Il futuro è già cominciato 2 /4 – la mentalità nomadica e i consumi

30 Aprile 2020



Il futuro è già cominciato 2 /4 - la mentalità nomadica e i consumi
Il futuro è già cominciato 2 /4 - la mentalità nomadica e i consumi

......Prosegue dalla prima parte 

 

30 aprile 2020

Il nomadismo

Capiamo molto della mentalità nomadica da come sono cambiati i consumi. Il popolo nomade cosa fa?  Si sposta, consuma, e poi cambia. Non tiene dei beni localizzati stabili, in un unico luogo, non rende preziosa la dimora,  non la abbellisce, non si cura di ciò che lascia al suo passaggio. Tutte le aristocrazie di tutte le società stanziali hanno sempre costruito palazzi e dimore lussuose piene di opere d’arte contornate da parchi e si sono occupate del paesaggio.  L’opera d’arte per sua definizione è sempre stata realizzata per andare in una casa o in un tempio. Solo dopo finisce nel museo.

In questa prima fase della globalizzazione e del nomadismo di colpo la casa, che sino a una generazione fa i giovani sposandosi si impegnavano a comprare, diventa troppo costosa e impegnativa rispetto al tipo di vita che devi fare, che hai in mente. Il regalo di nozze si tramuta in una  raccolta di soldi per un viaggio.  Si è iniziato a sentire la casa come una limitazione e un peso. E anche lo stato incomincia a concepirla come un bene non primario e a gravarla di tasse e di adempimenti costosi, inducendo le famiglie a restringersi. Dal punto di vista economico non rappresenta più accumulazione, risparmio, sicurezza, ma una spesa, un consumo, un costo spesso troppo oneroso e un oggetto poco vendibile.

In questo quadro emerge anche la crisi della coppia e della famiglia; l’amore stabile e duraturo entra in una crisi sempre più generalizzata. Ogni opera umana ha bisogno di un ambiente favorevole. La conoscenza ha bisogno di università, di insegnanti, di libri, di veri maestri. La coppia che dura e la famiglia hanno bisogno di un ecosistema favorevole, ma questo ecosistema è stato attaccato. La casa sempre più piccola e la mobilità del lavoro hanno cambiato profondamente la vita quotidiana.

Il lavoro  si concentra sempre più in grandi città o in zone industriali. Allora per lavorare le persone si devono spostare, diventare “pendolari” e devono decidere se andare a vivere nella grande città vicino al lavoro, dove con il costo di una grande casa con giardino ti paghi un appartamentino di 50 metri quadri. Questa scelta ti regala tempo, ma  ti costringe a liberarti del passato, inibisce la formazione della coppia stabile, con figli, e incoraggia la vita da single.

 

I consumi che erano incentrati sulla casa si spostano fuori: il turismo, la ristorazione, il benessere, la salute, la bellezza. Cambiano profondamente le abitudini alimentari: mangi fuori casa, c’è un’ondata di gastronomia salutistica, mangi meno e c’è la ricerca del cibo più sano. Diventi vegetariano vegano, si costituiscono delle vere e proprie sette alimentari, ognuna con le sue convinzioni per vivere sani e a lungo senza malattie. Oppure pranzi fuori perché non cucini a casa e cerchi la prelibatezza al ristorante. Anche lo svago si svolge all’esterno, non inviti più nessuno a casa, ma incontri gli altri  sempre fuori, a una presentazione, un’inaugurazione, all’ happy hour, ai concerti.

Un’altra direzione del consumo è il turismo. Quella volontà di essere dovunque, di vedere tutto e sperimentare tutto, si esprime in una perlustrazione e in una ricerca di contatti sui social, dove tra gli amici inizi ad avere persone di tutto il mondo, e trova uno sbocco nei viaggi. Il turismo diventa un’offerta accessibile, poco costosa. Sono aumentati i viaggi low cost e si moltiplicano le strutture dell’accoglienza. C’è un viaggio per ogni tasca e anche se fai l’impiegato ciò non ti impedisce di andare in Kenya o a Cuba, di avere un’avventura a Marrakesh o a Zanzibar. C’è il grande albergo e il piccolo bed and breakfast e le strutture familiari home holidays, gente che affitta la propria casa a degli sconosciuti.

Per moltissime persone il gruppo sociale non è più quello degli amici che ti sei fatto durante l’adolescenza, ma si formano dei gruppi sociali che appaiono come i “contenitori” di cui parlava Bauman. Tu entri in un gruppo di nuotatori e poi entri in un altro gruppo, magari di pugilato. Dopo qualche tempo cambi idea ed entri in un gruppo  di yoga e tutti attorno a te fanno yoga. Poi ti stanchi e vai a fare danza moderna ed entri in un'altra comunità. Ogni volta hai fatto esperienze nuove, hai conosciuto amici, ma non ti sono rimasti legami forti e durevoli. Vi sono delle formazioni di gruppo, che ti richiedono di stare alcuni anni in un gruppo ristretto e condividere tutto, ogni fine settimana, ritiri, condivisione della propria vita privata. Ma quando queste formazioni finiscono, anche se le persone hanno imparato molte cose una dall’altra, non conservano rapporti intensi. Perché sono costruzioni artificiose, iniziate con un atto burocratico: l’iscrizione al gruppo. Quando entri in uno di questi gruppi, vivi delle esperienze forti, ma non è come se avvenisse una conversione in cui diventi cristiano o musulmano. È  una parentesi di vita. È  come in una vacanza in cui incontri delle persone con cui condividi delle cose personali, ma poi quando vi lasciate non resta quasi niente. Questi gruppi sono aree in cui entri ed esci liberamente, hanno qualcosa di artificiale proprio perché libere e volontarie, ma sono la forma moderna di esperienza che non ti imprigiona. Un amore ti imprigiona, una partecipazione culturale no.

