Carlo Calenda, la passione prima di tutto

29 Luglio 2020



Carlo Calenda, la passione prima di tutto
Calenda inlibro cuore

Una delle figure inconsuete nel nostro panorama politico è Carlo Calenda, a cui abbiamo fatto una lunga intervista, più incentrata sull’uomo le passioni, i valori.

Buongiorno Calenda, come è stata la sua infanzia?

vengo da una famiglia numerosa e matriarcale. La mamma e la sua famiglia lavoravano tutti nel cinema (Calenda è figlio di Cristina Comencini. la parte paterna tutta dalla parte dello stato, dell’amministrazione pubblica).

Mio nonno era diplomatico e il bisnonno avvocato generale dello stato mio  padre economista.

E lei poi ?

Io ho scelto la terza via, l’azienda e poi ho iniziato a far politica.

Perché?

Perché mi sono appassionato molto alla storia e alla politica e l’ho sempre seguita, poi sono entrato in confindustria e  mi sono appassionato allo stato e all’idea che sia governabile.

È vero sembra che lo stato sia ingovernabile.

Il suo tema è la gestione vero?

Si io ritengo che la gestione sia la cosa più importante. Mentre in Italia tutto diventa confronto ideologico, ma poi devi gestire.

Quali esempi positivi vede intorno a se?

Vedo coloro che hanno gestito. Gori, Sala, Bonaccini si sono misurati sull’esperienza amministrativa.

Ma sono situazioni rare, perché il governo diventa appannaggio di politici puri. Una separazione che deriva dalla storia dell’Italia che si confronta sulle ideologie e mai sui fatti.

Il governo Monti  era un governo di tecnici però?

Il problema vero di quella esperienza è che era fatta da professori, mondo importantissimo che dà spunti e idee, ma serve la gestione e la trasformazione di strutture complesse e questa la può avere chi ha gestito delle cose. È una forma mentis differente, quello che teoricamente giusto devi anche trovare il modo di attuarlo.

 In  cosa crede maggiormente?

Credo nella passionalità e diffido delle persone che non ce l’hanno. Coloro che non sono coinvolti nelle cose sono persone aride.

Quindi per lei il valore è il cuore?

Si esatto.

E poi in cosa crede?

Credo nel principio della gloria pubblica, chi  ha auto successo nella vita privata alla fine dovrebbe cercare la gloria pubblica. Detto in altre parole, chi ha successo nel privato deve cercare di fare il bene per il paese. E’ sia la risposta alla ricerca di senso, sia la ricerca di fare qualcosa che rimane. L’idea di poter dire che rimanga l’  aver fatto delle cose importanti per il paese. È la ricerca di un’ affermazione di natura reputazionale e di saldatura col percorso di vita.

Ma negli ultimi trent’anni, sostanzialmente dopo mani pulite si è diffusa la concezione opposta alla sua. Infatti, se uno ha una buona reputazione perché ha fatto bene nel suo lavoro, si dice: perché rischiare di rovinarmi la reputazione facendo politica?

Si è vero. E così a fare politica restano i politici ed essa appare un’arte arcana. E così sembra che se se tu non sei nato politico puro non puoi affermare la tua idea. È un settore lasciato ai mediocri. Ma io la penso diversamente e quindi faccio politica.

Secondo lei c’è un problema del nord?

Oggi c’è un problema del nord, ci sono due problemi, del nord e del sud e sono collegati. Penso  che il federalismo abbia fatto male al sud più che al nord - la mala amministrazione . E sarei per dare più potere alle regioni che gestiscono bene.  Anche il ruolo del comune è importante e andrebbe valorizzato.

Cosa propone?

Una cosa rimasta inascoltata sino ad ora. Ho chiesto che i soldi sulle aree di disagio vengano dati ai comuni, 6, 7 miliardi che sono tutti fermi che vengano dati per gestire l’apertura delle scuole e aiutare le persone nelle aree di disagio.

Calenda, cos’è per lei la famiglia?

Tutto. Io sono un “ family man”, fidanzato con le stessa donna da quando avevo 18 anni. Quando mi stacco dal lavoro sto con i miei figli, se avessi potuto ne avrei avuti altri. La prima figlia l’ho avuta a avuta a 16 anni, ora è grande è a Parigi e fa la fotografa. Ho altri  tre figli  di 14, 11 ,7  con mia moglie Violante.

Lei e stato dirigente, che vantaggio le dà?

L’attenzione per la gestione. Un provvedimento deve essere disegnato sapendo quello che puoi fare, altrimenti è frutto di un ragionamento astratto e irrealizzabile. Le leggi oggi sono figlie di provvedimenti ideologici . Tutto è ideologico. Bisognerebbe vedere se ci sono le clausole.

Cosa pensa della classe dirigente?

La classe dirigente è molto poco in contatto con quello che succede. Studia poco, legge poco, non sa cosa accade nel resto del mondo, non riflette, sono morali, ma sempre fattuali o politici.

E poi stanno tra di loro. Lei ha dimostrato di avere coraggio e di non cercare una sponda quando è uscito dal Pd. Ha fatto una scelta senza preoccuparsi delle conseguenze.

I grillini sono l’opposto di quello in cui io crede. Avevo già detto che se avessero fatto questa alleanza me ne sarei andato. Ma molti altri lo dicevano.

Solo che gli altri sono rimasti.

Chi sono i suoi nemici ?

Credo nell'onore delle armi. Nella politica italiana l’avversario è sempre un fascista o un comunista ed è il peggiore di tutti i mali. Non è un avversario. Non si conosce l’onore delle armi. Poiché dall’altra parte c’è il supposto fascista, tutto è giustificabile.

Lei si trova al centro del sistema politico, cosa intende fare per rafforzarsi?

Non è il lavoro di rappattumare tutto quello che c’è sui media, sul territorio, non credo tanto a un accordo con Renzi o forza Italia, ma mi rivolgo agli elettori. La cosa che è cambiata veramente da quando ho lasciato il Pd è che chi arriva alle presentazioni sono molto più giovani. Cerco di dare un messaggio trasversale , un patto tra tutti su istruzione e sanità.

Il suo peggior difetto?

Il rischio di sembrare arrogante, essendo passionale, rischio di apparire violento, perchè non resto freddo davanti alle cose, ma mi coinvolgo anche emotivamente e affettivamente.

 

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Cristina Cattaneo Beretta

Cristina Cattaneo Beretta (ha aggiunto il nome della mamma al suo) (email) Laureata in filosofia ed in psicologia a Pavia, psicoterapeuta, dottore di ricerca in filosofia delle scienze sociali e comunicazione simbolica, ha condotto studi sul linguaggio simbolico e il suo uso terapeutico (Cristina Cattaneo Il pozzo e la luna ed Aracne). Studia le esperienze di rinnovamento creativo e i processi amorosi, approfondendo in particolare il tema della dipendenza affettiva. Ha pubblicato con Francesco Alberoni: L’universo amoroso (Milano, 2017 ed. Jouvence), Amore mi come sei cambiato (2019 Milano, ed. Piemme Mondadori), L'amore e il tempo (Aracne 2020).

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