L’attacco all’occidente

20 Giugno 2020



L'attacco all'occidente
L'attacco all'occidente

Nel 2001, quando vi fu l’attacco delle Torri Gemelle, si diffuse forte e chiara la consapevolezza che si trattava di un attacco violento e mortale all’occidente. Veniva allora messo in crisi il principio di una società basata sul libero scambio, pacifico tra i popoli ad opera di fanatici che volevano distruggere proprio quel modello di  società aperta, tollerante, democratica. Le reazioni furono forti e determinate, perché chiara era l’identità del nemico: un gruppo di terroristi legati ad AlQuaida – e il suo  progetto di distruzione.

Nel 2020 improvvisamente, in seguito all’uccisione di un afroamericano da parte di un poliziotto durante l’arresto, l’America è stata scossa sin dalle fondamenta e una folla inferocita si è riversata nelle strade bruciando e distruggendo ogni cosa, circondando la Casa Bianca, chiedendo una giustizia definitiva e irreversibile contro la persistenza di un razzismo ormai intollerabile.

Questa richiesta di una giustizia “definitiva e irreversibile” ha continuato ad espandersi. Poi le folle  hanno rivolto la loro furia cieca contro i simboli americani, contro le statue di coloro che hanno contribuito a costruire l’America quale essa è oggi.  Ma poi si sono rivolte all’Europa contro personaggi come  Churchill e non importa se fu il baluardo eretto a difendere il mondo dal nazismo. Sino a quelle di  Cristoforo Colombo, reo di aver scoperto l’America e quindi responsabile del successivo dominio coloniale dei bianchi sui neri. La rivolta, dunque,  non è rimasta confinata nei confini americani ma si è diffusa a macchia d’olio in moltissimi paesi occidentali, lasciando il segno un po’ ovunque, ne è un esempio l’imbrattamento della statua di Montanelli e il nuovo revisionismo per cui molti romanzi e film, sino a poco tempo fa considerati capolavori, oggi sono messi al bando come simboli della violenta sopraffazione dei bianchi sui neri.

Di fronte a questo attacco violento che messo in atto da una folla eterogenea che sembra sino ad ora senza capi  dobbiamo cercare di riflettere con molta attenzione.  Come insegnava Freud bisogna ascoltare alla lettera quello che le persone dicono. E in questa rivolta il tema unico è la barbarie del razzismo. Dunque ci troviamo di fronte a un contrasto, forse qualcosa di più, a una rivolta razziale.

Ma perché ora? Perché oggi? Non accadevano episodi simili anche in precedenza? Violenze da parte della polizia si sono sempre verificate, persino durante la presidenza Obama,  ma perché ora e perché la protesta prende come oggetto Trump e perché, alle sue spalle, l’occidente?

La protesta è scoppiata nel momento in cui un virus giunto dall’Asia ha inferto un colpo durissimo alle all’economia americana.  La violenza ha preso come occasione la crisi economica e la brusca perdita di milioni di posti di lavoro, ma questa appare più la miccia che non la vera causa.

La vera domanda è perché la gente si è rivoltata contro il proprio paese, contro il proprio modello di vita e non contro la Cina e il su modello totalitario, i suoi silenzi, le sue omissioni. Perché non si è unita in difesa e non si è rafforzata ma si è lacerata in due schieramenti contrapposti?

Certamente vi è qualcosa di irritante per molti in Trump. Il Presidente, pur avendo messo in atto un protezionismo deciso e nuovo dell’economia americana e aver affrontato bene economicamente il dramma  Covid è mancato sotto il profilo igienico sanitario.

Trump viene attaccato mentre è impegnato a combattere contro una minaccia pesantissima. in fondo viene contestato perché la gente pensa che sia  debole  mentre il leader cinese è sempre sereno e misurato mentre avanza liberamente verso Hong Kong e non accenna a ritirarsi se non dove costretta. Perché così tiepida è la protesta contro la Cina  e così forte l’autoattacco?

