Riconsacrare il sesso femminile

11 Giugno 2018



Riconsacrare il sesso femminile
Riconsacrare il sesso femminile

C’è un’idea che mi ritorna in mente, un tema che faccio fatica a trattare perché al solito non ho le parole adeguate. Quando sono innamorato di una donna il suo corpo, tutto il suo corpo non solo mi appare bello, ma sacro. E il suo fiore, la sua vulva, l’essenza della sua femminilità mi appare bellissima. Mi appare per quello che è, un fiore, con il pistillo nella parte centrale alta e poi i morbidi petali che gli fanno da corona. Per me il genitale femminile è sempre stato cosi, ma nel linguaggio comune esso è sempre trattato come qualcosa di sporco, di informe, di osceno, qualcosa in cui vuoi entrare per poterlo sfondare e riempire del tuo getto di sperma. Il luogo nascosto da non mostrare a nessuno, nemmeno a te stessa e che viene concesso all’uomo che entra dall’alto, invisibile anch’esso e provoca in te l’orgasmo che non si esprime però in canto, in poesia e in musica, ma in tensione, in grido senza parole. Perché questa parte del corpo, questo stupendo fiore femminile che dà il piacere più grande e da cui nasce la vita è stato trattato in questo modo? Vi sono state civiltà arcaiche in cui non era cosi. Nel poema mesopotamico sulla dea Inhanna, lei mostra al mondo appena nato lo splendore della sua vulva creatrice di vita “Si appoggiò al tronco del melo, mentre era cosi mollemente appoggiata la sua vulva era splendente a vedersi. Esultando dello splendore della propria vulva la giovane Inhanna si compiacque con se stessa” (La grande dea, Red Edizioni, 1987).
La dea si compiace della bellezza della sua vulva e della sua potenza generativa. Ma forse il più importante documento dell’esistenza di una religione materna con propri templi ed una propria architettura è stata messa in evidenza da Cristina Cattaneo Beretta ne libro Il pozzo e la luna, (Editore Aracne Roma 2014) una ricerca sulla civiltà nuragica sarda e i suoi simboli. In questo importante libro la Cattaneo studia un particolare tipo di pozzo sacro, in realtà un santuario o un tempio dove si entra attraverso una lunga scala che discende e porta ad una stanza a forma di ampolla sul cui fondo c’è acqua perenne. In Sardegna esistono molte decine di santuari fatti esattamente nello stesso modo. Dal terreno si alzano due muri laterali entro cui scende, dapprima larga poi più stretta, la scala sacra da cui scendevano gli officianti per recarsi alla stanza ipogea dell’acqua. Dopo molte osservazioni sul significato dei simboli, la Cattaneo, usando molto materiale fotografico anche aereo, ha dimostrato che il pozzo sacro è solo l’elemento centrale di un complesso architettonico che rappresenta il genitale femminile. Vi sono attorno le grandi labbra, all’interno le piccole labbra, il clitoride, poi l’ingresso alla vulva con la scala sacra che porta alle acque eterne dell’utero. Saremmo di fronte ad una vera propria chiesa femminile totalmente diversa da quella dei culti solari, ziggurath o piramidi, o del tempio greco su colonne, o della basilica romano cristiana. La Cattaneo avanza l’ipotesi che la divinità qui sia le terra stessa (dea terra) e questi templi siano i genitali della dea che danno accesso al corpo divino e salvifico scendendo la scala sacra e attingendo all’acqua di vita. Se l’ipotesi della Cattaneo è corretta, siamo di fronte ad una vera e propria religione della terra strutturata con un complesso architettonico di grandi templi che rappresentano i suoi genitali attraverso i quali gli esseri umani possono entrare nel corpo salvifico della dea ed entrare in comunione con essa.
Poi questa religione è stata soffocata, distrutta e hanno dominato altre culture ed in particolare il cristianesimo che ci hanno addirittura reso incomprensibile il significato di quanto era sotto i nostri occhi. Non rifaremo la storia della dissacrazione dei genitali femminili e del loro involgarimento, ricordiamo solo che è durato per secoli fino a cancellarne le riproduzioni anche profane, anche la fotografia. La vulva ha potuto fare la sua ricomparsa solo grazie alla pornografia dove viene mostrata nella sua bellezza depilata e stupenda.
Pero c’è sempre stato un campo in cui il suo valore artistico e sacro non e mai stato dimenticato: nell’innamoramento. Per l’innamorato, come abbiamo detto all’inizio, la vulva dell’amata è bellissima e sacra.

Condividi questo articolo

Riconsacrare il sesso femminile

Francesco Alberoni

Laureato in medicina, ordinario di Sociologia a Milano. Ha studiato il divismo L’elite senza potere (1963) ed è stato il fondatore della sociologia dei consumi in Europa: Consumi e società (1964). È il maggior studioso dei movimenti collettivi Movimento e istituzione (1977) e Genesi (1989), è il pioniere degli studi sull’amore: Innamoramento e amore (1979) tradotto in trenta lingue, un tema che ha continuato ad approfondire con L’amicizia (1984) l’Erotismo 1986) Ti amo (1996) Sesso e amore (2006) L’arte di amare (2012) Amore e amori (Edizioni Leima, Palermo, 2016). Con Cristina Cattaneo ha pubblicato L’universo amoroso (2017), Amore mio come sei cambiato (2019) e L’amore e il tempo (2020).

ARTICOLO PRECEDENTEPROSSIMO ARTICOLO
Back to Top