Ancora un caso di dipendenza affettiva

16 Marzo 2024



Ancora un caso di dipendenza affettiva
Ancora un caso di dipendenza affettiva

Gentile dottoressa,

sono una donna di 60 anni, separata da tempo. Quattro anni fa ho conosciuto su  una chat di incontri  un mio coetaneo, divorziato con un figlio. Mentre io volevo una relazione duratura e glielo dissi subito, lui mi disse che aveva avuto tanti guai nei suoi due matrimoni e ora voleva solo passare dei bei momenti, vivere delle emozioni e quindi pensai che fosse inutile proseguire. Ma mi piaceva e accettai di incontrarlo di nuovo e in breve tempo me ne innamorai. Lui veniva, facevamo l’amore e poi se ne andava. Io lo aspettavo, lo cercavo, mi rodevo. La nostra vita è diventata una serie di su e giù: allontanamenti, rotture, riprese piene di entusiasmo ed erotismo. Andirivieni che durano ancora e mi fanno vivere come su una giostra.

Mi ama? Vuole stare con me? Ogni volta penso di no, perché si allontana e si comporta come se non fossi nulla. Ma poi torna e quando mi stringe mi sento completamente unita a lui e sento che mi ama. Da due mesi non si fa sentire, è andato in Argentina per lavoro e non mi dice quando rientrerà. Si fa vivo solo con qualche sms una volta alla settimana. In questi momenti penso solo a lui e le poche amiche che mi sono rimaste mi dicono che dovrei liberarmi di lui ma purtroppo non riesco. La mia vita senza di lui sarebbe vuota. Così aspetto, piena di amore e mi dispero.

Manuela

Cara Manuela,

Il suo è un caso molto evidente di dipendenza affettiva, una patologia che è stata molto osservata e studiata e che io stessa ho approfondito insieme a Francesco Alberoni, in particolare nel libro L’amore e il tempo. Avevamo incominciato a studiarla perchè ci eravamo accorti che i rapporti basati sulla dipendenza affettiva oggi sono molto diffusi e tendono a durare molti anni, spesso più anni di quelli basati sull’innamoramento bilaterale. Questo accade perché i due partner non sono sullo stesso piano. Uno conduce la relazione, e l’altro la vive. Uno crea uno spazio dove entrare e uscire a suo piacimento, l’altro vi rimane imprigionato dentro, come è accaduto a lei.

Ora, molta psicologia ritiene che la dipendenza affettiva nasca perché una persona ha una personalità dipendente, ma noi c'eravamo accorti che alla base c’è spesso il fatto, del tutto umano, perché può capitare a tutti, che uno sia innamorato e l'altro no. Nella sua essenza dunque la dipendenza affettiva è un innamoramento unilaterale, in cui chi è innamorato non si accorge che l'altro non lo è, oppure se se ne accorge e accetta la situazione pensando di poterla modificare.

Pensa: Oggi non  è innamorato di me. Domani lo sarà.

Così viene oscurato il fatto che i due cercano due cose diverse.  Lei cerca l’amore, lui un po’ di sesso e di svago.

Anche lui è sedotto ma da una cosa molto diversa: gli piace vederla innamorata, ama tenerla prigioniera e giocare con lei. I suoi allontanamenti sono pretesti per fare ciò che gli pare e aumentare a dismisura la nostalgia in lei e quindi il suo desiderio. E prova un grande piacere quando tornando la trova piena di amore da dare, avendolo accumulato attraverso una lunga attesa trepidante. Non ama lei, ma il suo modo di amare dando tutta se stessa.

Io credo che, anche se ha dei dubbi,Manuela, lei non abbia mai voluto vedere la realtà e non lo fa perché questo gioco la fa sentire sempre viva e vibrante. Il fatto che lui ritorni sempre, anche se a distanze di tempo più o meno lunghe, produce su di lei l'immagine della promessa del ritorno definitivo, come quello del figliol prodigo per il quale il padre allestisce il banchetto più sontuoso.

Ma si sarà resa conto che il figliol prodigo parte una volta e torna una sola volta e per sempre.

Nel fondo quest’uomo fa un gioco di potere e la disprezza proprio per la sua disponibilità ad amarlo.  La disprezza quando lei riapre la porta e lo riaccoglie, ancora e ancora, perché ha l’impressione di aprire all’amore. E ogni volta che lei riapre la sua porta, come in una sorta di autopnosi, rende sempre più automatico il suo gesto.

L'automatismo serve a celare a se stessa una cosa che sa:  quest'uomo che ha un che di brutto, malvagio. E' un uomo egoista, un uomo che la impoverisce sapendo di farlo. il vuoto che lei sente non è reale, ma è quello che lui lascia quando se ne va.

Le consiglio di affrontare un percorso per distaccarsi da quest'uomo e riscoprire la vera gioia di vivere.  Se non riesce si faccia aiutare da un bravo psicoterapeuta, non perda altro tempo. Il tempo è prezioso, la vita è preziosa e ogni giorno che resta in questa relazione, si sottrae a un'altra possibile

Cristina Cattaneo

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Cristina Cattaneo Beretta

Cristina Cattaneo Beretta (ha aggiunto il nome della mamma al suo) (email) Laureata in filosofia ed in psicologia a Pavia, psicoterapeuta, dottore di ricerca in filosofia delle scienze sociali e comunicazione simbolica, ha condotto studi sul linguaggio simbolico e il suo uso terapeutico (Cristina Cattaneo Il pozzo e la luna ed Aracne). Studia le esperienze di rinnovamento creativo e i processi amorosi, approfondendo in particolare il tema della dipendenza affettiva. Ha pubblicato con Francesco Alberoni: L’universo amoroso (Milano, 2017 ed. Jouvence), Amore mi come sei cambiato (2019 Milano, ed. Piemme Mondadori), L'amore e il tempo (Aracne 2020).

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