Perché abbiamo voglia di viaggiare, nonostante tutto?

5 Settembre 2022



Perché abbiamo voglia di viaggiare, nonostante tutto?
Perché abbiamo voglia di viaggiare, nonostante tutto?

Abbiamo constatato in un precedente articolo la ripresa dei viaggi e la voglia di fare vacanza nonostante una situazione politica ed economica a livello nazionale e internazionale molto instabile.

Ma cosa fa innescare questa corsa alla vacanza?

Perché un viaggio di piacere si realizzi occorre la presenza di almeno tre elementi: il desiderio o la volontà di viaggiare; il possesso delle qualità oggettive necessarie per farlo (salute, forza fisica adeguata, libertà dai vari legami sociali, disponibilità finanziaria sufficiente) e la possibilità di avere del tempo libero da gestire.

Ma noi non siamo individui isolati mossi solo dalle nostre esigenze, siamo circondati da un mondo esterno che incessantemente ci trasmette valori, informazioni e stimoli. Le nostre decisioni sono influenzate da familiari, amici, colleghi, associazioni a cui apparteniamo, modelli che prendiamo da riferimento che ci informano sulle mete a cui mirare o sui mezzi con cui raggiungerle consigliandoli o sconsigliandoli. A questi si aggiungono i mass media, i social network e le diverse campagne promozionali di operatori turistici, servizi di trasporto e mete turistiche.

Insomma, la scelta della vacanza è al tempo stesso una ricerca all’interno di noi stessi, svolta interrogando desideri, gusti, valori, bisogni, esperienze passate, aspirazioni e prospettive future, e una ricerca verso l’esterno per raccogliere informazioni e notizie sull’offerta turistica, sentendo il parere degli altri, seguendo le mode ed esaminando materiale pubblicitario.

I due percorsi però non si possono considerare in modo separato perché sono in stretta connessione fra loro. Da un lato noi modelliamo i nostri desideri, gusti, valori, bisogni ed esperienze secondo gli stimoli culturali e sociali ricevuti dall’esterno, dall’altro recepiamo in modo selettivo questi stessi stimoli esterni filtrandoli attraverso i tratti della nostra personalità.

Risulta perciò chiaro che dietro l’apparente semplicità e spontaneità della scelta di un viaggio o di una vacanza, c’è tutto un percorso complesso e spesso contorto e inconsapevole fatto di confronti e di compromessi.

 

Partiamo dalle motivazioni che stanno a monte di ogni decisione. Queste possono essere suddivise in due grossi filoni. Il primo è la fuga. Fuga da sé, dagli altri o dal mondo, causata dalla noia del quotidiano, dai problemi personali, dai fallimenti affettivi, dall’insoddisfacente mondo del lavoro. L’altro filone è costituito dalla ricerca. Ricerca di ricompense psicologiche, benefici materiali e di ogni tipo. (R. C. Mannel – S. Iso-Ahola, Psychological nature of leisure and tourism experience, in ‘Annals of Tourism Research’, n. 14, 1987, pp. 314-331)

Queste motivazioni vanno innanzitutto distinte dai fini del viaggio, anche se spesso nel linguaggio comune sono confusi. La motivazione è infatti una sorta di molla che fa scattare il meccanismo che porterà alla decisione di partire. In realtà, è difficile scoprire le vere motivazioni che ci spingono verso un luogo diverso da quello in cui abitiamo perché spesso, se qualcuno ci chiede come mai ci rechiamo in un determinato luogo, rispondiamo citando i fini che ci proponiamo di raggiungervi, indicando per esempio l’attività che intendiamo svolgervi, come «fare vela» o «sciare». Ma la motivazione profonda della nostra scelta è sottostante ad essi e può essere quella di salvaguardare la nostra salute o acquistare una forma fisica migliore.

Spesso, non sappiamo indicare le motivazioni della nostra vacanza perché noi stessi siamo inconsapevoli delle vere ragioni che stanno dietro alla nostra decisione, oppure, abbiamo delle inibizioni a rivelarle.

Molte donne oggi camuffano il turismo sessuale con la voglia di un soggiorno balneare nei Caraibi o in Africa, così come gli uomini cercavano avventure amorose o sessuali con il pretesto della ricerca di esotismo a Bangkok e più recentemente le cercano in vari paesi dell’Africa e dell’America Latina. Lo stesso avviene quando il desiderio spesso inconfessato di affermazione sociale e di aumento di status al nostro ritorno ci spinge verso località alla moda dove soggiornano influencer e divi.

La situazione è poi resa più complessa dal fatto che in un individuo ci possono essere più motivazioni. Quindi, non esiste un processo unico che determina la decisione di partire. Ma, dopo che le varie motivazioni hanno interagito, una di queste può diventare predominante o interagire a sua volta con altre variabili socioeconomiche.

