Sto uscendo con una tipa

3 Gennaio 2022



Sto uscendo con una tipa
Sto uscendo con una tipa

Sino a qualche tempo fa l’errore più frequente in amore era di credersi innamorati  ogni volta che si provava un intenso desiderio per qualcuno, ma anche pensare di essere oggetto di un grande amore nato improvvisamente.

Nel libro Ti amo Alberoni ha fatto una chiara distinzione tra l’innamoramento che nasce dallo stato nascente e l’attrazione che sorge da altri processi desideranti:  il principio del piacere, l’indicazione, il divismo, la perdita….

I processi desideranti quando si presentano allo stato puro sono dei veri e propri meccanismi che danno origine a degli pseudo-innamoramenti: attaccamenti molto intensi che però non hanno dell’innamoramento che il riflesso esteriore: il desiderio, la volontà, la spasmodicità. Sono perciò quello che la psicoanalisi chiama proiezioni e passano non appena il bisogno è colmato o appare qualcuno più adatto a soddisfare la nostra curiosità o vanità. Svaniscono anche quando il rapporto entra in una dimensione di concretezza, e si devono affrontare i primi problemi, la quotidianità.

L’insidioso narcisismo e le infatuazioni

Come osservava Ghezzani nell’articolo omonimo, quello che manca nelle infatuazioni è proprio il rapporto reale con l’altro. Il meccanismo in effetti è un gioco con noi stessi.

Vogliamo sedurre la ragazza più bella, ma restringendo tutte le sue altre qualità o difetti. Questi non ci interessano. Vogliamo quel ragazzo perché lo vogliono tutte.  Cerchiamo la conferma di noi stessi come oggetti erotici di valore. L’altro diviene sostanzialmente uno strumento al servizio del nostro narcisismo, resta inconosciuto e non amato.

Per questo molti quando si lasciano, dicono “mi accorgo solo ora che non lo conoscevo veramente”.

Il capovolgimento di prospettiva

E oggi? Sembra essere in gioco un meccanismo opposto: il rischio è di confondere l’innamoramento che sta sbocciando con una semplice infatuazione che si sa non durerà e quindi non si investe nulla. Non si fa nessuna azione per dare spazio al rapporto. Nessuna rinuncia. Nessun favoritismo. Crediamo che l’amore si alimenti da sè senza il nostro apporto. Senza che dobbiamo fare nulla.

Questo avviene soprattutto in chi ha divorziato ed è rimasto nel disincanto. Dopo una prima fase di esplorazioni,  si chiude un po’: non si aspetta più di trovare la persona adatta, quella che non lo deluderà. Ma cerca ugualmente  qualcuno per “farsi reciprocamente compagnia”. La osserva, ne elenca le caratteristiche, le compatibilità. E confida: per il momento sto bene con lui, mi diverto, mi piace, non ci annoiamo. Ma non voglio di più, non voglio fare progetti, voglio solo stare bene nel presente.

E se non vuoi di più, non lo avrai.

Sto uscendo con una tipa

Il non investimento è anche molto frequente tra i giovani. Sentiamo spesso i ragazzi dire:

“sto uscendo con un tipo, con una tipa. Ma è la tua fidanzata? Fidanzata?  Stiamo solo uscendo”.

Per essere certi di non attaccarsi troppo, di non ritenere coloro che desideriamo unici, indispensabili,  i nuovi partner non vengono neppure nominati con il loro nome, essi sono appunto tipi, oggetti indeterminati. Per ottenere questo risultato la protagonista di China Blue (1984, Ken Russel) scindeva la sua vita e la sua psiche tra il giorno e la notte.   Joanna,  di giorno è una  stilista affermata, ma di notte si prostituisce sui marciapiedi di Los Angeles e tutto in lei si trasforma. Non lo fa certo per soldi, ma per un bisogno nevrotico della sua personalità che verrà curata dall’amore.

Invece oggi la “disunità” è ricercata come un male minore. Vi sono alcuni che dicono che da tutta la vita amano dormire abbracciati a una donna, una rappresentazione della più sacra intimità. Ma appena arriva il giorno ritornano individui singoli e  negano l’esistenza di qualunque legame amoroso con la persona con cui sono stati abbracciati, con il seno caldo su cui hanno dormito.

Gettare un seme nel campo e non innaffiarlo.

Il rischio di oggi è quello di appiattire l’amore nascente, di limitarlo, di imprigionarlo in una rete di disincanto, di pessimismo, schiacciandolo sul momento presente e quindi non lasciarlo crescere. Per questo i rapporti sono più difficili: chi confonde l’infatuazione con l’innamoramento per lo meno ci prova, poi talvolta le cose cambiano e l’infatuazione si può trasformare in un legame forte.  Ma chi non ammette neppure  la possibilità dell’amore, di solito lo capisce solo dopo averlo perso (come il protagonista di Serotonina di Houellebecq).

O forse il grande ostacolo all’innamoramento è qualcosa che si è diffuso con la mentalità della globalizzazione. L’innamoramento è sempre qualcosa che avviene sul crinale, che si protende nel proibito nello scandaloso, nel diverso, sul confine tra due mondi.  Ma una società che relativizza tutto e non crea delle proibizioni, dei limiti, non crea i confini, non crea neppure delle individualità.

Noi siamo caratterizzati oggi più dalla  esistenza burocratica, dalla carta di identità che per qualche nostra  caratteristica  o, élite a parte,  per la famiglia da cui proveniamo.

 

L’innamoramento esige l’incontro tra due unicità.

 

Sto uscendo con una tipa

Nell’immagine una vignetta della pagina facebook Amori sfigati di Chiara Rapaccini

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Cristina Cattaneo Beretta

Cristina Cattaneo Beretta (ha aggiunto il nome della mamma al suo) (email) Laureata in filosofia ed in psicologia a Pavia, psicoterapeuta, dottore di ricerca in filosofia delle scienze sociali e comunicazione simbolica, ha condotto studi sul linguaggio simbolico e il suo uso terapeutico (Cristina Cattaneo Il pozzo e la luna ed Aracne). Studia le esperienze di rinnovamento creativo e i processi amorosi, approfondendo in particolare il tema della dipendenza affettiva. Ha pubblicato con Francesco Alberoni: L’universo amoroso (Milano, 2017 ed. Jouvence), Amore mi come sei cambiato (2019 Milano, ed. Piemme Mondadori), L’amore e il tempo (Aracne 2020).

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