Mascherine – Il meglio è nemico del bene

14 Marzo 2020



Mascherine - Il meglio è nemico del bene
Mascherine - Il meglio è nemico del bene

Vi raccontiamo cari amici la nostra guerra perduta per le mascherine, non quelle di Venezia, ma dei semplici strumenti di protezione che Alberoni ed io  ritenevamo che tutte le persone  dovessero avere subito (insieme a un paio di occhiali), per limitare la diffusione del contagio del Coronavirus.

Il primo rapporto con le mascherine Alberoni lo ha avuto diversi anni fa quando subì un trapianto renale.  Per fare un trapianto il paziente deve essere immunodepresso, deve aver frenato i suoi anticorpi perché altrimenti questi attaccherebbero il nuovo organo appena trapiantato non riconoscendolo come proprio, ma anzi come un nemico.

Eliminato il pericolo che gli anticorpi attacchino il nuovo organo, ne appare un altro e cioé che il paziente è immunodepresso verso tutti gli attacchi esterni. E a questo punto deve essere protetto dai germi che ci sono nell’ambiente e quindi gli viene data una piccola protezione da portare sempre: una maschera che copre naso e bocca e filtra l’aria esterna, riduce le sostanze che possono danneggiare il soggetto e impedisce che uno che tossisce e ha magari l’influenza o un banale raffreddore lo possa contagiare. Tutto questo dura un limitato periodo di tempo sino a quando le difese del soggetto aumentano.

Anche  io  ho avuto un’esperienza indiretta, quella di aver conosciuto un ragazzo, che a causa di una malattia che indebolisce le sue difese immunitarie esce da anni sempre soltanto con la mascherina sul volto: a scuola in autobus, con gli amici.

Quando si è diffuso il  virus  a Wuhan, a noi è sembrato naturale che  tutti gli abitanti di Wuhan avessero le mascherine.

Il Covid 19 è infatti un virus  completamente nuovo e nessuno degli abitanti del pianeta ha gli anticorpi per combatterlo.  Quindi tutti gli abitanti di Wuhan, dai vecchi ai bambini appena nati non avevano  meccanismi di difesa contro questo attacco esterno. Se uno si infettava e andava in giro, contagiava diverse persone.

I cinesi dunque avevano subito usato il metodo che si applica ai trapiantati, ai malati di leucemia,  chi ha le difese basse, ma lo avevano esteso a tutti.

La prima cosa che avevo fatto fu di andare in  alcune farmacie e chiedere le mascherine ma o ne erano sfornite o costavano parecchio (16 euro o più).

Quando a fine febbraio scoppiarono i primi focolai e si iniziò ad avere paura davvero, la gente corse in farmacia ma presto finirono e  ci si accorse che non si potevano neppure ordinare.

Il 27 febbraio emerse che una collaboratrice del presidente della Regione Lombardia  era stata contagiata;  il presidente Fontana si mise in quarantena in ufficio e si mostrò al mondo mentre indossava una mascherina.

Sino a quel momento vi erano stati dodici decessi e 400 contagiati.

Il gesto di Fontana fu criticato da quasi tutta la stampa e  da una variegata opinione pubblica; molti esperti intervistati a riguardo dicevano che la mascherina non serve se non ai malati conclamati e ai medici che vanno loro vicino, ma che era assolutamente inutile in ogni altro caso.

Il presidente venne accusato anche di diffondere il panico.  Persino sul sito del Ministero, si diceva che la mascherina non era indispensabile se non per i malati e i medici che li visitavano.

Vedendo il gesto del Presidente della regione Lombardia noi pensammo a quello che avevano fatto i Cinesi, che l’avevano data a tutti e pensavamo che il suo gesto avrebbe dovuto essere seguito da tutti. Perché nessuno sapeva quando andava al lavoro, in metropolitana in un negozio al bar, per strada, se la persona a lei vicina era positiva. Chiunque può starnutire improvvisamente e tossire vicino a te, anche quando cammini per una strada affollata, in un ascensore , quando sei in coda a fare la spesa.

Pensammo che insieme a un paio di occhiali e all’igiene delle mani, avrebbe costituito una barriera meccanica, rudimentale forse, ma efficace per evitare o rallentare la diffusione dei contagi.

 

Ma doveva essere un oggetto facile, a costo basso o che si poteva lavare in acqua bollente e disinfettare, mentre in tv gli esperti parlavano solo di mascherine come presidi medici sofisticati con filtri  e un marchio dell’unione europea. I giorni passavano e si continuava a scoraggiarne l’utilizzo mentre i contagi crescevano in modo esponenziale e pure i morti.

A quel punto Alberoni vedendo che io andavo in giro con uno spesso foulard triangolare sul volto (che appena a casa disinfettavo) e gli occhiali, telefonò ad alcuni imprenditori suggerendo che si inventassero un rimedio seppure provvisorio. E loro dopo essersi informati, seppure a malincuore rinunciarono: vi erano troppe difficoltà burocratiche.

Telefonò anche a dei politici ma non riuscì a sensibilizzarli, anche perché alla tv si diceva il contrario.   Nel frattempo i contagi crescevano in modo esponenziale e noi vedevamo la curva dei. morti raddrizzarsi verso l’alto.

Poi finalmente una luce: pochi giorni fa in una trasmissione televisiva finalmente fu intervistato il direttore di Cardiologia del Sacco professor Viecca, che diceva che le mascherine erano indispensabili e mostrò addirittura come farne una artigianalmente in casa con carta forno, elastici e graffette.

Mostrò anche come fare un disinfettante potente per le mani, dal momento che anche quello era ormai terminato ovunque, con alcool, glicerina e acqua ossigenata. Poi consigliava di aggiungere un paio di occhiali.

Il medico ci insegnava che il meglio è nemico del bene.

 

E per fortuna la notizia fu subito ripresa dalla trasmissione Stasera Italia. La conduttrice Barbara Palombelli, avendo visto anche dei suoi colleghi ammalarsi e convintasi finalmente che quelle semplici indicazioni erano importantissime ha fatto una campagna che sera dopo sera ha capovolto l’atteggiamento ufficiale ideologico per cui o una cosa la si fa perfetta con tutti i crismi e gli imprimatur oppure non si può fare. Anzi è reato farlo.

È ovvio che queste mascherina fatte da te o fatte da un’impresa non sono l’optimum, non servono ai medici e agli operatori sanitari che operano sul campo, ma proteggono la gente comune.

Questa è la nostra storia.

Ora speriamo che il governo si decida e che le mascherine usa e getta a basso costo e i guanti vengano distribuiti in tutta Italia e gratuitamente e si vada avanti fino a che l’epidemia non è davvero finita come fanno a Wuhan.

 

 

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Cristina Cattaneo Beretta

Cristina Cattaneo Beretta (ha aggiunto il nome della mamma al suo) (email) Laureata in filosofia ed in psicologia a Pavia, psicoterapeuta, dottore di ricerca in filosofia delle scienze sociali e comunicazione simbolica, ha condotto studi sul linguaggio simbolico e il suo uso terapeutico (Cristina Cattaneo Il pozzo e la luna ed Aracne). Studia le esperienze di rinnovamento creativo e i processi amorosi, approfondendo in particolare il tema della dipendenza affettiva. Ha pubblicato con Francesco Alberoni: L’universo amoroso (Milano, 2017 ed. Jouvence), Amore mi come sei cambiato (2019 Milano, ed. Piemme Mondadori), L’amore e il tempo (Aracne 2020).

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