I limiti della scienza

27 Gennaio 2021



I limiti della scienza
I limiti della scienza

La nascita della scienza

Oggi siamo convinti di essere in un’epoca di incredibili scoperte scientifiche, ma potrebbe anche non essere vero. Siamo certamente al centro di straordinari progressi tecnici; ma i paradigmi della scienza sono stati gettati fra XIX e l’inizio del XX secolo. Anche le equazioni di Einstein e la teoria dei quanti di Plank sono dell’inizio del secolo. La teoria genetica, anche senza alcuna evidenza istologica dei cromosomi, era stata completata da Mendel.

Era questa un’epoca in cui gli scienziati provenivano da un ceto sociale colto ed agiato, per cui avevano la possibilità di cercare il sapere per il sapere e non per uno scopo pratico, economico. Le università del periodo erano ancora comunità di studiosi che si sceglievano fra di loro. Erano i professori che chiamavano i colleghi a occupare una cattedra vacante.

Questo ceto sociale colto e agiato oggi non esiste più.  Manager e ricercatori (chiamati addetti alla ricerca) stipendiati dalle università perché insegnino (teacher) o dalle grandi imprese per fare profitti lo hanno sostituito.

La ricerca scientifica oggi

Mentre gli studiosi di quell’epoca inventavano i propri progetti seguendo la loro vocazione personale, il ricercatore stipendiato di solito realizza progetti decisi o approvati da altri. Il processo di ricerca oggi è immensamente facilitato e riccamente finanziato, ma la struttura della programmazione è restrittiva.

Nel progetto di ricerca devi indicare con precisione l’obiettivo che vuoi raggiungere e gli step attraverso i quali arrivarci. Gli obiettivi dei bandi di ricerca sono stabiliti perchè giudicati utili e raggiungibili, e perciò rimangono entro i limiti del paradigma dominante.

Diventa sempre più rara la scoperta frutto del caso, di un improvviso insight che porta a riformulare il problema in termini diversi. Il grande scienziato è sempre uno straniero che vede le cose in modo differente dagli altri. E spesso sono le influenze esterne a stimolare le invenzioni.

Scienza e mutamento sociale

Perché ci fosse la fioritura del rinascimento italiano è stato necessario l’arrivo della cultura bizantina e lo shock della guerra per Costantinopoli. L’esplosione della scienza nel XVIII e nel XIX secolo è il frutto del radicale mutamento sociale e culturale dovuto all’Illuminismo e alla rivoluzione francese. In un mondo in cui viene spazzata via la religione coi suoi presupposti dogmatici e la mente diventa libera di esplorare strade fino ad allora precluse.

Molti pensano che oggi la globalizzazione abbia un effetto analogo e ci sia un’immensa fioritura scientifica. Può darsi che questo avvenga. Per ora quel che vediamo è un’immensa crescita tecnologica che spesso viene presa per scoperta scientifica. Ma non è la grande scienza. È straordinariamente aumentata la ricerca finalizzata e si è ridotta quelle libera e spontanea.

Vedremo cosa ci dirà il futuro.

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I limiti della scienza

Francesco Alberoni

Laureato in medicina, ordinario di Sociologia a Milano. Ha studiato il divismo L’elite senza potere (1963) ed è stato il fondatore della sociologia dei consumi in Europa: Consumi e società (1964). È il maggior studioso dei movimenti collettivi Movimento e istituzione (1977) e Genesi (1989), è il pioniere degli studi sull’amore: Innamoramento e amore (1979) tradotto in trenta lingue, un tema che ha continuato ad approfondire con L’amicizia (1984) l’Erotismo 1986) Ti amo (1996) Sesso e amore (2006) L’arte di amare (2012) Amore e amori (Edizioni Leima, Palermo, 2016). Con Cristina Cattaneo ha pubblicato L’universo amoroso (2017), Amore mio come sei cambiato (2019) e L’amore e il tempo (2020).

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