Il viaggio da liberazione a trasgressione e vandalismo

24 Agosto 2022



Il viaggio da liberazione a trasgressione e vandalismo
Il viaggio da liberazione a trasgressione e vandalismo

Fra le motivazioni del viaggio c’è, spesso, proprio il viaggio in sé. Robert Louis Stevenson nei suoi Appunti scrive: “Da parte mia, non viaggio per andare da qualche parte, ma per andare: viaggio per viaggiare. Il fatto importante è muoversi; sentire le necessità e le difficoltà della nostra vita un po’ più vicino, tirarsi fuori da questo letto di piume della civiltà e scoprire sotto i piedi il globo del mondo lastricato di granito e cosparso di selci taglienti”. (V. Bellazzi, Prefazione a Travels with a donkey, citato in R.L. Stevenson, Appunti di viaggio in Francia e in Svizzera, Franco Muzzio, Padova, 1998, p. 3)

Anche il giovane Leopardi sentiva dentro di sé il bisogno di evadere e la sua inquietudine emerge chiaramente nella lettera scritta a Pietro Giordani il 30 aprile 1817: “La terra è piena di meraviglie, ed io di diciott’anni potrò dire: in questa caverna vivrò e morirò dove son nato? Le pare che questi desideri si possano frenare? Che siano ingiusti, soverchi, sterminati? Che sia pazzia il non contentarsi di non veder nulla, il non contentarsi di Recanati?”. (Citato in A. Brilli, In viaggio con Leopardi, Il Mulino, Bologna, 2000, p. 9)

Viaggiare tanto per viaggiare può diventare una malattia, se non un’epidemia come quella riscontrata dal 1886, che ha avuto Bordeaux come epicentro per estendersi successivamente in tutta Europa. Il primo caso identificato è infatti quello di un operaio del gas di Bordeaux, Albert Dadas, affetto da una sorta di follia che lo portava a una serie di viaggi compulsivi. Appena rientrato a casa, provava la voglia di ripartire con ogni mezzo e verso ogni meta. I suoi anni di vagabondaggio non lo portavano a nessun tipo di apprendistato, anzi dimenticava perfino dove era stato.

Quel tipo di turismo, ritenuto dagli psichiatri dell’epoca patologico, può essere considerato in uno senso il progenitore del turismo compulsivo di massa che si svilupperà dal secolo successivo e che ha le stesse cause ambientali e sociali di quella che è stata definita la “sindrome Dadas”. (I. Hacking, I viaggiatori folli. Lo strano caso di Albert Dadas, Carocci, Roma, 2000)

Con l’affermazione moderna del turismo di massa si stava infatti realizzando uno degli elementi fondamentali del turismo: la “quinta libertà” o “libertà di movimento”. (A. Sessa, Elementi di sociologia e psicologia del turismo, CLITT, Roma, 1985, p. 193)

Ma la libertà tanto desiderata che il turista trova viaggiando è sempre fittizia e momentanea perché il viaggio presuppone un ritorno. Ed è proprio la consapevolezza della sua breve durata che fa provare all’individuo una voglia sfrenata di appagarla. Purtroppo, però, il bisogno di allentare i freni e uscire dai limiti è avvenuto talvolta a spese della libertà altrui e del rispetto verso gli altri turisti, gli operatori, la popolazione ospitante e l’ambiente.

Infatti, come abbiamo potuto constatare negli anni, questo turismo compulsivo di massa ha avuto notevoli risvolti negativi in campo ambientale e sociale creando un paradosso: esso sfrutta e distrugge proprio le basi su cui si fonda, la natura, il territorio locale con la sua flora e fauna, e le risorse umane che lo ospitano. Allora, come ci si è resi conto di questo paradosso, è nato un turismo sostenibile, cioè un turismo che per soddisfare più in fretta e in modo più gratificante i bisogni attuali, non comprometta queste risorse ma ne permetta un utilizzo anche alle generazioni future.

In vacanza, poi, può avvenire nell’individuo anche una sorta di deresponsabilizzazione, una riappropriazione del proprio tempo e del proprio corpo che non è consentita durante la vita quotidiana. Per cui, in concreto, le reazioni che ne conseguono possono essere di tipo opposto fra loro. Per quanto riguarda il proprio corpo, alcuni vi dedicano una cura eccessiva, provano una strana voglia di rinnovarsi, di abbellirsi, al contrario, altri godono nel vestirsi finalmente in modo informale e nel non curare il loro aspetto, soprattutto quando sono costretti a farlo nella vita quotidiana.

Pare che la donna, più dell’uomo, abbia necessità di cambiare e di scrollarsi di dosso le responsabilità che la assillano durante tutto l’anno. Per una donna, infatti, la vacanza è anche non doversi occupare della gestione quotidiana della famiglia e della casa, poter non cucinare, non rassettare la camera e non curare i figli. Ed è per questo che le donne, in genere, ritengono maggiormente vacanza quella condotta negli alberghi.