La risposta è che probabilmente si sono messe in moto  forze unite da un progetto molto diverso, volto a distruggere l’occidente. Quando attacchi i simboli di una civiltà attacchi al cuore quella civiltà. La vuoi distruggere. Distruggendo le statue di un uomo attacchi la sua patria. E perché la vuoi distruggere se ne fai parte? e come puoi non accorgerti della tua violenza, quando distruggi  tutti i simboli del passato? come puoi non accorgerti che stai distruggendo anche il lungo e travagliato cammino democratico che ti permette ora di distruggere?

Ricordiamo che il simbolo è sempre qualcosa che unisce significante e significato in un’unione identitaria e simpatetica. Unisce ragione ed emozione e non è mai convenzionale.La statua è un manufatto di pietra ma è anche molto più di quello.   Come la madre è un simbolo di tutte le madri in cui noi riconosciamo anche la nostra e se perdiamo il simbolo collettivo perdiamo anche il suo significato individuale.

Molti in questo momento non vedono il cammino di civiltà  che è stato fatto sin qui e lo capiamo dal fatto che  non si concentrano su richieste concrete di riforma, ma attaccano i simboli.

Non fanno richieste perché il tipo di progetto forse inconscio, non necessariamente cosciente, è molto più radicale.  Con la globalizzazione, i contatti in tutto il mondo, le popolazioni nere e quelle non occidentali, crescono continuamente di numero. Alcune si sono impadronite delle tecnologie occidentali. Alcune si sentono addirittura superiori.

E nel momento in cui si accorgono che per la prima volta l’occidente  è in difficoltà, mentre loro si sono rafforzati sono cresciuti,  si sono integrati, hanno l’impressione che sia giunto il momento di rovesciarne il comando. Di abbattere la civiltà occidentale che li ha conquistati, dominati e anche trasformati. E se la prendono proprio con i simboli che più di altri rappresentano la forza, il potere, il pensiero, la vittoria dell’occidente. Perciò tutto ciò che per noi è più sacro.

Forse alcuni si vogliono vendicare, si vogliono sostituire, vogliono avere loro il potere degli occidentali? Abbattere (con le statue)  la loro civiltà conquistatrice per  mettersi al suo posto, comandare?

In questo caso i nemici politici di Trump trovandosi in prossimità delle elezioni hanno trovato una insostituibile occasione per indirizzare la protesta generale facendola diventare una lotta rivolta alla persona di Trump, come se il razzismo e Trump fossero la stessa cosa  e hanno tutto l’interesse a semplificare al massimo il messaggio in modo che non si vada più a fondo ad analizzare la violenza della società americana, le difficoltà di tenere l’ordine sociale  con la generale diffusione di armi che fa da contraltare a una polizia a sua volta violenta e brutale.

La lezione della storia

L’attacco ai simboli indica sempre un’intenzione più profonda: è accaduto varie volte nella storia.

Bisogna sempre sospettare  quando un atto di oggi si rivolge contro qualcosa che è avvenuto ieri, in un contesto talmente differente per cui non vi è niente di rimediabile. Freud vedeva in questo l’essenza della nevrosi. Uno stato che non permette una via di uscita interlocutoria, perché tu non puoi riparare oggi a qualcosa che è avvenuto ieri. Puoi lavorare, impegnarti a cambiare oggi, puoi solo agire nel presente, alla luce di un passato che non dimentichi non puoi farlo se dimentichi il cammino che hai fatto, se perdi la tua identità. E a posteriori possiamo anche considerare che la nevrosi, malattia della famiglia borghese costituiva il primo degno della sua futura decadenza.

Quello che sta accadendo, passando dall’individuo alla collettività è che l’attenzione al passato distoglie da quello che sta accadendo: che si sta distruggendo qualcuno che non può più difendersi. Ma attaccando il passato e la storia di un popolo attacchi la sua identità, lo indebolisci. Quando guarderà indietro, come i nevrotici non troverà un ambiente sicuro in cui si identifica, ma paura e debolezza.

