La via della pace

15 Agosto 2023



La via della pace
La via della pace

Questo è l'ultimo articolo scritto dal prof. Francesco Alberoni il 21 giugno 2023. Come sempre la sua voce si stacca dal coro e si addentra per un ragionamento più essenziale. In poche righe mette a nudo il vero nucleo delle ostilità, dei conflitti. E' uno spunto di riflessione per tutti coloro che sono in guerra, che fanno la guerra e indica la vera via per la pace. Il vero lavoro da affrontare. E ha valore sia nei rapporti tra i popoli, che  nei rapporti tra le persone.

Lo dedico con affetto a tutti coloro che ci hanno seguito in questi sette anni

Cristina Cattaneo

(direttore vicario)

 

Guerra pace e pacificazione

di Francesco Alberoni

Il rapporto fra guerra, pace e pacificazione è asimmetrico. L’entrata in guerra è un atto liberatorio, di esultanza, di invasione, di conquista del territorio nemico, una vittoria anticipata. È sempre crescita, sviluppo. L’uscita dalle guerre è invece un atto di chiusura, di restringimento che a molti appare come ritirata e quindi una sconfitta. Ogni pace comporta, accanto a un guadagno una perdita ed è questa perdita il valore negativo, l’ombra che incombe anche sulle più splendide vittorie. È questo ciò che rende tanto gioiosa, leggera, rapida la dichiarazione di guerra e tanto faticosa, lenta, contrastata, rinviata la firma della pace. È più facile restare in guerra che uscirne, come è più facile iniziare un nuovo amore che concludere un amore esistente. La fase iniziale delle guerre è potenzialmente assalto, invasione, travolgimento ma può essere anche dilazione, ritardo, rinvio, dimenticanza. La Prima Guerra Mondiale per l’Italia incomincia un anno dopo la dichiarazione di guerra e la Seconda Guerra Mondiale, nove mesi dopo. Sembrava che la guerra fosse stata dimenticata ed a un certo punto fosse stata proclamata ma che non si sarebbe dato inizio ai combattimenti. Poi improvviso il rombo del cannone, il bombardamento aereo, gli assalti alla baionetta: di colpo la guerra è iniziata. È un cambio totale della mentalità, del modo di pensare e di sentire, di desiderare. Gli eleganti abiti borghesi vengono sostituiti da quelli grigio-verdi. Le madri accompagnano i figli alla stazione da dove partono per il fronte, sapendo che potranno essere uccisi.

Anche uscire dalla guerra richiede un mutamento radicale, perché finché sono in guerra due hanno l’impressione di poter vincere. Mentre, invece, la pace è sempre rinuncia a qualcosa, rinuncia alla vittoria o necessità di accettare un accordo che ridimensiona le aspettative.

La domanda è allora: cosa può far finire la guerra? Durante la Prima Guerra Mondiale la rotta di Caporetto non mette fine alla Guerra. L’esercito arriva sul Piave ma non si arrende. Si combatterà per un altro anno. Le cause fondamentali che consentono la fine della Guerra non sono tanto l’esaurimento dei soldati a cui tutti fanno riferimento quando la guerra è in corso, ma piuttosto la comparsa di un nuovo nemico più forte, come è avvenuto con l’ingresso degli Stati Uniti nel 1917 nella Prima guerra mondiale e la pandemia di influenza spagnola che causò 50 milioni di morti. In entrambi i casi si è diffuso lo sconforto, il panico, la paura a cui è seguita la rotta e la pace. Guerre che potrebbero durare molto a lungo finiscono in breve perché sono comparsi sul campo di battaglia un esercito o un’arma infinitamente superiori alle potenze date all’inizio. Questo fenomeno è avvenuto con l’avanzare delle panzer division tedesche sopra la selva delle Ardenne. E ancor più clamorosa l’immediata resa delle truppe giapponesi e dell’imperatore dopo il lancio delle prime due bombe atomiche.

Quand’è che invece una guerra finisce quasi immediatamente? Quando lo scontro avviene nel breve periodo. Tale è il caso di tutte le battaglie antiche, che molto spesso si svolgevano in una sola giornata, come nella battaglia di Canne o in quella di Zama.

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Cristina Cattaneo Beretta

Cristina Cattaneo Beretta (ha aggiunto il nome della mamma al suo) (email) Laureata in filosofia ed in psicologia a Pavia, psicoterapeuta, dottore di ricerca in filosofia delle scienze sociali e comunicazione simbolica, ha condotto studi sul linguaggio simbolico e il suo uso terapeutico (Cristina Cattaneo Il pozzo e la luna ed Aracne). Studia le esperienze di rinnovamento creativo e i processi amorosi, approfondendo in particolare il tema della dipendenza affettiva. Ha pubblicato con Francesco Alberoni: L’universo amoroso (Milano, 2017 ed. Jouvence), Amore mi come sei cambiato (2019 Milano, ed. Piemme Mondadori), L'amore e il tempo (Aracne 2020).

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