Crisi individuale e pandemia

7 Aprile 2020



Crisi individuale e pandemia
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La crisi è quella condizione che, da sempre, trova l’uomo impreparato ad affrontarla.

Ogni uomo si ritrova almeno una volta nella propria esistenza davanti ad una crisi personale che implica sempre un problema di scelta. In genere è un evento che tocca nel profondo la sua vita di individuo e che quindi ha difficoltà a decifrare. Ma la crisi si può attraversare e superare. Può rivelarsi non un binario morto, ma una ripartenza. E questo sarà possibile in proporzione agli sforzi di ripresa che avremo affrontato.

L’incertezza è una fase della condizione umana e la crisi è il momento in cui questa incertezza prende la scena. In queste. situazione l'individuo va a braccio, senza un copione. Si trova senza personaggio sulla scena, nella condizione psicologica di recuperare nuove risorse a lui sconosciute, oppure di prendere la strada della paura, della rinuncia, della resa e quindi della depressione.

L’uomo moderno si muove sempre meno perché forte di un accesso a qualsiasi cosa in ogni momento.

E si ritrova più vulnerabile nella sua tenuta di strada. Così quando incappa in una buca, in un incidente di percorso, in qualcosa che era imprevedibile e inimmaginabile, rischia di crollare perché impreparato alla propria fragilità. Che sia vista a livello individuale o collettivo, una crisi porta sempre con sé dilemmi morali e implica giudizio ed etica. La necessità di «arrangiarsi» di andare cioè sempre più a fondo, per superarla, può portare a scelte nelle quali l’individualismo può far perdere di vista l’interesse della comunità.

Venendo al problema che oggi ci troviamo ad affrontare, una pandemia globale dalla quale sembra che l'uomo non possa trovare scampo la condizione di crisi da individuale a soggettiva si trasforma in generale e planetaria. Questo genera una sensazione di  solitudine che porta un tale tsunami epidemico, in quanto la necessità di evitare i rapporti sociali costringe tutti, anche i malati, alla privazione del calore umano. Il bilancio della pandemia, per molti, soprattutto anziani, si riassume drammaticamente in questo: si vive soli, ci si ammala soli, si guarisce o si muore soli.

La grande tradizione della civiltà occidentale è quella, invece, di cogliere i bisogni delle persone in tutte le loro sfumature e in ogni circostanza.

La società di oggi ha più che mai bisogno di supporti medico-scientifici nella loro vasta gamma di competenze. È insostituibile, quindi, il supporto della psicologia quale strumento per il recupero delle risorse individuali e relazionali di cui ogni individuo dispone.

«Tutto quello che ho sono una ventina di metri di negativo, contro qualsiasi ostacolo morale e materiale». Il regista Michelangelo Antonioni rispondeva così a un giornalista che gli chiedeva come reagisse a una crisi di produzione, di quelle che ti mandano un film all'aria nel bel mezzo delle riprese. Ricordiamo questa risposta che evoca bene la semplice reazione di chi sente di poter fare affidamento su sé stesso. Già Spinoza spiegava che: «Ogni uomo ha delle risorse positive su cui contare: forza d’animo, adattamento, apprezzamento per la vita, capacità di superare gli ostacoli, di affrontare nuovi problemi».

Perché in fin dei conti quello che abbiamo di più sicuro ed efficace, la sola ricchezza di cui disponiamo e che non va mai dimenticata, siamo noi stessi e il nostro spirito.

 

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Claretta Ajmone

Clara Ajmone, psicologa clinica e psicoterapeuta, ha lavorato per più di trent'anni in ambito psichiatrico, nelle Strutture Territoriali e Ospedaliere del Servizio Sanitario Nazionale. Fino al 2009 è stata Responsabile della Struttura di Psicologia dell'Ospedale di Niguarda, dove ha svolto attività di Psicoterapia individuale, familiare, di coppia e di gruppo. È stata didatta e tutor per psicologi allievi di varie scuole di psicoterapia.

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