La formazione continua

31 Gennaio 2021



La formazione continua
La formazione continua

La formazione Continua

Gli esperti che  concepirono l’idea della formazione continua avevano previsto un bisogno che sarebbe andato accrescendosi nel tempo.

L’insegnamento ottenuto a scuola, infatti, non è più sufficiente per mantenere e accrescere la performance professionale. La società cambia e occorre imparare continuamente nuove nozioni. L’evoluzione delle tecnologie costringe a un continuo apprendimento degli strumenti necessari per qualsiasi attività.

Pensiamo alla firma digitale, alla fattura elettronica, che sono richiesti alle grandi aziende come al piccolo artigiano. E vi è il bisogno di restare sempre aggiornati nel proprio campo.

Vi sono, tuttavia, lavori dove è soprattutto l’esperienza a far progredire, il continuo perfezionamento nel proprio ambito e questo è il caso di molti lavori artigianali.

La concorrenza internazionale

Ora con l’estensione del mercato la concorrenza internazionale ha messo in difficoltà molti settori e le imprese che utilizzano questo tipo di competenze.

Ad esempio lo scorso anno è emerso il caso della Conegliano, una delle più pregiate manifatture italiane nel campo dei vestiti da uomo.

L’azienda era rimasta senza liquidità a causa del Covid e non aveva il denaro per comprare le materie prime. Aveva gli ordini, ma non poteva fare i vestiti perché non aveva i tessuti. Se si guardasse il loro problema dal punto di vista finanziario, diversi economisti sentenzierebbero che la Conegliano andrebbe chiusa, non aiutata. E che gli artigiani, attraverso la formazione permanente, troverebbero una nuova occupazione in un settore più moderno e dinamico. Ma quale settore giovane e dinamico si apre a un sarto che sa fare vestiti da uomo tra i migliori al mondo? No, troverebbero solo un lavoro dequalificato e la nostra industria perderebbe competenze preziose.

La formazione deve ampliare ciò che si sa: il caso di Giovanni

Vediamo ora due casi. Il primo è Giovanni, che aveva un piccolo ristorante e ha dovuto chiudere. Come disoccupato gli hanno proposto un corso di paghe e contributi. Ma lui non aveva alcuna familiarità con l’uso del computer e dei programmi informatici. Ha fatto il corso, ma è stato un insegnamento superficiale e non ha trovato lavoro in quel settore.

L’idea che potesse essere facile, per lui, passare dal suo ristorante alle paghe e contributi, non ha certo favorito la sua mobilità professionale.

Giovanni ha  trovato poi lavoro come custode di una proprietà. Non era quello che avrebbe immaginato, ma non  si è perso d’animo e giorno dopo giorno ha esteso la sua cura, ha imparato a occuparsi di tutto: a potare le piante e curare il  giardino, a tenere la casa organizzata e pulita ed essendo un bravo cuoco è diventato indispensabile e apprezzato ogni giorno, utile anche quando vengono dati ricevimenti. Ha superato la crisi ed è contento di sé. Ma se ci pensiamo tutte queste competenze sono  passate per un’applicazione in cui Giovanni, abituato a gestire la sua attività, ha orientato il suo lavoro.

Il caso di Paolo

Paolo, invece, è un esperto sarto: bravissimo nel fare i modelli, nel taglio degli abiti. Ciò che sa ha richiesto anni di ripetizioni e di lavoro. Due anni fa ha dovuto chiudere per la concorrenza e gli hanno proposto di fare dei corsi per imparare dei programmi informatici oppure per diventare pizzaiolo. Ma lui è andato in crisi. Si è disperato pensando che tutto quello che sapeva – le sue competenze – sarebbero andate perdute. Durante il Covid ha iniziato a consegnare pacchi a domicilio, ma si rende conto che fare il rider non è la sua vita.

L’esperienza di Paolo dimostra che un artigiano, se è costretto dalle circostanze a cambiare lavoro, spesso  trova lavori meno specializzati e gradualmente perde la sua professionalità e quindi la sua identità. Oltre una certa soglia di età poi le difficoltà diventano insormontabili. Infatti molti non vengono assunti, perché le aziende sanno che alle difficoltà di apprendimento si aggiunge la crisi di identità, il senso di perdita psicologica e la demotivazione.

La formazione per salvare la propria attività

Salvare i nostri artigiani, salvare il sapere di altissimo livello che la manifattura italiana ha raggiunto nei secoli dovrà essere l’obiettivo di una concezione nuova della formazione continua. Dovrà essere rivolta più a dare alle persone un aiuto per poter continuare a fare il loro lavoro in un contesto mutato, che a imparare in fretta qualche altra mansione lavorativa. Vi  è un tipo di apprendimento che  serve anche all’artigiano per diventare competitivo, per espandersi. Per esempio, fare un corso  inglese, un corso di marketing  e uno di ragioneria. Poi, unirsi ad altri per costituire una piccola impresa moderna che si crea un piccolo mercato di  qualità anche nell’esportazione. Coloro che si affermano, che raggiungono alti livelli, lo fanno dedicandosi per tutta la vita nello stesso campo. Che sia di studio, musicale, artigianale, spesso riuscendo a superare crisi molto gravi senza perdere le loro conoscenze ma, al contrario, imparando sempre cose nuove sul piano tecnico ed economico.

Condividi questo articolo

La formazione continua

Cristina Cattaneo Beretta

Cristina Cattaneo Beretta (ha aggiunto il nome della mamma al suo) (email) Laureata in filosofia ed in psicologia a Pavia, psicoterapeuta, dottore di ricerca in filosofia delle scienze sociali e comunicazione simbolica, ha condotto studi sul linguaggio simbolico e il suo uso terapeutico (Cristina Cattaneo Il pozzo e la luna ed Aracne). Studia le esperienze di rinnovamento creativo e i processi amorosi, approfondendo in particolare il tema della dipendenza affettiva. Ha pubblicato con Francesco Alberoni: L’universo amoroso (Milano, 2017 ed. Jouvence), Amore mi come sei cambiato (2019 Milano, ed. Piemme Mondadori), L’amore e il tempo (Aracne 2020).

ARTICOLO PRECEDENTEPROSSIMO ARTICOLO
Back to Top