Chi comanda in Europa?

31 Marzo 2020



Chi comanda in Europa?
Chi comanda in Europa?

Il nostro governo, questa volta con l’appoggio dell’opposizione, sta cercando di convincere il Consiglio d’Europa a creare degli eurobond, cioè dei buoni del tesoro europei per affrontare tutti insieme le enormi spese per vincere il Coronavirus e sostenere l’economia.

È una proposta già fatta in passato che ha sempre trovato l’opposizione di diversi paesi nordici ed in particolare della Germania. E anche questa volta incontra l’opposizione della Germania, che trascina con sé l’Olanda e i paesi nordici.

 

Il Parlamento europeo, eletto direttamente dalla popolazione, sembra favorevole, ma in questo campo non ha nessun potere.

Chi comanda è il Consiglio d’Europa formato dai capi di stato (oppure dai ministri economici e degli esteri di tutti i 27 paesi europei) che decidono all’unanimità e il dissenso di uno solo blocca qualsiasi decisione.

È cioè un organismo in cui la Estonia o la Lituania, da sole, possono opporsi alla decisione di tutti gli altri stati.

Noi abitualmente identifichiamo l’Unione Europea col Parlamento elettivo e con la Commissione espressa da questo e di solito esponiamo i nostri problemi in Commissione, il luogo in cui si decidono tutte le fastidiose leggi e leggine che hanno complicato la nostra vita e appesantito la nostra burocrazia.

Ma è il Consiglio che comanda. E poiché in questo tutti gli Stati hanno il diritto di veto e la Germania è lo stato potente, è lei che finisce per comandare e fare i propri interessi. E perciò in questo momento di gravissimo pericolo viene da domandarsi: ma cos’è l’Unione Europea? Qualcosa di unito o una accozzaglia di stati che fanno quello che gli pare e dove si impone il più forte?

 

Chi ha concepito all’inizio l’Unione Europea pensava ad uno stato federale che ha al suo interno tanti stati con un loro governo, ma al di sopra una Camera un Parlamento e un Senato esprimono il Governo Federale, che ha potere in molti importanti campi, come la difesa, l’economia la politica estera.

Infatti in USA in questi giorni la Camera dei rappresentati e il Senato d’accordo con il Presidente hanno deciso lo stanziamento di duemila miliardi di dollari per combattere il Coronavirus, per sostenere l’economia e aiutare i disoccupati.

È quello che avrebbe fatto l’Europa se fosse diventato uno stato federale.

E che cosa ha impedito all’Europa di diventarlo? L’orgoglio nazionale francese e tedesco.

De Gaulle, che considerava la Francia una grande potenza perché ha un seggio permanente nel consiglio di sicurezza dell’ ONU e qualche bomba atomica, si è sempre opposto. La Germania non ha mai dichiarato la sua opposizione in modo esplicito al federalismo europeo, ma lo ha impedito di fatto perché ha sempre aspirato all’egemonia sull’Europa. Ricordiamo che alla fine del secolo XIX e all’inizio del XX la Germania era il paese più potente d’Europa e il più progredito nel campo della scienza e della tecnologia ed è grazie a questa sicurezza che ha scatenato due guerre mondiali.

Solo l’intervento americano ha impedito che riuscisse nel suo intento. Questa ambizione è stata cancellata dalla sconfitta. In compenso, però, la Germania durante la Guerra Fredda è diventata la più potente alleata degli USA nel suo conflitto con l’Unione Sovietica e per questo ha ricevuto il  condono totale delle  riparazioni belliche e sostanziali aiuti. Ma soprattutto ha ricevuto un sostanziale beneficio dopo la caduta del muro di Berlino e la dissoluzione dell’URSS, dalla decisione americana di impedire un accordo della Russia con l’ Europa, cioè di evitare il formarsi di una coalizione politica russo-europea che sarebbe diventata una superpotenza sia economica che militare al suo stesso livello. La Germania ha ostacolato fermamente questo processo.

Oggi non è una superpotenza come gli USA la Cina e l’india, ma è l’unico Stato europeo che può trattare alla pari con loro.

 

 

vedi anche

https://alberonimagazine.it/politica/europa-manifesto-di-ventotene/

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Francesco Alberoni

Laureato in medicina, ordinario di Sociologia a Milano. Ha studiato il divismo L’elite senza potere (1963) ed è stato il fondatore della sociologia dei consumi in Europa: Consumi e società (1964). È il maggior studioso dei movimenti collettivi Movimento e istituzione (1977) e Genesi (1989), è il pioniere degli studi sull’amore: Innamoramento e amore (1979) tradotto in trenta lingue, un tema che ha continuato ad approfondire con L’amicizia (1984) l’Erotismo 1986) Ti amo (1996) Sesso e amore (2006) L’arte di amare (2012) Amore e amori (Edizioni Leima, Palermo, 2016). Con Cristina Cattaneo ha pubblicato L’universo amoroso (2017), Amore mio come sei cambiato (2019) e L’amore e il tempo (2020).

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