L’istrione

5 Settembre 2019



L'istrione
L'istrione

“L’istrione” è un capolavoro di Charles Aznavour,  ed è splendida anche la versione dell’istrionico ed eclettico Massimo Ranieri. Chapeau a entrambe le carriere.

Nel celebre testo il poeta rivendica la genialità del suo talento apparentemente semplificato nell’improvvisazione.

Il talento è la predisposizione a eseguire qualcosa che risulta difficile o impossibile a chi ne è privo. Pur essendo però una dote naturale, il talento va sollecitato, coltivato, nutrito. Solo così crea meraviglia e non passa inosservato. Sia chiaro, un canguro che salta non ha talento, perché fa qualcosa che caratterizza la sua specie.

La genialità cantata da Aznavour è quella marcia in più, quello scatto in più di intelligenza che risiede nella facoltà razionale di reagire con successo a una situazione non prevista.

L’istrione sa che ce la farà perché ha la capacità di improvvisare, controllando e dominando la scena, riempiendo, di fatto, un vuoto di palcoscenico, con guizzo estemporaneo che risolverà la situazione.

Non è presunzione, la sua, è risolutezza, fermezza, forza di volontà. Impegno.

Sarà il suo talento a suggerire la giusta intuizione. E siccome le parole non mentono “improvviso” ha valore di “estemporaneo” specialmente nel Canto o nella Poesia.

Quando gli altri non avranno gesti battute o memoria ecco che l’istrione, attingendo alle sue risorse speciali, saprà risolvere la scena, trovare la strada.
A lui la soluzione non manca mai, e su ogni palco emerge la sua bravura; che debba recitare, mimare, cantare o manovrare la crociera delle marionette, su quattro assi o in un Teatro, l’istrione trionferà: si surclasserà.

Tutto ciò è una grande metafora, della vita, e soprattutto del mondo del lavoro di oggi.

Istrionici sono per esempio i lavoratori oltre i 45 anni. Quelli che il lavoro lo hanno perso per via della crisi, quelli che hanno dovuto rimboccarsi le maniche e reinventarsi una carriera o dei lavori paralleli.

Ricominciare richiede iniziativa, studio, pazienza, non è facile. Ci vuole un’eccezionale capacità di concentrazione, serve un’elevata consapevolezza, una rapidità di esecuzione, uno spiccato senso organizzativo: riconoscere il fattibile, rinnegare l’impossibile, accogliere le novità. Essere lungimiranti.
E al momento giusto fare la differenza, virare, cambiare. Non si tratta di una scelta, ma di una necessità imposta dal mondo che è cambiato.

I lavoratori multitasking sono figli, hanno figli, sognano di diventare nonni, guardando al futuro. Con coraggio senza perdersi d’animo.

In quell’età in cui si dovrebbe incominciare a pensare alla pensione, taluni sono costretti a rivedere tutto, a ripartire da capo. Per esempio, chi aveva un lavoro intellettuale si ritrova precario e si presta a fare mille lavori.
Per fortuna (o purtroppo) il fenomeno è davvero diffuso per cui non ci si sente soli.

Con grande lucidità, declinando le capacità acquisite in altri territori e ambiti, avendo imparato a misurarsi su ogni nuovo “palcoscenico” con l’arte di “improvvisare”, forte del  talento, l’istrionico multitasking sa che deve perseverare e non ostinarsi mai verso strade non percorribili.

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Luisella Pescatori

È scrittrice, copywriter e docente di scrittura creativa per Atelier l’agenzia letteraria da lei fondata a Milano. È consulente editoriale di una casa editrice romana e ha una precedente formazione come attrice di Teatro. Il Teatro è oggi uno dei plus delle sue docenze, esclusivamente individuali, di scrittura creativa. È stata content creator (ed editor) per un’importante web agency milanese. È esperta di comunicazione creativa. È coautrice de “La profezia delle triglie” testo adottato come materia di studio al corso “Sociologia della devianza” Dipartimento di Scienze Politiche e Sociali Università della Calabria. Scrive su Huffpost.

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