La crisi della fede

26 Dicembre 2020



La crisi della fede
La crisi della fede

Il tema di questo articolo –  la crisi della fede oggiè lo spunto per un dialogo con Don Giuseppe Rizzardi, che ringraziamo per le sue risposte alle nostre domande.

  1. In passato di fronte  a carestie pandemie, disastri naturali, si acuiva il senso di fragilità della vita umana e cresceva la domanda religiosa. 

Lo confermo. Il momento forte della domanda religiosa in tutte le culture religiose avviene dentro momenti storici tragici sotto profilo socio-politico o culturale o calamitoso.  La Scrittura di Israele (Antico Testamento), nella sua totalità lo testimonia. Israele come fede e religione nasce nella crisi della deportazione in Egitto prima (sec. XIII?), poi in quella babilonese (sec. VII-VI).  La prima vera sconfitta che sentiamo dentro di noi è di non essere in grado sapere il perché del male che attraversa l’universo.

       2.Perché questo oggi non sembra avvenire?  Vi è uno spazio possibile oggi per un re-incontro con il tema religioso?

La religione ha bisogno di ri-configurarsi in termini strutturali se vuole ricollocarsi nell’orizzonte di interesse dell’uomo contemporaneo. La riconfigurazione non avviene ad opera di movimenti all’interno della religione, che come dimostra la sociologia religiosa: questi si propongono sempre, anche nella loro volontà riformatrice, in termini apologetici sia dentro che furi del mondo religioso.

La riconfigurazione o riformazione (“Ecclesia semper reformanda”, Vaticano II), come dice la parola, è darsi una nuova forma, determinata, da una parte, dalla grande riflessione (presente nella storia cristiana) attorno a Dio ed ai linguaggi giustificati per dirLo, sempre rivedibili, dall’altra, nell’ascolto delle domande e risposte maturate nel processo culturale-scientifico contemporaneo. Mentre sul primo aspetto è in atto nella teologia la crisi dei linguaggi (della teologia) e la consapevolezza dei loro limiti, sul secondo aspetto, la domanda culturale soffre il disagio di una religione che si propone risposte definitive non dialogabili.

      3.La fede e l’emergenza della salute oggi in quale relazione si trovano?

Pure nell’invocazione continua di Dio come si dice nella liturgia della messa ogni giorno, con più intensità oggi: “liberaci Signore da tutti i mali e dona la pace ai nostri giorni”), credo che il compito fondamentale della religione capire, interrogarsi e condividere il grido di impotenza dell’uomo che si eleva oggi dalle nostre case e dai nostri ospedali. E ripeterei, in questo conteso, un mio pensiero nella recente commemorazione di tutti i nostri che ci hanno lasciato.

Mi sono venuti in soccorso due moniti letterari: il primo di Ugo Ojetti (+1946,) «chi descrive il proprio dolore è sul punto di consolarsi»; l’altro, di Luigi Lucantoni: «Bisogna tessere una tela del dolore prima che emerga l’immagine di un sorriso».

In queste due espressioni ritrovo il senso per una memoria pubblica comunitaria degli innumerevoli lutti di oggi ed anche una traccia di autentico pensiero religioso.

             4. La gente si chiede: perché così tanti lutti, così tanto dolore, tanta  solitudine,  tanta paura, tanta impotenza?

Rispondere a questa interrogazione vorrebbe dire sapere perché noi uomini siamo su questo pianeta, in questo universo infinito, conoscere il senso ultimo delle nostre esistenze e di tutto ciò che è e che vive.

Gesù stesso, come attestano i vangeli, è stato vittima del dolore e di una morte decretata dal potere politico romano e non ha potuto sottrarsi. Egli ha combattuto tutta la sua vita per rimediare ai mali del suo tempo (povertà, malattia, ignoranza, la violenza del potere politico e religioso) ma non ha mai detto una sola parola sul perché del male.

5.Cosa fare?

Il nostro lungo pianto, quello del dolore, del lutto, a noi tocca conoscerlo, ri-conoscerlo e attraversarlo. La psicologia parla, nel caso dei lutti personali familiari, di elaborazione del male. Ed è questo che dobbiamo fare.

Si tratta del processo contrario a quello del nascondimento, dentro il silenzio, dentro la dimenticanza, o addirittura della pura repulsione. Elaborare questo grave male collettivo-sociale con tutto quello che trascina con sé: paure, insicurezze, traumi psicologici (fenomeni di depressione), senso di solitudine, e di impotenza, senso di morte.

Don Giuseppe Rizzardi è docente di Islamistica presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale di Milano

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Cristina Cattaneo Beretta

Cristina Cattaneo Beretta (ha aggiunto il nome della mamma al suo) (email) Laureata in filosofia ed in psicologia a Pavia, psicoterapeuta, dottore di ricerca in filosofia delle scienze sociali e comunicazione simbolica, ha condotto studi sul linguaggio simbolico e il suo uso terapeutico (Cristina Cattaneo Il pozzo e la luna ed Aracne). Studia le esperienze di rinnovamento creativo e i processi amorosi, approfondendo in particolare il tema della dipendenza affettiva. Ha pubblicato con Francesco Alberoni: L’universo amoroso (Milano, 2017 ed. Jouvence), Amore mi come sei cambiato (2019 Milano, ed. Piemme Mondadori), L’amore e il tempo (Aracne 2020).

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