Per esempio, se una persona sceglie come meta Abano, Salsomaggiore o Montecatini, lo fa perché desidera passare una vacanza alle terme e questa sua scelta è legata a una finalità specifica. Tuttavia, al di sotto di questa vi è una motivazione più generale che è quella di curare la propria salute, che però poteva essere ugualmente soddisfatta scegliendo altri centri termali, oppure, facendo un altro tipo di turismo, decidendo, ad esempio, di scegliere un soggiorno benessere in un centro wellness o una spa in mezzo alla natura umbra o toscana, o anche dedicandosi ad altre attività non turistiche a casa propria, come il giardinaggio, oppure, iscrivendosi a una palestra o facendo dei brevi giri in bicicletta. A questo punto, allora, dobbiamo considerare che sono intervenute nella decisione anche le variabili socioeconomiche. Infatti, se la condizione economica o famigliare, o la semplice mancanza di tempo non gli avessero permesso di partire, il nostro soggetto avrebbe scelto di soddisfare la stessa motivazione di giovare alla sua salute stando a casa e dedicandosi alle attività non turistiche elencate. O, ancora, se avesse avuto un’età diversa o una famiglia con bambini, forse avrebbe preferito l’agriturismo, e così via.

Ha un suo peso nella nostra decisione anche lo stile di vita. Infatti, se conduciamo un’esistenza molto attiva e stressante, nella vacanza cercheremo la sicurezza e il riposo; se al contrario abbiamo una vita monotona, probabilmente cercheremo l’avventura e il cambiamento. L’individuo insomma cerca di bilanciare la ripetitività delle sue azioni e la routine che lo portano alla noia, con la novità, la complessità e il mutamento che però gli causano ansia e paure e possono produrre una tensione che lui stesso teme di non tollerare. Per questo cerchiamo di bilanciare il desiderio di novità che è la motivazione stessa del viaggio, e il bisogno di ripetere i comportamenti quotidiani. Cercheremo perciò di andare in paesi più lontani possibile e con costumi del tutto diversi dai nostri, attutendo però il loro impatto su di noi con la scelta di punti fermi che sentiamo famigliari. In questi casi, si sceglie spesso, ad esempio, di viaggiare con un gruppo di connazionali, oppure, di alloggiare in alberghi di catene internazionali dove venga assicurata la connessione Internet e garantita la soddisfazione delle abitudini quotidiane grazie a un ristorante dove poter mangiare cibi conosciuti.

Riferendosi a questo tipo di turista, già negli Anni ‘60, Mauser rivolgeva ai promotori questo appello: “lasciategli fare il Cristoforo Colombo, ma mettetegli l’America lì sotto il naso, di modo che egli non abbia a fare troppa fatica per scoprirla”. (F.F. Mauser, Manuale di marketing, Etas-Kompass, Milano, 1965. p. 200)

Vi sono però dei turisti la cui unica motivazione è la ricerca della novità. Allora, girano fra la gente senza pregiudizi e senza nessuno dei vincoli imposti dal viaggio organizzato. Non si impingono tappe da rincorrere, né alberghi o ristoranti prenotati in anticipo. Si muovono senza tabelle di marcia e costrizioni di orari, “perdendosi” nelle città o nei luoghi che stanno visitando, con la speranza costante di incontri diretti con la popolazione locale. Di solito, si tratta di persone che compiono il viaggio individualmente e sono pronte all’avventura un po’ come degli esploratori dei tempi moderni.

Del resto, il bisogno di esplorare è, come abbiamo detto, il secondo motivo che ci spinge a partire e che per natura, caratterizza l’essere umano curioso, teso incessantemente a conoscere, a vedere, a esperire e a imparare.

Negli ultimi decenni, aumentando il proprio livello culturale, le persone hanno sviluppato il desiderio di viaggiare per esplorare luoghi nuovi alfine di conoscerne la popolazione e le culture. Alcuni si spingono a lunghe distanze, altri, soprattutto dopo le restrizioni causate dalla pandemia, hanno imparato ad apprezzare nuove mete vicino a casa. Il desiderio di prendere parte attivamente a nuove attività, di assaggiare cibi diversi, di unirsi alle popolazioni locali e di adeguarsi ad altre abitudini, si fondono nel desiderio di esplorare. Nascono così nuovi tipi di turismo come il turismo creativo, quello esperienziale, il turismo lento, il turismo etnico e altre forme nate dal turismo culturale. Ma, diversamente da questo, i nuovi turisti sono meno passivi, non si accontentano di visitare e conoscere, ma cercano di imparare, imitare, creare, sperimentare. Inoltre, non limitano il loro interesse ad alcuni aspetti specifici della produzione culturale dei popoli come avveniva in passato per le vestigia storiche e per i prodotti architettonici e artistici delle civiltà, ma estendono la loro curiosità a ogni aspetto della cultura nelle sue forme tradizionali e popolari come la cucina, l’artigianato, la musica e la danza folkloristica. (L’articolo trae spunto da alcuni temi trattati da R. Lavarini, Viaggiatori, Hoepli, Milano, 2005)

 

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Perché abbiamo voglia di viaggiare, nonostante tutto?

Rosantonietta Scramaglia

Laureata in Architettura e in Lingue e Letterature Straniere, ha conseguito il Dottorato in Sociologia e Metodologia della Ricerca Sociale. Ha compiuto studi e svolto ricerche in Italia e in vari Paesi. Attualmente è Professore Associato in Sociologia presso l’Università IULM di Milano. È socia fondatrice di Istur – Istituto di Ricerche Francesco Alberoni. È autrice di oltre settanta pubblicazioni fra cui parecchie monografie.

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