Questo attacco ai simboli del suo  passato  sta minando psicologicamente l’occidente. È in nuce una guerra civile, dove ci si prefigge di rendere insicuri, dubbiosi e pieni di sensi di colpa  tutti coloro che fino ad ora erano  orgogliosi del loro passato, che si identificavano n el modello di civiltà  che ha eliminato la schiavitù e si è incamminato verso la democrazia. Ed ora  sotto la pressione di coloro che si  ribellano, costoro sono pieni di   dubbi sul loro operato e  si sentono macchiati.

L’attacco alla statua di Churchill o di Colombo o a Via col vento o la messa al bando di Pocaontas hanno un’intenzione ben precisa. Quella di  accusare, condannare, punire, desautorare l’occidente che  non può replicare, non può porre rimedio, come non possiamo toglierci i geni che abbiamo ereditato. Nel caso dell’America coi neri vediamo un sintomo più generale di assalto alla civiltà occidentale.

Di esempi nella storia  ve ne sono molti. Incominciamo  dalla distruzione della biblioteca di Alessandria,  voluta dai conquistatori islamici per togliere ogni valore al passato  egiziano greco romano.  E lo stesso si può dire  della Presa della Bastiglia che non era una semplice prigione ma il simbolo del potere regio su Parigi. E celava  l’intenzione di distruggere come poi ha fatto, l’aristocrazia. Non questo o quell’aristocratico colpevole di qualche reato, ma tutti. Lo ritroviamo nel rogo dei libri di Berlino, messo in atto dai nazisti per far sparire ogni opera non conforme alla sua ideologia. E ha qualcosa in comune all’attacco dei nazisti contro gli ebrei. Tutti colpevoli a prescindere per appartenere a una razza nemica da distruggere. Colpevoli per le colpe dei padri. E ancora la distruzione da parte dell’isis  della antica città romana di Palmira.

In tutti questi casi non ci troviamo di fronte alla protesta per uno o più singoli atti di individui che hanno infranto le leggi e non si vuole tanto la riforma della polizia, ma sin dall’inizio l’atto viene preso nella sua dimensione simbolica. Come un atto generale e universale di una sistematica intenzione di distruzione dell’occidente. Qualcosa di simile, certo non nelle proporzioni è accaduto in Italia quando la Lombardia, pesantemente travolta dal virus, veniva attaccata proprio nel momento in cui si era fortemente indebolita.

 

Ogni individuo ogni istituzione, quando perde la propria forza, si indebolisce, viene colpevolizzato, deriso, attaccato. Viene colpito in ciò che ha di più sacro, in qui si identifica, in cui ha costruito la sua identità. E spesso appare più debole di quello che è e si sente soprattutto più debole e colpevole di quello che è realmente. Questo lo può portare a non accorgersi di quello che sta avvenendo, a non difendersi, ad ascoltare le ragioni degli altri, quando in realtà gli altri stanno solo seminando distruzione, non stanno argomentando, non stanno dialogando. Non stanno facendo alcun cammino di civiltà, che assomigli anche da lontano a quell’enorme continuo sforzo dell’occidente di evolvere in senso democratico.

Per questo è importante essere consapevoli che è il momento di fare come fece Churchill: che si accorse del pericolo rappresentato dal nazismo e decise di non scendere a patti con lui. E resistette a chi lo avrebbe fatto. Convinse la sua nazione e l’America a seguirlo. Per questo l’attacco a Churchill è così grave. E per questo bisogna considerarlo inaccettabile e per questo bisogna difendersi.

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Cristina Cattaneo Beretta

Cristina Cattaneo Beretta (ha aggiunto il nome della mamma al suo) (email) Laureata in filosofia ed in psicologia a Pavia, psicoterapeuta, dottore di ricerca in filosofia delle scienze sociali e comunicazione simbolica, ha condotto studi sul linguaggio simbolico e il suo uso terapeutico (Cristina Cattaneo Il pozzo e la luna ed Aracne). Studia le esperienze di rinnovamento creativo e i processi amorosi, approfondendo in particolare il tema della dipendenza affettiva. Ha pubblicato con Francesco Alberoni: L’universo amoroso (Milano, 2017 ed. Jouvence), Amore mi come sei cambiato (2019 Milano, ed. Piemme Mondadori), L’amore e il tempo (Aracne 2020).

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