L’esercito burocratico

6 Aprile 2020



L'esercito burocratico
burocrazia, immagine di Esch

Il nostro governo continua a chiedere all’Europa di affrontare insieme il coronavirus e la grave crisi economica che ne è la conseguenza. Da un lato, si tratta di concedere permessi perché lo stato italiano possa fare debiti proibiti dai trattati di Maastricht e di Lisbona, contratti capestro che noi abbiamo firmato non si capisce se per ottimismo o per incoscienza. Inoltre, chiediamo dei finanziamenti per un periodo limitato perché temiamo che sotto l’urto del coronavirus la nostra industria resti ferma e non possa più riprendersi quando è passata la pandemia. Poiché è questo il momento più acuto della crisi, queste manovre dobbiamo farle subito e non aspettare. Invece purtroppo la macchina politico economico burocratica europea è complicata e lentissima, abituata a fare leggi e ordinamenti inutili e oppressivi, ma incapace di prendere decisioni e prevedere circostanze eccezionali. Non è colpa della Germania o dell’Olanda o della Svezia. Certo, questi paesi sono egoisti, interessati a loro stessi, ma la malattia è nel modo cui è stata fatta l’Europa.

Come deve essere fatto uno stato democratico? Con il parlamento e il senato che vengono eletti. Questi esprimono il governo, gli danno la fiducia o gliela tolgono. Sono loro che fanno le leggi, mentre il governo le attua.

Nel caso dell’Europa invece c’è un solo parlamento elettivo che non fa il governo, la Commissione, perché questa è fatta da 27 membri indicati da ciascuno dei 27 Paesi della Comunità Europea. I capi di stato di questi 27 paesi si riuniscono nel Consiglio di Europa, un organismo che decide le cose più importanti, ma all’unanimità, basta perciò il voto contrario di un paese come la Lettonia o la Slovenia per bloccare ogni cosa. Un organismo potentissimo, ma inefficiente e litigioso.

Allora chi fa le leggi? La Commissione. Ma non immaginate che sia un organismo semplice, voi in TV vedete i commissari come persone, ma il vero immenso potere della Commissione è nelle mani di uno sterminato apparato burocratico di 60.000 funzionari strapagati, articolato in decine e decine di direzioni generali, sottodirezioni, uffici, commissioni.

Essi vengono dai 27 paesi dell’Europa. Sono inamovibili, si scelgono fra di loro, si promuovono fra di loro, decidono fra di loro tutto quello che gli pare, fanno le leggi sulla forma delle lampadine, sulla misura dei piselli, la dimensione delle tazze del gabinetto, su cosa si deve mangiare, su come si devono fabbricare le case, su cosa si deve dire e non dire. Il talento che viene maggiormente apprezzato è che allentino i rapporti con il loro paese. Esercitano una vera dittatura sul comportamento e sulla cultura europea perché tutte queste leggi vengono imposte ai paesi della comunità. Metà delle leggi italiane ci sono imposte da questo esercito burocratico di occupazione a suo sfizio.

Allora chi comanda in Europa? I capi di stato e i loro ministri su poche cose grosse, ma fondamentalmente gli altri burocrati di Bruxelles col loro esercito di funzionari. Questi burocrati si  autogovernano come uno stato e dovrebbero essere considerati un esercito burocratico di occupazione. Cioè come potenza autonoma, straniera che si è impadronita del potere e pensa solo ad ampliarlo e ad accrescerlo.

E come è che questo esercito burocratico di occupazione cresce? Mettendo nuove proibizioni. A qualcuno per esempio viene in mente che per il bagno si consuma troppa acqua. Allora fanno una legge in cui si indica la quantità giusta. Poi impongono di mettere un regolatore speciale in tutti i bagni d’Europa e tutti devono ubbidire pena vedersi precluso l’uso dell’abitazione dell’ufficio o della fabbrica. E solo certe ditte sono omologate per fare i regolatori. Un costo enorme. E se vi sono paesi più caldi e paesi più freddi, in cui il bisogno di acqua è diverso, all’esercito di occupazione non importa. Loro indicano in modo illuministico la “giusta acqua” che dovrebbe andare bene per tutti.

Noi tutti, voi ed io, ci rendiamo oscuramente conto di questa anomalia. Quando pensiamo a Bruxelles non pensiamo al nostro governo, ma a Loro, gli eurocrati, a cui dobbiamo porre delle richieste o opporci, mai un rapporto amichevole di fiducia ma sempre di tensione, di diffidenza. E percepiamo oscuramente che dall’Europa ci arrivano continuamente leggi, regolamenti spesso costosi, talvolta assurdi. Qualcuno ci comanda, ma non sappiamo che volto ha: pensiamo alla Merkel o a Draghi ma non sono loro. Non sappiamo nulla dei veri padroni, perché non hanno volto. È un gruppo chiuso, onnipotente che si autogoverna e cresce continuamente divorando lo stato democratico e la società civile.

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L'esercito burocratico

Francesco Alberoni

Laureato in medicina, ordinario di Sociologia a Milano. Ha studiato il divismo L’elite senza potere (1963) ed è stato il fondatore della sociologia dei consumi in Europa: Consumi e società (1964). È il maggior studioso dei movimenti collettivi Movimento e istituzione (1977) e Genesi (1989), è il pioniere degli studi sull’amore: Innamoramento e amore (1979) tradotto in trenta lingue, un tema che ha continuato ad approfondire con L’amicizia (1984) l’Erotismo 1986) Ti amo (1996) Sesso e amore (2006) L’arte di amare (2012) Amore e amori (Edizioni Leima, Palermo, 2016). Con Cristina Cattaneo ha pubblicato L’universo amoroso (2017), Amore mio come sei cambiato (2019) e L’amore e il tempo (2020).

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