Parallelamente stanno progressivamente scomparendo i negozi di articoli per la casa, dall’arredamento ai soprammobili, le ceramiche, i servizi da the, da caffè, i piatti, i mobili eleganti, le lampade, le specchiere. Ha preso il sopravvento il modello frugale, essenziale, rappresentato da Ikea. Una casa spartana a basso costo che puoi smontare senza soffrire. Infatti è diventato un bestseller un libro sull’arte del riordino della casa di un’autrice giapponese che invita a buttare via tutto quello che “non serve” per arrivare all’essenziale (il Magico Potere del Riordino di Marie Kondo). Tutto ciò che è bellezza arte, oggetto pregiato esce dalla casa ed entra nei musei. Un importante gruppo di beni di consumo è costituito da tutto ciò che ha a che fare con la cura dell’individuo che vuol restare in salute, giovane e bello, non annoiarsi e non ripetere le stesse cose. Si sono moltiplicati i centri sportivi, i centri benessere, perché è percepito come indispensabile investire sulla tua persona, la tua salute, la tua giovinezza.  Vi è un’ossessiva ricerca del corpo bello, in forma, giovane, che è tanto maschile quanto femminile. Aumentano i centri estetici, parrucchieri, manicure, ed aumenta la cura della salute del singolo che presta attenzione alla dieta, ai grassi, al movimento fisico e si cura costantemente.

Un’altra espansione dei consumi si ha infatti nel campo degli integratori alimentari e dei farmaci da banco, che hanno avuto un forte incremento di fatturato e sono tutti rivolte alla prevenzione delle malattie e dell’invecchiamento. Questo fenomeno va di pari passo con la diminuzione delle prestazioni che la sanità è in grado di erogare e mentre il medico di base diventa sempre più un burocrate che deve contenere la richiesta di esami e cure dei pazienti, si sviluppa un altro settore, quello della prestazione sanitaria a costi concorrenziali rispetto al pubblico.

La prevenzione della salute costituisce nei bilanci delle persone una voce sempre più importante al di fuori della sanità pubblica, cui ci si rivolge solo in casi di estrema necessità, patologie molto gravi e necessità di interventi chirurgici. Il meccanismo delle gare centralizzate rivolte ad abbassare i prezzi e uniformare i prodotti rallenta il processo di acquisto e abbassa la qualità, oltre a privilegiare le imprese più grandi.

Un’altra direzione in cui i consumi si sono sviluppati moltissimo è quella  della tecnologia informatica: si diffondono i computer gli smartphone, i tablet, ecc. è questo un settore fondamentale per lo sviluppo futuro. A livello sperimentale si stanno diffondendo molto la robotica e l’intelligenza artificiale, che finora vengono usate in fabbriche e in settori specializzati, ma non si sono ancora tradotti in oggetti di consumo, di cui pure si è molto parlato (i robot per la casa).

 

Senza regole

Tutti i  processi connessi con la globalizzazione sono di carattere vitale, creativo, rivoluzionario, però nello stesso tempo sono processi a carattere esplosivo e sregolato. Nel loro insieme danno l’impressione di aumentare il disordine del pianeta. Ciascuno nel proprio ambito agisce liberamente, interviene senza negoziato e non esiste alcuna autorità sovranazionale che interviene a dare indirizzi. Il mondo aveva alcune autorità e ha dei trattati commerciali, ma di fatto essi durano poco tempo e non sono efficaci. È un sistema che si avvia verso il disordine a tutti i livelli. Per esempio, nel caso dell’inquinamento, nonostante molte riunioni, incontri, vertici, di fatto non si è riusciti a produrre effetti. A questo punto nascono movimenti nuovi di giovani, come quello di Greta Thunberg, per richiedere un cambiamento drastico, una drastica regolazione dei fattori che minacciano l’equilibrio ecologico. Esplodono grandi incendi in Amazzonia, in California, in Australia, gravi inondazioni in Gran Bretagna, Spagna, eccetera… Cresce la temperatura e si sciolgono i ghiacciai.

Lo stesso disordine avviene nel campo della finanza e dell’economia. Al punto che si è avuta una grave crisi nel 2008 e un'altra viene annunciata. I governi sono in grave difficoltà a gestire i processi economici e le proteste popolari crescenti e anche gli economisti non sono in condizione di indicare la rotta da seguire.

