi e le coalizioni erano molto instabili e i politici invece stabilissimi, oggi abbiamo una legge elettorale che dà ai governi una stabilità che può rivelarsi superiore alla fiducia che gli elettori, nel tempo, sono disposti ad accordare.

Anche i progetti di governo sono da fare subito, in tempi brevi, non hai tempo per un progetto di grande respiro su cui riflettere veramente, non puoi ampliare il campo, magari sentendo i veri grandi esperti. La rapidità richiede che non vi sia alcuna esitazione, mentre se inizi ad approfondire aumentano i dubbi.

E gli elettori di oggi sono capricciosi e volatili, non si fidano dei loro rappresentanti; ma anche i politici non si fidano di loro. Temono che cambino idea, che gli voltino le spalle.

E oltre al cambiamento della tipologia dei politici ai più alti livelli sono molto cambiati i rappresentanti locali. Si ha l’impressione che il singolo politico non si senta legato al proprio elettorato, al proprio bacino elettorale, non senta, di conseguenza, un dovere di rappresentare la sua gente. Forse non sa neppure chi sia la sua gente.

I politici della prima repubblica sentivano l’obbligo morale di dimostrare in ogni modo che il loro ruolo era di rappresentare il proprio elettorato. Promuovevano l’idea del potere come servizio verso la cosa pubblica.

 

Andreotti rispondeva a tutte le lettere, e così faceva ogni rappresentante politico. Vi era sempre un ufficio a cui rivolgersi, una segreteria a cui telefonare, un gruppo di segretari, il cui lavoro era leggere le lettere,  cercare – se possibile – di andare in aiuto, fornire un’intercessione. Al peggio, chi scriveva riceveva un’educata risposta. Quando il politico poteva fare qualcosa, riteneva una manifestazione del suo potere farlo. Anche un suo dovere. Era il suo lavoro. Così facendo consolidava il rapporto, consolidava il suo potere e al contempo si assicurava la fiducia del suo elettore per il futuro. Chi gli scriveva era dalla sua parte, si rivolgeva a lui.

Il volto dei politici oggi è molto cambiato. Ti è consentito vederli in tutte le pose sui social, di sapere cose molto intime sulla loro vita privata.

Hai l’impressione che le distanze si siano accorciate, azzerate. Non sono più la casta di un tempo, sono persone normali e ci tengono a fartelo sapere. Inoltre sorridono sempre, a differenza dei politici degli anni settanta, sempre accigliati, sempre impegnati a risolvere gravi problemi.

Ma la gente confusamente avverte che c’è una sproporzione tra la grandezza dei problemi che vi sono a livello mondiale e sono immensamente più lontani e forse anche meno consapevoli della loro responsabilità. Ogni rapporto con loro è evaporato.  Che non ti venga in mente di cercare un rapporto con loro, di rappresentare un problema, di chiedere un aiuto. Non devi cercare neppure di conoscerli. In effetti oggi diventi assessore regionale o ministro con una manciata di preferenze.

Per questo i politici oggi hanno la sensazione di non dovere nulla ai propri elettori. Anche se siedono sulle stesse poltrone e le loro decisioni si riversano sulla vita delle persone,  per le azioni e spesso per le omissioni.

Essi sono in generale molto occupati a tener testa all’elettorato umorale e capriccioso dei social.  La cosa pubblica sembra sia diventata qualcosa di evanescente, il futuro di cui si occupano difficilmente supera i pochi mesi.

Sono alle prese, inoltre con una burocrazia spaventosa e con poteri immensi. E tanto più sono in difficoltà tanto più sorridono rassicuranti.

Talvolta ho nostalgia di quei politici che vedevo alla tv da ragazzina che non ridevano mai.

Andreotti una volta disse che aveva ritenuto suo compito portare la lavatrice in ogni famiglia anche se le donne forse non sapevano minimamente quanto avrebbe loro cambiato la vita.

Condividi questo articolo

 Andreotti rispondeva a tutte le lettere

Cristina Cattaneo Beretta

Cristina Cattaneo Beretta (ha aggiunto il nome della mamma al suo) (email) Laureata in filosofia ed in psicologia a Pavia, psicoterapeuta, dottore di ricerca in filosofia delle scienze sociali e comunicazione simbolica, ha condotto studi sul linguaggio simbolico e il suo uso terapeutico (Cristina Cattaneo Il pozzo e la luna ed Aracne). Studia le esperienze di rinnovamento creativo e i processi amorosi, approfondendo in particolare il tema della dipendenza affettiva. Ha pubblicato con Francesco Alberoni: L’universo amoroso (Milano, 2017 ed. Jouvence), Amore mi come sei cambiato (2019 Milano, ed. Piemme Mondadori), L’amore e il tempo (Aracne 2020).

ARTICOLO PRECEDENTEPROSSIMO ARTICOLO
Back to Top