Che cosa chiediamo all’amore?

10 Luglio 2019



Che cosa chiediamo all'amore?
Che cosa chiediamo all'amore?

Sicurezza o avventura?

Noi tutti per natura desideriamo l’appagamento, sogniamo un legame che ci dia sicurezza, abbiamo bisogno di amare e di sentirci amati. Ma è altrettanto forte il nostro bisogno di avventura, di eccitazione, di novità stimolanti, di passione, e questo a volte stride con il bisogno di sentirsi sicuri. Che cosa chiediamo all’amore, dunque?

Esther Perel sostiene che agli estremi opposti del continuum ‘sicurezza-avventura’ troviamo due concezioni dell’amore assolutistiche: quella “romantica” e quella “realista”.

Per i Romantici è inconcepibile vivere senza passione, e cercano incessantemente quell’unica persona con la quale poter continuare a bruciare di desiderio. Se l’eros si spegne, non si tratta di vero amore e anche la relazione è destinata a morire. Temono la stabilità che porta alla routine e alla noia.

Dall’altro lato ci sono i Realisti che, al contrario, sostengono che un amore duraturo non è legato al sesso, che l’eros è una base debole per una relazione stabile ed è sintomo di immaturità prenderlo come fondamento per la costruzione della coppia. La passione iniziale si trasforma in altro: rispetto, condivisione, storia comune. Quindi il calo del desiderio è inevitabile e fisiologico e fa parte della maturazione della coppia.

In altre parole, i Romantici propendono a dare più valore all’intensità che alla stabilità; i Realisti alla sicurezza che alla passione.

Sia gli uni che gli altri rimangono spesso delusi, perché sono pochi quelli che riescono a vivere in modo appagante una forma di amore estremo. E, nella realtà, la maggior parte di noi si colloca su uno degli infiniti punti del continuum tra sicurezza e avventura.

 

Che cosa chiediamo all’amore? Che cosa vogliamo?

L’amore poggia su due pilastri fondamentali: la fusione e l’autonomia, quindi unione e separatezza devono coesistere perché l’amore possa alimentarsi. Così come il fuoco che senza aria si spegne, anche l’amore in presenza di eccessiva separatezza non può trasformarsi in un legame forte, ma se la fusione è simbiotica si elimina l’aria vitale alla sua crescita, il desiderio.

L’equilibrio tra fusione e indipendenza è un punto delicato che, nella coppia, non è dato una volta per sempre, non è stabile, può variare nel corso della relazione a seconda del momento, del vissuto, delle situazioni o delle esperienze che si stanno vivendo. Ciò che chiediamo all’amore, dunque, può variare.

Alcuni iniziano una relazione (in)consapevoli di temere l’abbandono, e al partner (e all’amore) chiedono soprattutto sicurezza; altri, al contrario, hanno bisogno di mantenere uno spazio personale, perché vivono una vicinanza eccessiva come soffocante.

Le dinamiche nei rapporti di coppia in genere non dipendono solo da uno dei due partner, ma prevedono una complementarietà nella creazione dello schema.

 

Un caso

Analizziamo la storia tra Ginevra e Paolo. Quando si conoscono entrambi provano una forte attrazione fisica e sessuale e iniziano una relazione appassionata. Si innamorano e la relazione è molto appagante per entrambi. Da quando vanno a convivere Ginevra inizia gradualmente a rinunciare prima al corso di yoga, poi alla serata con le amiche, infine al corso di teatro amatoriale. Ora che ha un compagno, rinuncia spontaneamente a tutti gli impegni per poter passare più tempo possibile con lui. Paolo, al contrario, non ha rinunciato al nuoto né alla sua serata settimanale di calcetto con gli amici. Per lui è vitale mantenere questi spazi personali per stare bene con se stesso e con lei. Con il tempo Ginevra inizia a trasformarsi in una perfetta ‘casalinga’ e a recriminargli il tempo che non passa con lei e Paolo inizia a viverla come ‘vorace’ e ‘soffocante’: non è più la donna di cui si è innamorato. La loro intesa sessuale ne risente e dopo poco più di due anni sono una coppia ormai sfiancata.

L’ansia di fusione di Ginevra non era compatibile con quella di indipendenza di Paolo, per cui difficilmente avrebbero potuto creare un equilibrio che soddisfacesse entrambi.

 

Fusione e desiderio

Se l’amore vuole sapere tutto dell’altro, il desiderio, al contrario, ha bisogno di mistero; se con il tempo e la familiarità cresce l’intimità, il desiderio ha invece bisogno di elusività per restare vivo.

Troppo spesso le coppie nella fase di stabilizzazione che segue lo stato nascente confondono l’amore con la fusione. Ma ciò che ne fa le spese è l’erotismo. È opinione diffusa che il sesso sia una metafora della vita di coppia e che un buon dialogo sia la chiave per una buona vita sessuale. Per molti è vero, ma non necessariamente una buona intimità verbale aiuta una buona vita sessuale. Quando l’intimità ricade nella fusione, infatti, non è la scarsità, ma l’eccesso di vicinanza a inibire il desiderio.

Nelle relazioni stabili c’è la tendenza a privilegiare il prevedibile sull’imprevedibile, la sicurezza sullo spirito di avventura. Ma l’amore, per durare e rimanere vivo, deve trovare un equilibrio tra l’intimità e il desiderio. Come sosteneva Fromm, l’unione simbiotica non è sinonimo di amore; amare significa creare unione a condizione di preservare la propria individualità.

È questo il paradosso dell’amore: due esseri che diventano uno, ma che restano due.

Ed è proprio quello spazio di imponderabile vuoto che ci rende il partner sempre eccitante, nuovo, mai scontato e continuiamo a desiderarlo nel tempo. Ecco ciò che chiediamo all’amore.

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Federica Fortunato

Sociologa e professional coach. Collabora dal 2000 con l’università IULM, ha tenuto corsi presso l’Università Statale degli Studi negli insegnamenti ad indirizzo sociologico e ha collaborato con il Politecnico di Milano. Nel corso degli anni ha partecipato a numerose ricerche universitarie, con l’ISTUR presso committenti privati e istituzionali, con il Centro Sperimentale di Cinematografia e presso realtà aziendali italiane nel settore del lusso.

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