gentile Cristina,
ho 79 anni e vi scrivo perché, dopo una vita che da fuori sembrava piena, oggi mi ritrovo con una sensazione che non riesco più a ignorare.
Mi sono sposato due volte, con due donne che ho amato davvero. Ho tre figli splendidi, che sono la parte migliore di ciò che ho costruito. Ho lavorato molto, forse troppo, e ho ottenuto risultati che allora mi sembravano fondamentali. Ho fatto tutto ciò che si suppone debba fare un uomo “realizzato”.
Eppure ora, guardandomi indietro, mi accorgo che ho passato decenni a correre dietro obiettivi che non erano davvero miei. Ho sacrificato tempo, passioni, curiosità. Ho rimandato le cose che avrei voluto fare “quando avrei avuto tempo”: imparare uno strumento, leggere di più, adottare un cane, dedicarmi all’arte, concedermi leggerezza.
Oggi molte di quelle possibilità non le ho più. E questo mi pesa. Mi pesa l’idea di aver vissuto una vita che non mi assomigliava abbastanza. Mi pesa il pensiero che certe scelte non si possano più cambiare.
Vi scrivo perché non so come fare pace con questa sensazione. E forse perché spero che qualcuno, leggendo, capisca prima di me ciò che conta davvero.
Con affetto, un lettore di 79 anni
Nella canzone Black out Guccini cantava: "avessi sette vite a mano, in ogni casa entrerei piano e mi farei fratello, amante, marito, figlio,re o brigante, o mendicante o giocatore, poeta fabbro, papa, agricoltore. Ma ho questa vita e il mio destino e ora cavalco l'appennino...".
Lei ha avuto una vita piena, ha amato, la lavorato, è stato dentro al motore dell'esistenza, impegnandosi a raggiungere degli obiettivi che si era posto. E credo che abbia avuto anche tanti momenti di soddisfazione e persino felicità. E ora, quello che sta passando è soprattutto un momento di scoraggiamento. Come chi abituato a essere immerso nella corrente, si metta sulla riva del fiume e guardi tutto da un'altra prospettiva, accorgendosi di quante altre cose ci sono che valeva la pena di perseguire. Cose belle a cui dedicarsi. Ed è stato preso da un'emozione di rimpianto, nostalgia e rammarico: rimpianto per tutte le altre strade che non ha potuto percorrere e che non ha neppure visto, nostalgia e rammarico per il tempo che passa e non tornerà. Ma soprattutto un forte confronto, forse mai avuto prima, con l'ineluttabilità della condizione umana. Come si supera? Riimmergendosi nella corrente dopo questo spaesamento.
La mia valutazione è infatti positiva, perchè lei ha desideri e curiosità ancora integri e saranno loro a trascinarla di nuovo nella corrente della vita. Però potrà questa volta sperimentare in libertà, senza bisogno di raggiungere una meta elevata, gustandosi il piacere del percorso. Apprezzando anche questa stagione della vita, forse assaporandola ancora di più.
Conosco invece persone che quando vanno in pensione perdono tutti gli interessi. Non cercano più di imparare, non desidernao più niente, non si aspettano più niente, non si stupiscono più di niente. Diventano depresse, parlano solo di malattie e di quotidianità, ingrandiscono ogni piccola noia.
Lei invece "si accorge" di quante cose belle, quanta vita, quante altre vite avrebbero potuto e potranno ancora renderla felice. Sono sicura che dopo questo momento sceglierà qualcosa a cui dedicarsi. Non si sforzi di fare tutto, ma di gustare tutto.
Sa anche che qualunque strada avesse percorso, se fosse diventata una carriera, non sarebbe stata così diversa da quella che ha abbracciato. Srebbe stata altrettanto totalizzante, perchè non possiamo fare bene mille cose.
La vita è come il mare, per quanto noi ci sforziamo non potremo mai riempirla. Ma viverla e amarla, si.
Cristina Cattaneo







