L’impero americano conquista l’Europa

19 Aprile 2022



L’impero americano conquista l’Europa
L’impero americano conquista l’Europa

Con la guerra d’Ucraina si costituisce una potenza politica ed economica che ingloba l’intera Europa portando il suo confine alla Russia. Noi chiameremo “americano” questo potente Superstato americano ma sarebbe più corretto chiamarlo anglosassone perché comprende tutte le colonie che facevano parte del Commonwealth inglese: USA Canada, India, sud Africa e per di più sono riusciti ad imporre come lingua universale l’inglese e a farne il linguaggio del web e dell’intelligenza artificiale.

 

 Premessa metodologica

La vita sociale si svolge su diversi livelli con strutture temporali differenti. Quella inferiore riguarda l’intorno immediato delle nostre persone, dove si creano e si sviluppano relazioni studiate soprattutto dopo Freud dalla psicologia. I protagonisti sono fratelli, genitori, figli, amici, conoscenti, colleghi. Gli stessi individui che incontri a questo livello però entrano in configurazioni più ampie, anch’esse con una propria identità: imprese, associazioni, enti, ciascuno con una propria politica. A loro volta queste associazioni entrano in strutture più ampie come i grandi partiti di massa; a loro volta queste rientrano nelle istituzioni amministrative locali e nazionale. E le relazioni che si svolgono entro queste entità cambiano ad ogni livello e richiedono uno studio apposito. Lo stesso vale a livello delle nazioni e degli stati.

Lo scontro fra Roma e Cartagine era animato dagli Scipioni e dai Barca ma non sono un conflitto fra famiglie. Lo scontro fra Scipione e Annibale non è dovuto a ragioni personali o familiari ad o antipatia ma al fatto rappresentare due città stato in espansione imperiale e fra due potenze in espansione nasce sempre la competizione per il primato e la supremazia. Lo stesso e avvenuto in Grecia fra Atene e Sparta. La lotta fra una potenza in ascesa ed un’ altra consolidata è stata chiamata la “trappola di Tucidide”.

Lo studio dei rapporti e dei motivi di alleanza o di lotta fra stati e potenze statuali multiple è chiamato geopolitica. E  solo con un’analisi a livello geopolitico si può capire perché è scoppiata la prima guerra mondiale, la seconda guerra mondiale e l’attuale conflitto.

Se domandiamo a ciascuno dei contendenti perché è entrato in guerra, egli ci elenca le giustificazioni a che a suo tempo usava per convincere se stesso e gli altri tutti ad entrare in guerra; spesso motivi contingenti, impegni già presi in precedenza, equivoci, insulti, rancori di varia natura; infine esitazioni o ritardi a cui sarebbe stato facile porre rimedio, perfino esitazioni o rigidità burocratiche come è avvenuto dopo l’assassinio di Sarajevo. In realtà gli stessi protagonisti non sanno giustificare i veri motivi, le ragioni logiche che li hanno portati alla guerra.

In quel momento essi volevano la guerra, erano emotivamente diventati tutti dei paranoici e degli tutti interventisti. I danni e le sofferenze della guerra apparivano loro privi di importanza, mentre il nemico appariva loro mostruoso demoniaco. Osservando le cose dal livello geopolitico possiamo vedere che in Europa si era concentrato un enorme potere scientifico, economico e militare. Molti paesi erano in rapida espansione mentre altri erano statici ed altri ancora premevano per emergere. Alla fine della guerra la Germania, lo stato nazione più avanzato e con un ritmo di progresso maggiore era distrutto,  l’Inghilterra aveva il più grande impero coloniale della storia, mentre la Russia, era diventata uno smisurato impero ideologico-politico.

Anche nella Seconda guerra mondiale la Germania trasfigurata dal movimento collettivo nazista ha ripetuto l’assalto al potere mondiale. Un atto consapevole a cui ha corrisposto una consapevole risposta anglo americana cui ha aderito tutto il Commonwealth che poi è diventato alleanza atlantica con l’adesione dei pasi europei.

 

  La guerra fredda e la globalizzazione

Questa formazione con l’alleanza militare corrispondente, la NATO, si è giustificata come difesa democratica antisovietica ed è nata quando Il mondo era rimasto diviso in due dalla guerra fredda. Gli americani poi hanno usato la NATO come longa manus per i loro conflitti personali, però col collasso dell’Unione sovietica questo  sistema  difensivo è  apparso sempre più ingiustificato e con l’inizio della globalizzazione avevano perso importanza i confini, gli stati e si era avviata la formazione di un unico mercato globale. Il processo è stato completato dallo sviluppo di internet e la comunicazione istantanea che ha rivoluzionato tutti i rapporti sociali. In quella situazione geopolitica a Pratica di Mare Berlusconi ha addirittura proposto l’ingresso della Russia nella NATO: osteggiata dagli americani che non volevano la formazione di una potenza europea. Col covid si sono inoltre temporaneamente appianati molti dissensi e conflitti.