Il terzo fattore di disordine è quello tra le persone.  Una vetrina dello stato dei rapporti umani è rappresentata dall’industria del cinema, dove non vengono più raccontate storie che hanno uno svolgimento, una durata, un senso, un risultato, una struttura. Non c’è nei protagonisti la ricerca di una profondità e di un significato nei comportamenti e nelle relazioni, ma solo una serie di eventi, di situazioni, di sequenze dominate da violenza, sesso, solitudine, horror. Non c’è più l’eroe, il senso di una ricerca, una contrapposizione tra il bene e il male. Il film non ti deve più insegnare quale deve essere la direzione della tua vita, insegnarti qualcosa sulla relazione con gli altri, sull’amore, farti riflettere, ma deve solo rappresentare le situazioni più eccentriche o stare nel mezzo senza offendere qualcuno, a meno che non sia mostruoso o rappresenti un eccesso universalmente riconosciuto. Costituiscono eccezioni alcuni vecchi registi come  Coppola, che si autofinanzia un film per poter parlare di un tema introspettivo e spirituale come il tentativo di superare la morte, o Polansky che nel film L’ufficiale e la spia tratta un tema delicato e storico, come il caso Dreyfus.

La scomparsa dell’autore nella letteratura e del regista nel cinema è un segno di difficoltà dell’alta cultura. Si sono svalorizzate professioni come lo scrittore, il giornalista, l’intellettuale, il regista e si sono diffusi i ghost writer, gli scrittori che scrivono libri che verranno firmati da altri.

Nel campo dell’istruzione ha prevalso una pedagogia permissiva, che volendo eliminare l’autoritarismo e il nozionismo, ha distrutto la superiorità della cultura, del sapere sull’ignoranza. Ha combattuto il pensiero razionale, l’argomentazione, la dimostrazione, la consequenzialità il plot della narrazione. Ha indebolito la memoria a lungo termine mettendo in crisi l’identità delle persone e delle comunità. Poi è intervenuto il pensiero preconfezionato del quiz, del test del mi piace, che ha colonizzato ogni angolo di internet. Il colpo finale è stato dato con la prevalenza dell’immagine e del pensiero intuitivo ed analogico.

 

L’aumento dell’entropia

Concludendo, il processo che è seguito alla rivoluzione della globalizzazione, di internet e dell’emancipazione, in cui tutti esplorano tutte le direzioni e i governi si affannano a controllare, ma lo fanno in modo inefficiente e grossolano proprio perché disordinato, è diventato estremamente instabile e quindi molte persone in questo periodo avevano l’esperienza di qualcosa che stava “esagerando”, che aveva perso il controllo e la direzione.

I tre fattori che abbiamo appena elencato: la natura, il denaro e l’essere umano con le sue relazioni, non si regolavano più e quindi avevi l’impressione che potesse avvenire una catastrofe, ma nessuno poteva dire dove e come. Soprattutto i giovani cresciuti nell’era della globalizzazione, pur avendo l’esperienza di  essere cittadini del mondo, non avevano una visione positiva del futuro, ma anzi lo temevano. La gente agiva con leggerezza cercando di non pensarci o immaginando soluzioni miracolistiche. Questa è l’epoca dei populismi, degli eccessi, dei cattivi governi, della mancanza di fiducia e della scomparsa del futuro. Per prevedere il futuro la gente immaginava una continuazione del presente sempre più eccessivo e disordinato.

Negli anni Sessanta e Settanta un gruppo di studiosi indipendenti l’uno dall’altro nel campo dell’economia, delle scienze naturali, della sociologia e della matematica (Come Rene Thom,   Ilya  Prigogine, Francesco  Alberoni) era giunto alla conclusione che quando aumenta l’entropia di un sistema oltre una certa soglia, a un certo punto avviene un’improvvisa e violenta ristrutturazione del campo. È un corso di pensiero che  ritiene che non sia prevedibile il futuro, ma che si possa percepire il crescere del disordine e quindi preparare alternative a cambiamenti improvvisi.

In certe circostanze si può creare uno stato di allerta di duttilità, di mobilità, che consente una rapida risposta all’evento catastrofico. È quanto avviene puntualmente nella previsione dei cicloni negli Stati uniti, che non sai dove colpiranno, ma poiché sei in allerta sei in grado di provvedere. Questo avrebbe dovuto allarmare anche nel rapporto natura-uomo, dati i segnali inquietanti nel campo ecologico e nel mondo sociale ed economico. Invece ciò non è avvenuto. La mente è rimasta sempre sul passato, ha immaginato che tutto continuasse come prima. Non era pronta. C’era stata la globalizzazione, ma il mondo non era pronto e così quando è scoppiata la pandemia in Cina tutti sono stati in ritardo. Alcuni governi lo sono ancora, altri hanno tentato in tutti i modi di mentire sulle circostanze reali. Dovunque al posto di uno stato di disordine caotico dopo una fase di stordimento e idiozie ha prevalso un ordine centralizzato, dittatoriale, totalitario.

 

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