Guerra, pace e pacificazione

21 Giugno 2023



Guerra, pace e pacificazione
Guerra, pace e pacificazione

Il rapporto fra guerra, pace e pacificazione è asimmetrico. L’entrata in guerra è un atto liberatorio, di esultanza, di invasione, di conquista del territorio nemico, una vittoria anticipata. È sempre crescita, sviluppo. L’uscita dalle guerre è invece un atto di chiusura, di restringimento che a molti appare come ritirata e quindi una sconfitta. Ogni pace comporta, accanto a un guadagno una perdita ed è questa perdita il valore negativo, l’ombra che incombe anche sulle più splendide vittorie. È questo ciò che rende tanto gioiosa, leggera, rapida la dichiarazione di guerra e tanto faticosa, lenta, contrastata, rinviata la firma della pace. È più facile restare in guerra che uscirne, come è più facile iniziare un nuovo amore che concludere un amore esistente. La fase iniziale delle guerre è potenzialmente assalto, invasione, travolgimento ma può essere anche dilazione, ritardo, rinvio, dimenticanza. La Prima Guerra Mondiale per l’Italia incomincia un anno dopo la dichiarazione di guerra e la Seconda Guerra Mondiale, nove mesi dopo. Sembrava che la guerra fosse stata dimenticata ed a un certo punto fosse stata proclamata ma che non si sarebbe dato inizio ai combattimenti. Poi improvviso il rombo del cannone, il bombardamento aereo, gli assalti alla baionetta: di colpo la guerra è iniziata. È un cambio totale della mentalità, del modo di pensare e di sentire, di desiderare. Gli eleganti abiti borghesi vengono sostituiti da quelli grigio-verdi. Le madri accompagnano i figli alla stazione da dove partono per il fronte, sapendo che potranno essere uccisi.

Anche uscire dalla guerra richiede un mutamento radicale, perché finché sono in guerra due hanno l’impressione di poter vincere. Mentre, invece, la pace è sempre rinuncia a qualcosa, rinuncia alla vittoria o necessità di accettare un accordo che ridimensiona le aspettative.

La domanda è allora: cosa può far finire la guerra? Durante la Prima Guerra Mondiale la rotta di Caporetto non mette fine alla Guerra. L’esercito arriva sul Piave ma non si arrende. Si combatterà per un altro anno. Le cause fondamentali che consentono la fine della Guerra non sono tanto l’esaurimento dei soldati a cui tutti fanno riferimento quando la guerra è in corso, ma piuttosto la comparsa di un nuovo nemico più forte, come è avvenuto con l’ingresso degli Stati Uniti nel 1917 nella Prima guerra mondiale e la pandemia di influenza spagnola che causò 50 milioni di morti. In entrambi i casi si è diffuso lo sconforto, il panico, la paura a cui è seguita la rotta e la pace. Guerre che potrebbero durare molto a lungo finiscono in breve perché sono comparsi sul campo di battaglia un esercito o un’arma infinitamente superiori alle potenze date all’inizio. Questo fenomeno è avvenuto con l’avanzare delle panzer division tedesche sopra la selva delle Ardenne. E ancor più clamorosa l’immediata resa delle truppe giapponesi e dell’imperatore dopo il lancio delle prime due bombe atomiche.

Quand’è che invece una guerra finisce quasi immediatamente? Quando lo scontro avviene nel breve periodo. Tale è il caso di tutte le battaglie antiche, che molto spesso si svolgevano in una sola giornata, come nella battaglia di Canne o in quella di Zama.

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Francesco Alberoni

Laureato in medicina, ordinario di Sociologia a Milano. Ha studiato il divismo L’elite senza potere (1963) ed è stato il fondatore della sociologia dei consumi in Europa: Consumi e società (1964). È il maggior studioso dei movimenti collettivi Movimento e istituzione (1977) e Genesi (1989), è il pioniere degli studi sull’amore: Innamoramento e amore (1979) tradotto in trenta lingue, un tema che ha continuato ad approfondire con L’amicizia (1984) l’Erotismo 1986) Ti amo (1996) Sesso e amore (2006) L’arte di amare (2012) Amore e amori (Edizioni Leima, Palermo, 2016). Con Cristina Cattaneo ha pubblicato L'universo amoroso (2017), Amore mio come sei cambiato (2019) e L'amore e il tempo (2020), Il rinnovamento del mondo. E' mancato il 14 agosto 2023.

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