Il turismo, inoltre, ha una funzione integrativa e di rafforzamento della personalità, ma può avere anche una funzione regressiva. Infatti, se, da un lato, costituisce una nuova esperienza che ci arricchisce, dall’altro può far emergere dei lati della personalità legati all’infanzia. Il desiderio inconscio di ritorno all’infanzia è infatti più accentuato durante le vacanze, quando i freni sociali si allentano.

E per chi cerca nella vacanza l’opposto della propria vita quotidiana monotona e piena di obblighi e restrizioni, l’entusiasmo nel cercare la libertà e la novità può comportare, parallelamente, la perdita del senso di realtà. Quindi, il sentirsi liberato da ogni necessità e restrizione contingente fa spesso dimenticare al turista che i pericoli esistono anche al di fuori del mondo quotidiano. Anche lì, occorrono prudenza e rispetto delle norme di sicurezza che, invece, vengono vissute come un ostacolo alla soddisfazione immediata e spontanea del proprio desiderio di evasione, di libertà, di avventura e di trasgressione.

La voglia di muoversi, di confrontarsi con le difficoltà, di misurare le proprie capacità, porta a vedere fino a che punto si può arrivare di resistenza ed efficienza fisica, e questa lotta rischiosa per la sopravvivenza rende il viaggio simbolo della vita stessa.

L’attesa talvolta spasmodica della vacanza può produrre un autentico senso di vuoto quando si interrompe l’attività lavorativa. Può subentrare la noia, il senso di solitudine, l’angoscia di non riuscire a fare tutto quello che ci si era ripromessi di fare. La conseguenza è l’iperattività che si traduce di solito nella partecipazione ad ogni iniziativa, a tutti gli intrattenimenti, alle escursioni. Altre reazioni all’euforia e incertezza iniziali si notano nei comportamenti spesso esagerati tenuti da questa categoria di turisti nei primi giorni, che li portano poi a rimediare scottature, sbornie, indigestioni e incidenti di vario tipo. (J.Urry, The tourist gaze: leisure and travel in contemporary societies, Sage Publication, 1990, London)Tuttavia, dopo i primi tre giorni di vacanza nei quali l’aumento della tensione può manifestarsi attraverso ansie, emicranie, stati di irritabilità, sintomi virali come nausee, diarree e sintomi da shock ambientali come l’eccessiva stanchezza, le allergie, l’insonnia, i colpi di sole, il turista rientra nella “normalità”, diminuisce la necessità di riposo e aumenta invece l’attività fisica o culturale. Con il tempo, si indeboliscono anche gli stereotipi con i quali era arrivato alla meta e scompare il suo senso di insicurezza iniziale.

Fra i comportamenti eccessivi che può assumere un turista, vi sono quelli che denotano il desiderio di essere al centro dell’attenzione e si manifestano in un atteggiamento di esibizionismo – lo si vede bene dai selfie postati dove si arrampica su statue, si sporge da palizzate, o sta in equilibrio precario su alberi, burroni, ecc. – Oppure, l’ansia di vedere soddisfatto ogni suo desiderio che si trasforma in eccessive pretese da parte degli operatori. Una facilità maggiore a spendere denaro, il desiderio di fare una vita super-attiva, di stabilire molti contatti, frequentare luoghi affollati, intrecciare relazioni amorose e molti altri comportamenti di questo tipo.

Il turista può divenire deviante o criminale. Un esempio di turista molto discusso è quello sessuale le cui attività spesso cadono nell’illecito. Nei casi più comuni si tratta, però, più semplicemente di comportamenti eccessivi in cui diventa ubriaco, violento o rissoso, o di circostanze in cui compie altri atti illegali.

Anche quando nella vita comune si tratta di un individuo mite, tranquillo e ligio alle norme, il bisogno di libertà che si esprime proprio attraverso la vacanza, il desiderio di essere e sentirsi diverso da come si è normalmente e la ricerca del rischio, dell’avventura, del nuovo, lo portano a sperimentare sensazioni mai provate.  Ecco che allora può infrangere le regole imposte, può divenire un consumatore di droga, ecc.

Altri crimini frequenti commessi dai turisti sono i danni verso le cose e gli atti di vandalismo. Spesso, i furti sono volti a procurarsi dei souvenir. Aveva fatto scalpore nell’estate del 1993, il caso dei milanesi sulla Costa Smeralda che hanno rotto uno scoglio a forma di animale per portarselo a casa. Da almeno un decennio la stampa riporta del diffondersi allarmante di furti di sampietrini a Roma così come in Sardegna

Si è diffusa l’abitudine di raccogliere sabbia, pietre e conchiglie dalle spiagge. A fine 2015 solamente all’aeroporto di Cagliari Elmas, sono state sequestrate circa cinque le tonnellate di sabbia e conchiglie (spesso in bottiglie di plastica, considerate per l’aviazione oggetti contundenti). Si tratta però di un dato parziale. Se consideriamo che sull’isola ci sono altri due grandi aeroporti turistici e cinque attracchi navali i numeri acquisiscono una portata ben più significativa. È per evitare questi furti, spesso compiuti senza rendersi conto della loro gravità se amplificata per il numero di turisti che li compiono, che nel 2020 Un gruppo di cittadini ha pensato di utilizzare Facebook per portare avanti una lotta contro di essi promuovendo una più efficace comunicazione, una sorveglianza maggiore e nuove leggi e sanzioni.

