Non capirsi tra genitori e figli

1 Ottobre 2019



Non capirsi tra genitori e figli
la famiglia mulino bianco

Pochi libri vanno al cuore del conflitto tra generazioni come Pastorale Americana,  del grande scrittore Philip Roth, recentemente scomparso senza aver mai vinto un meritatissimo Nobel.  E’ sicuramente uno dei capolavori degli ultimi cinquant’anni, premiato con il premio Pulitzer e dal libro è stato tratto anche un film diretto da Ewan Mc Gregor.

Il personaggio attorno al quale ruota tutta la vicenda è “Lo Svedese”, un  ebreo americano che ha i tratti insolitamente nordici. Figlio di un self made man, incarna l’ideale della perfezione e la sua sembra una vita perfetta.   E’ nellissimo come un dio greco, cortese, campione sportivo al liceo di cui era l’idolo assoluto, si è sposato giovanissimo con una reginetta di bellezza, una miss. E’ un uomo che ha un futuro brillante, assicurato da premesse vincenti. Incarna in tutti i modi possibili l’American Dream. Dopo anni, tuttavia, il narratore lo incontra in una riunione di ex studenti. Sempre bello e di successo, ma con una nuova moglie e in qualche modo “diverso”.

Tuttavia, dietro “il mulino bianco” della famiglia modello di “Pastorale Americana” si cela un disastro assoluto. La figlia del matrimonio perfetto,  Merry, ha compiuto un attentato politico, causando morti innocenti, è diventata una terrorista ai margini della società, violenta, disturbata, e, alla fine, anche adepta di una setta nichilista.

Lo Svedese ora è  distrutto. Non sa darsi una spiegazione e si tortura giorno e notte. Scopriamo poi che, dietro il mondo perfetto che incarnava, anche la sua coppia era andata a pezzi. La moglie, prigioniera del suo passato da miss, lo tradiva addirittura a casa sua con l’architetto che gliela ristrutturava. Anche lui aveva un’amante, rivelatasi bugiarda e complice della figlia durante la latitanza.

Ci sono due piani di lettura in Pastorale Americana, come in tutti i capolavori. 

Dal punto di vista storico politico,  il libro entra criticamente nelle contraddizioni degli anni sessanta. A ritroso giudica in modo lucido e crudele l’irrealtà del mito americano di giustizia e libertà, giudicato ipocrita dalla nuova generazione.  Merry è indignata per il Vietnam, per la discriminazione razziale, che vede in TV, e vuole fare qualcosa subito, con ogni mezzo. Il clima dell’epoca, dei movimenti per i diritti civili, contro la politica imperialista americana, che noi europei genericamente chiamiamo sessantotto, ben studiato da Francesco Alberoni in Movimento e Istituzione l’ha spinta a intervenire, a “portare il Vietnam a casa sua”.

Il j’accuse fortissimo nei confronti del mondo dei padri da parte di Merry  e della sua generazione è stato dirompente . Un mondo apparentemente pieno di confort e rassicurazioni ma percepito menzognero, marcio.  Una demistificazione che ha portato cambiamenti epocali di grande impatto ma anche al terrorismo, come può avvenire in tutti i movimenti. 

Il piano di lettura psicologico è ugualmente interessante e si specchia nel primo.

La crisi di una società è anche la crisi di una famiglia.

Merry ha una patologia: una forte balbuzie. Porta quindi una differenza, una debolezza in una famiglia perfetta, e ha un cattivo rapporto con la bellissima madre, che contribuisce a farla diventare anche bulimica.

Lo Svedese, che in realtà si chiama  Seymour Levov, cerca di essere un padre perfetto ma fa sempre finta che vada tutto bene,  nega la sua parte di fallibilità, la sua ombra. La sopprime a tal punto che questa esplode in un episodio chiave del romanzo, fino quasi a sfociare nell’incesto.

La baciò sulla bocca balbettante con la passione che lei gli aveva chiesto per tutto il mese, pur sapendo solo oscuramente cosa gli stava chiedendo […] Tutto accadde prima che potesse riflettere. Merry aveva appena undici anni. Fu terribile, per un momento. […]Mai in tutta la sua vita […] si era comportato in modo così estraneo alle regole emotive da cui era governato.

Sebbene Merry non abbia più memoria dell’episodio, lo Svedese se ne tortura per tutta la vita.

Egli, tuttavia, sembra aver accondisceso a questo desiderio della figlia non tanto per libido, quanto perché non riesce a rifiutarle nulla.  Infatti nel libro in questo atto manca la morbosità . L’impulso sessuale non c’entra nulla.

Lo Svedese  sembra uno di quei padri moderni che, incapaci di dire un no, portano i loro figli  a uno stato di pericolosa onnipotenza che, mal incanalata, può portare alla violenza o all’autodistruzione.

 

Mostra in modo drammatico i pericoli del SI’ indiscriminato.  Il modo in cui lo fa, politicamente scorrettissimo, ha tuttavia indotto il regista del film  Pastorale Americana a trasformarlo in un no, stravolgendo il suo significato. Nel film Ewan Mc Gregor non accetta l’invito assillante della figlia, pur rimanendo turbato. Forse era una scena comprensibilmente troppo scandalosa per un film, in cui non si poteva cogliere facilmente il significato non letterale e che in tanti avrebbero potuto equivocare.

Il “no” che lo Svedese non dice – e che avrebbe dovuto assolutamente e inequivocabilmente dire – è ovviamente simbolico, e riguarda un argomento scabroso proprio per attirare l’attenzione sulla scomparsa dell’autorevolezza dei padri e sulle problematiche del nuovo amore paterno nella nostra epoca.

Pastorale Americana descrive la faccia oscura dell’America e anche della famiglia occidentale.

Il sogno americano ha un esito drammatico, insolito, politicamente e moralmente impresentabile.

E’ per questo che ancora oggi fa discutere, riflettere. Costringerci a guardarci allo specchio.

 

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Non capirsi tra genitori e figli

Giusy Cafari Panico

Giusy Cafari Panico (email), laureata in Scienze Politiche a indirizzo politico internazionale presso l’Università di Pavia, è studiosa di geopolitica e di cambiamenti nella società. Collabora come sceneggiatrice con una casa cinematografica di Roma, è regista di documentari e scrive testi per il teatro. Una sua pièce: “Amaldi l’Italiano” è stata rappresentata al Globe del CERN di Ginevra, con l’introduzione di Fabiola Gianotti. Scrittrice e poetessa, è direttrice di una collana editoriale di poesia e giurata di premi letterari internazionali. Il suo ultimo romanzo è “La fidanzata d’America” ( Castelvecchi, 2020).

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