L’americanizzazione del mondo

15 Ottobre 2020



L’americanizzazione del mondo
L’americanizzazione del mondo

Il modo di pensare e di agire economico – europeo ed americano – sono rimasti profondamente separati fino alla seconda guerra mondiale. Ogni paese, Italia, Spagna, Francia, Germania, Svezia, conservava propri modi di pensare e di reagire. Lo vediamo agevolmente nella musica e nel cinema. C’erano una tradizione musicale francese, italiana e spagnola. Poi i modelli si sono fusi, mescolati e, alla fine, quelli americani sono diventati dominanti.

Il cinema di Hollywood nei primi tempi era veramente internazionale, era il cinema del mondo. Lasciava spazio a storie, sensibilità, problemi, personalità di Paesi diversi. Poi, poco a poco, si sono imposti i modelli americani: il western, la commedia familiare, il film di gangster, quello di spionaggio e di complotto attorno alla Casa Bianca. Infine, il film di guerra. Oggi che il grande cinema è scomparso abbiamo le produzioni di serie nate dal marketing fondato sui Big Data ad opera di Amazon, Netflix, etc. In questa produzione prevale la storia familiare, se non esplicitamente americana, ispirata ai suoi modelli. La cultura europea negli USA è passata attraverso le imprese che monopolizzano il web. I centri di irradiazione culturale più importanti non sono più le università, i grandi scrittori e Hollywood, ma imprese come Google, Facebook, Twitter, Amazon.

Sempre nei primi tempi di questo processo iniziato nel dopoguerra, la maggior parte dei grandi scienziati, dei professori nelle grandi università americane erano europei, spesso ebrei. Oggi questo afflusso della cultura europea è finito, tutta la cultura oggi è autenticamente americana.

La società e la cultura americana sono razionali e utilitariste e per la prima volta nella storia dell’occidente promuovono la scienza solo se dà risultati pratici. Il pragmatismo di Dewey è in realtà una rottura con la tradizione europea che dalla Grecia fino al medioevo, all’epoca moderna aveva sempre cercato un sapere razionale globale senza mettere al primo posto la scienza sperimentale e la tecnica.

Con la globalizzazione questa concezione americana utilitarista e scientista è stata immediatamente accolta ed ha messo radici in nazioni che non avevano una tradizione di sapere razionale. Chi è rimasta tagliata fuori e indebolita è l’Europa.

Un ultimo aspetto della americanizzazione è la diffusione in tutto il mondo, a livello di massa, del consumo competitivo in cui si deve avere sempre l’ultimo modello di cellulare, quello più avanzato, più costoso per avere uno status più elevato e, per ottenerlo ci si indebita. Questo processo ha portato alla bolla speculativa cui è seguito il crollo della Lehman Brothers.

Ma è un processo analogo a quello messo in moto dai cinesi che fanno prestiti ed investimenti a lungo termine a Paesi poverissimi che, se non possono restituirli, devono cedere la sovranità su parti del loro territorio e della loro popolazione. Un problema che si è posto nello Shri Lanka, in Malesia e perfino nel Pakistan. È stata la prassi economica americana che ha aperto la strada a questo tipo di interventi che nelle mani dei cinesi, nella cosiddetta via della seta, sono diventati uno strumento di dominio e di conquista politica.

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L’americanizzazione del mondo

Francesco Alberoni

Laureato in medicina, ordinario di Sociologia a Milano. Ha studiato il divismo L’elite senza potere (1963) ed è stato il fondatore della sociologia dei consumi in Europa: Consumi e società (1964). È il maggior studioso dei movimenti collettivi Movimento e istituzione (1977) e Genesi (1989), è il pioniere degli studi sull’amore: Innamoramento e amore (1979) tradotto in trenta lingue, un tema che ha continuato ad approfondire con L’amicizia (1984) l’Erotismo 1986) Ti amo (1996) Sesso e amore (2006) L’arte di amare (2012) Amore e amori (Edizioni Leima, Palermo, 2016). Con Cristina Cattaneo ha pubblicato L’universo amoroso (2017), Amore mio come sei cambiato (2019) e L’amore e il tempo (2020).

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