Verso l’Eurocina?

3 Maggio 2019



Verso l’Eurocina?
Verso l’Eurocina?

Di fronte alla prospettiva concreta di diventare preda ambita dell’espansionismo commerciale cinese, l’Unione Europea che fa? Che dice? Come interagisce con una potenza, quella asiatica, che dichiaratamente è venuta a mercanteggiare, e non solo, con lei con la Belt and Road Iniziative(BRI), in aperta concorrenza con gli USA?

Dopo il 1989 e la caduta del Muro di Berlino è finita la sua  importanza geostrategica nell’ambito della guerra fredda in cui era la sentinella dell’Occidente da contrapporre al blocco sovietico.  L’Europa si è trovata senza un nemico, senza un’America disposta a sostenerla in ogni modo pur di scongiurare l’espansione comunista.

Si è così riinventata organismo economico e monetario con il Trattato di Mastricht e l’Euro, concepito essenzialmente dalla vecchia Europa per tamponare la forza di un Marco tedesco troppo potente dopo l’Unificazione delle due Germanie. Una decisione probabilmente prematura, figlia di paure antiche relative alla secolare volontà espansionistica di Berlino, già responsabile di due guerre mondiali.

Dilaniata dalle esigenze divergenti dei suoi componenti, soggiogata da un’alleanza di ferro Francia-Germania che dà poco spazio agli altri partner,  senza una politica comune e senza un esercito, non ha la forza di contrattare compatta con una protagonista economica e politica che non si può ignorare come la Cina.

I paesi membri, dunque,  fanno accordi separati, anche quelli che sulla carta, ammoniscono gli altri di non farlo.

La Germania, ad esempio, ha ceduto lo scalo ferroviario e fluviale di Duisburg, centro decaduto dell’anticamente florida Ruhr,  ai cinesi, che ne hanno fatto la base per lo smercio colossale dei suoi prodotti in Europa.

Il Ceo del Porto di Rotterdam ha accolto entusiasticamente il rafforzamento degli investimenti cinesi in loco: grazie a una partnership tra due compagnie, olandese l’una e cinese l’altra, il treno Chengdu-Tilburg-Rotterdam Express coprirà la distanza fra Chengdu e Rotterdam, di circa 8 mila chilometri, in 15 giorni, attraversando il Kazakistan e toccando Mosca

L’Italia è nel mirino per i suoi scali marittimi: Genova, Trieste e Palermo.  Ji Jinping, infatti, durante la sua visita di Stato in Italia,  è volato per questo nella splendida Trinacria, per fare spese.  In realtà sono Genova e Trieste le mete corteggiate da più tempo: sono molto più vicine al cuore dell’Europa degli altri porti meridionali conquistati da Pechino  e sono la via  per conquistare non tanto l’Italia, ma l’Europa intera fino alle colonne d’Ercole.

L’esempio della Grecia, che non ha sottoscritto un documento dell’Unione Europea contro la violazione dei diritti umani in Cina, in quanto legata al ricatto economico derivante dalla cessione del Pireo, è davanti agli occhi di tutti.

La Svizzera, intanto nella sua indipendenza sovrana,  ha firmato un memorandum of understanding durante la recente visita del presidente cinese in Italia, che prelude a un vero e proprio accordo, la cui sigla definitiva avverrà durante l’importante evento di Pechino sulla Bri  di fine aprile al quale prenderanno parte circa 40 capi di Stato internazionali.

La Cina si sposta e intanto acquisisce know how, big data, ha un piano di investimenti e di ripianamento dei suoi conti interni, basato sulla politica commerciale estera, già calendarizzato fino al 2050, che terrorizza l’America di Trump.

E ha in mente di annettersi economicamente l’Europa in un solo boccone: quello della Via della Seta.

Per trattare con il gigante economico asiatico ci vogliono delle persone competenti, che abbiano l’umiltà di studiare un paese così diverso dall’Occidente, che fa, comprensibilmente il suo gioco di potere nello scacchiere mondiale, ma che si tende sempre a sottovalutare o a percepire con i nostri standard ormai validi solo per la nostra piccola porzione di pianeta.

L’Europa dovrà decidere inoltre da che parte stare nella nuova guerra fredda, senza ambiguità che portano solo a debolezza e a poca credibilità. Non siamo più al centro del mondo, è un dato di fatto, storico, geopolitico e demografico. L’aveva detto anche Copernico secoli fa e non è morto nessuno.

Non resta che prepararsi a nuove strategie e soprattutto a studiare, a non presentarsi impreparati alle nuove variabili in gioco, tra cui c’è anche la Russia di Putin, comunque europea, con cui definire una volta per tutte i rapporti.  Gli USA dovranno decidere infine al più presto se offrire alternative all’Europa o abbandonarla al suo destino, anche se non sono certo tempi da Piano Marshall.

Altrimenti al posto di Dante studieremo Confucio.

 

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Giusy Cafari Panico

Giusy Cafari Panico (email), laureata in Scienze Politiche a indirizzo politico internazionale presso l’Università di Pavia, è studiosa di geopolitica e di cambiamenti nella società. Collabora come sceneggiatrice con una casa cinematografica di Roma, è regista di documentari e scrive testi per il teatro. Una sua pièce: “Amaldi l’Italiano” è stata rappresentata al Globe del CERN di Ginevra, con l’introduzione di Fabiola Gianotti. Scrittrice e poetessa, è direttrice di una collana editoriale di poesia e giurata di premi letterari internazionali. Il suo ultimo romanzo è “La fidanzata d’America” ( Castelvecchi, 2020).

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