Oggi, siamo più consapevoli dei danni che la nostra introduzione in un ambiente naturale e sociale diverso può causare e ovunque si parla di sostenibilità ambientale, economica e sociale, tuttavia, assistiamo ancora spesso a episodi di vandalismo da parte dei turisti verso le nostre bellezze naturali e verso i monumenti e le opere d’arte di cui siamo ricchi sotto qualsiasi pretesto: per festeggiare uno scudetto, per fare una dichiarazione d’amore, per una rivendicazione politica, o semplicemente per divertirsi, trasgredire o dimostrarsi liberi e potenti. Per citare solo gli ultimi episodi di danneggiamento: quelli alla Scalinata di Trinità dei Monti dove nel maggio 2022 un saudita è sceso giù dalla scalinata con il suo suv Maserati, poi in giugno due americani hanno scagliato il monopattino preso in sharing provocando oltre 60mila euro di danni. Se Roma è nota per i ripetuti danneggiamenti a monumenti e fontane, anche a Firenze non sono mancati clamorosi atti di turisti irrispettosi. I muri esterni e interni del Campanile di Giotto e della Cupola del Duomo sono stati così tanto e a lungo imbrattati che nel 2016 l’Opera della Cattedrale di Santa Maria del Fiore ha deciso un’operazione di ripulitura straordinaria. Sono occorsi tre mesi per cancellare le migliaia scritte con date, nomi, dichiarazioni d’amore e disegni, presenti lasciate da generazioni di visitatori. Parallelamente, “per fare che la cosa non si ripetesse in futuro, sono state predisposti al primo, terzo e quarto piano del campanile dei tablet, come fossero delle lavagne digitali, dove ognuno potesse lasciare la propria scritta personalizzata con lo stile desiderato (matita, pennello, pennarello, spray). I messaggi vengono catalogati e conservati nell’archivio storico dell’Opera, dove sono custoditi i documenti di sette secoli di vita dell’ente (dalla costruzione della Cupola del Brunelleschi ai registri dei battezzati, tra cui figurano nomi illustri come quelli di Amerigo Vespucci o della Gioconda). E chi in seguito vorrà ricercare la propria scritta, potrà farlo sull’apposita sezione del sito che raccoglie tutti i messaggi inviati all’Opera del Duomo. Una soluzione per non far deturpare il monumento senza soffocare l’emozione di quanti vogliano ricordare il momento della visita. Dopo otto mesi dall’installazione dei tablet gli interni del Campanile di Giotto sono stati deturpati solo da nove graffiti, subito rimossi dai restauratori dell’Opera, mentre i visitatori hanno lasciato sulle postazioni digitali di Autography ben 15.484 scritte”. (A. Laratta , Tornano i turisti, tornano i vandali delle opere d’arte. Un patrimonio a rischio, 06/07/2022 Reperibile in  https://www.finestresullarte.info/ opinioni/ tornano-i-turisti-tornano-vandali-opere-d-arte)

Infine, per soddisfare la libertà di amare e l’emotività che possono produrre certi luoghi e la vista di panorami unici, senza apportare danni all’ambiente o ai monumenti con graffiti o altro, nel 2022 in Italia sono apparsi da Nord a Sud, delle segnaletiche romantiche che invitano i visitatori a baciarsi: “Kiss me here”, “Kiss… please”, “Zona romantica… obbligatorio baciarsi”, e sono numerose le coppie che rispondono all’invito scattandosi bellissime foto ricordo.

Insomma, quando viaggiamo o siamo in vacanza, dovremmo sempre tener presente ciò che nel lontano 1972 stava già scritto nella Carta di Vienna del BITS, dove si dichiarava che “Il turismo è la testimonianza più strepitosa, più spettacolare di una liberazione sociale e culturale di tutti coloro che partecipano alla vita economica della nostra civiltà” e si aggiungeva che “Nella prospettiva di avvenire dove noi ci situiamo è il rispetto del patrimonio mondiale, culturale e naturale, che deve prevalere su ogni altra considerazione, anche se giustificata dal punto di vista sociale, politico o economico”. (Charte de Vienne du BITS, riprodotta in AIEST Aspects sociaux du tourisme: objectifs et réalisations, Editions AIEST, Berne 1972, p.11)

 

(L’articolo trae spunto da alcuni temi trattati da R. Lavarini, Viaggiatori, Hoepli, Milano, 2005)

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Il viaggio da liberazione a trasgressione e vandalismo

Rosantonietta Scramaglia

Laureata in Architettura e in Lingue e Letterature Straniere, ha conseguito il Dottorato in Sociologia e Metodologia della Ricerca Sociale. Ha compiuto studi e svolto ricerche in Italia e in vari Paesi. Attualmente è Professore Associato in Sociologia presso l’Università IULM di Milano. È socia fondatrice di Istur – Istituto di Ricerche Francesco Alberoni. È autrice di oltre settanta pubblicazioni fra cui parecchie monografie.

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