Paternità simbolica

8 Ottobre 2022



Paternità simbolica
Paternità simbolica

Vi sono due tipi umani. Il primo è composto da coloro che hanno uno spirito innovatore, altruista, che sanno vedere avanti e nel vedere dirigono anche con una mossa apparentemente insignificante le sorti di un giovane, di un’azienda, un’istituzione. Costoro si mettono nei panni di chi si rivolge loro e danno il consiglio migliore spesso vincente.

Poiché sono totalmente disinteressati, il loro sguardo manca dell’egoismo che spesso frena il consulente che in ogni mossa è avvezzo a calcolare il proprio tornaconto.

Questo tipo umano, anche se si è fatto di tutto per toglierlo di mezzo ricorrendo alla selezione burocratica con test e procedure impersonali,  è tuttora indispensabile nei campi in cui c’è competizione, come nello sport o in politica, dove nessuno vince da solo e  in cui conta la persona, il suo volto, la sua personalità.  Un giovane alle prime armi, soprattutto se ha potenziale, ha bisogno di qualcuno che lo sostenga e lo lanci in avanti. Qualcuno che punti la sua fiche su di lui  nel momento cruciale, dandogli con il suo sostegno la forza di resistere agli attacchi, il suggerimento, passo dopo passo, di fare la mossa giusta e avanzare sino ad affermarsi.

E’ inconsueto trovare ancora oggi persone di questo tipo, persone che sono spinte da un atteggiamento disinteressato volto al miglioramento della società, il suo rinnovamento, la sua rigenerazione. La loro funzione è sottostimata perché ha a che vedere con la paternità simbolica che rifiutiamo di onorare.

La funzione della paternità simbolica si è degradata nel tempo. Pensiamo allo psicoanalista che si porta a letto le pazienti, al professore che fa sentire all’allieva il desiderio di affermarsi in campo culturale, solo per sedurla, al sacerdote che seduce i giovani seminaristi, al politico che ha al suo fianco una schiera di ancelle che non diventeranno mai autorevoli a causa di quel degrado iniziale. O al potente che fa fuori i giovani di valore da mandare avanti dopo di lui e resta senza eredi.

Ho spesso parlato di maternità e futuro, ma anche senza paternità non c’è futuro. Oggi le poche figure che esercitano ancora questa funzione vengono corteggiate e subito messe da parte e dimenticate non appena si raggiunge la meta per un meccanismo insito nella società utilitaristica che  alimenta indifferenza irriconoscenza o addirittura rancore nel beneficato.

Poi vi è il secondo tipo umano che è caratterizzato da un comportamento predatorio. Sanno di non poter contare sul proprio valore quindi cercano di accaparrarsi l’aiuto di chi lo ha e attorniano chi a successo ma non sono capaci di guidarlo.

Come esempio pensiamo alla prima lega di Bossi e al progetto di Miglio. L’incontro tra  un giovane dall’intuizione politica dirompente come Bossi  e il grande intellettuale che fornisce un programma con uno spessore politico innovativo e costruttivo, produce un grande fermento vitale. Ma arrivati in parlamento il programma viene abbandonato e Miglio se ne va. La lega nata inneggiando al federalismo, appena sfonda il muro del successo  non  cerca realmente di costruire un programma federalista, non ha più il suo pensatore: resta senza cultura, senza un progetto, senza radici. Senza il suo padre simbolico. Il programma federalista rimane  negli slogan cui la gente crede e per cui seguirà il partito per molto tempo, ma non viene realmente perseguito. La  grande capitale seduce i cuori e modifica le menti di coloro che vi arrivano, brucia i sogni che avevano alimentato la visione originaria. E  del programma politico che avrebbe potuto realmente contribuire a una rigenerazione del paese restano solo frasi.

Per questo a un certo punto, rendendosi conto di non aver attuato la promessa federalista, la lega ha provato a divenire una forza nazionale, difendendo altre frontiere. Ma il progetto federalista di Miglio era qualcosa di ben diverso, di più ben ampio respiro. Regge e funziona in paesi come la Svizzera, dove si parlano addirittura lingue diverse.

Attualmente la Lega si è resa conto di aver perso lo spirito originario e cerca di tornare sui propri passi, ma è difficile che risorga quando hai perso le radici culturali e la visione irraggiante degli inizi.

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Cristina Cattaneo Beretta

Cristina Cattaneo Beretta (ha aggiunto il nome della mamma al suo) (email) Laureata in filosofia ed in psicologia a Pavia, psicoterapeuta, dottore di ricerca in filosofia delle scienze sociali e comunicazione simbolica, ha condotto studi sul linguaggio simbolico e il suo uso terapeutico (Cristina Cattaneo Il pozzo e la luna ed Aracne). Studia le esperienze di rinnovamento creativo e i processi amorosi, approfondendo in particolare il tema della dipendenza affettiva. Ha pubblicato con Francesco Alberoni: L’universo amoroso (Milano, 2017 ed. Jouvence), Amore mi come sei cambiato (2019 Milano, ed. Piemme Mondadori), L'amore e il tempo (Aracne 2020).

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