 

 Il ritorno delle individualità e delle nazioni

Alla fine del covid e della sdifferenziazione sono riemerse  le differenze e le individualità etniche, religiose e politiche, ciascuna delle quali riscopre le proprie radici nella propria storia e vuol vivere ed affermare il suo modello di vita e i suoi valori. Ed ecco ritornare importante il territorio dove vive il popolo che si sente nazione sorgono rivendicazioni sui confini. La recente guerra ucraina è nata da una sorta di movimento nazionalitario russo che voleva integrare territori come il Donbass e la Crimea che ne facevano parte nel passato. In parallelo abbiamo visto esplodere un forte movimento collettivo nazionalitario antirusso che si è manifestato nella rivolta di Maidan, una vera e propria insurrezione armata che ha rovesciato il governo filorusso. Questo forte movimento nazionalitario è stato nel complesso ignorato perché la mentalità dominante in quell’epoca era globalista e ignorava le identità territoriali e nazionali. Con questo erroneo convincimento la Russia ha attaccato la ucraina facendo esplodere il movimento nazionalista di liberazione e portato i patrioti ucraini ad organizzarsi in un esercito rivoluzionario che ha creato gravi problemi all’invasione russa scompaginandone i piani. I russi si aspettavano la resa dell’esercito ucraino ignorando che un movimento popolare rivoluzionario non si arrende ma continua la lotta come guerriglia sabotaggio su tutto il territorio.

 

 La resa dei paesi europei

Che peso ha avuto la diplomazia e soprattutto l’intelligence americana a preparare favorire ed armare il movimento? Certo molto forte ma soprattutto è stata decisiva, la messa a disposizione dell’esercito rivoluzionario di armi e informazioni essenziali in cui gli americani sono superiori. Forse il vero stato maggiore ucraino è  a Washington non a Kiev. Con questa osservazione ci portiamo ad un livello di osservazione più elevato di quello della nazione, e possiamo domandarci il perché di un fenomeno sconcertante: la mobilitazione della comunicazione di tutte le nazioni europee, dei grandi social media americani a favore del movimento nazionalitario antirusso, alla cui guida è stato scelto Zelenski  forse consapevolmente, forse perché si era imposto per conto proprio. In pochi giorni si è creato un movimento di opinione euroamericana antiurusso con la demonizzazione di Putin ed è in questo clima passionale che tutti gli stati europei, senza eccezione hanno dato le sanzioni alla Russia anche se ne ricevevano un grave danno loro. È caso tipico la Germania, la terza potenza industriale del mondo che ha votato la chiusura dei gasdotti russi che la alimenta non rischiando la rovina economica. E con che vantaggio? I tedeschi non temono una invasione russa, anzi collaborano con loro.

Perché hanno aderito come tutti gli altri alle sanzioni? Perché si sono lasciati commuovere dall’eccitamento collettivo, perché volevano dare prova di unità?

Lo hanno fatto perché sono stati travolti dall’effetto congiunto della mobilitazione bellica  e dalla direzione data a tutte le comunicazioni dell’immenso potere  americano in questo campo?  O perché lo hanno considerato un ordine dell’alleanza atlantica e della Nato dove gli  unici che comandano e possono dare ordini sono gli   americani? Qualcuno poteva dire di no, rifiutarsi di ubbidire. In quei giorni invece abbiamo visto abbassarsi in segno di resa tutte le  bandiere europee, un vassallaggio collettivo senza alcuna eccezione. E poi questi stessi paesi dando le sanzioni, le hanno date a se stesse portandosi sull’orlo della rovina e nessuno si è alzato a dire di no, nessuno, tutti a terra di fronte al sovrano. In quel momento tutto è cambiato, l’intera comunità europea si metteva al servizio della guerra americana contro la Russia e ne diventava non un alleato, ma un satellite. L’Europa si è unificata unanime alle sanzioni e alla campagna antirussa non come stato sovrano ma come provincia del impero americano (o forse è meglio dire anglosassone perché comprende oltre agli USA l’Inghilterra, il Canada, Il Sudafrica, l’Australia la nuova Zelanda e forse l‘India) paesi anglofoni che hanno imposto l’inglese come lingua scientifica universale e che hanno il controllo delle comunicazioni di cui possono influenzare contenuti e valori e perfino le azioni dei i singoli individue isolati. La  Russia ai loro occhi era un paese arretrato a cui si doveva impedire di diventare grande potenza e la sua sconfitta potrebbe portare al suo disfacimento, al crollo del sistema asiatico e forse e proprio questo che essi desiderano vederla annientata. Distrutta la nazione egemone il  sistema delle repubbliche asiatiche si dissolve e gli usa eredi della Gran Bretagna si impadroniscono di quello che e stato a lungo chiamato “il grande gioco” in cui però c’è certamente un nuovo giocatore, la Cina.

 

Vedi anche:

Delenda Carthago

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Francesco Alberoni

Laureato in medicina, ordinario di Sociologia a Milano. Ha studiato il divismo L’elite senza potere (1963) ed è stato il fondatore della sociologia dei consumi in Europa: Consumi e società (1964). È il maggior studioso dei movimenti collettivi Movimento e istituzione (1977) e Genesi (1989), è il pioniere degli studi sull’amore: Innamoramento e amore (1979) tradotto in trenta lingue, un tema che ha continuato ad approfondire con L’amicizia (1984) l’Erotismo 1986) Ti amo (1996) Sesso e amore (2006) L’arte di amare (2012) Amore e amori (Edizioni Leima, Palermo, 2016). Con Cristina Cattaneo ha pubblicato L’universo amoroso (2017), Amore mio come sei cambiato (2019) e L’amore e il tempo (2020).

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