Molto spesso, confondiamo le nostre ferite con il desiderio d’amore. Ci aggiriamo tra le relazioni sperando di trovare qualcuno che possa riempire quel vuoto antico, così familiare, che sentiamo dentro. Ma la verità, a volte dura da riconoscere, è che non stiamo davvero cercando amore: stiamo cercando approvazione.
L’approvazione è un meccanismo sottile e potente. Nessuno può colmare quel senso di incompletezza che appartiene a noi: solo noi possiamo accoglierlo e trasformarlo. Quando ci illudiamo che sia compito dell’altro riempirlo, nasce la dipendenza affettiva. Una dipendenza che non nasce da un eccesso d’amore, ma da una mancanza di identità. Fingiamo che sia amore, ma in realtà è paura: paura di non essere abbastanza, paura di restare soli.
L’amore autentico è invece un momento di rottura e di creazione, in cui due individui si incontrano e generano insieme un mondo nuovo. Non nasce dal bisogno, ma dalla libertà. Non si fonda sulla paura di restare soli, ma sulla gioia di essere scelti nella propria verità. È un processo dinamico, fragile e potente, che richiede coraggio, autenticità e apertura.
Nel corso della storia, la coppia ha assunto forme diverse, spesso influenzate da strutture patriarcali e religiose che ne hanno distorto il significato originario. Ma oggi, sotto la pressione del cambiamento sociale e della crisi dei modelli tradizionali, si apre uno spazio nuovo: quello della coscienza relazionale. Una coscienza che non nega la coppia, ma la reinventa. Che non cerca soluzioni estreme o fughe nel poliamore, ma riconosce che l’amore vero non si può possedere, né rinchiudere tra le mura di una casa.
Il vero amore è un incontro fra due libertà, non fra due bisogni. È la nascita di un progetto comune, capace di trasformare chi lo vive e di generare un nuovo orizzonte. Non è rifugio, non è compensazione, ma creazione. È la possibilità di essere scelti nella propria verità e di scegliere a propria volta, senza paura, senza maschere, senza dipendenza.
La mendicanza invisibile e la nascita dell’amore da sé
Spesso percorriamo la vita come mendicanti invisibili, tendendo la mano nella speranza che qualcuno, qualcosa, ci offra quell’amore che sentiamo così profondamente necessario. Viviamo con la convinzione, quasi istintiva, che la cura debba venire da fuori: da un partner capace di colmare i nostri vuoti, da un terapeuta che ci restituisca a noi stessi, da una comunità che ci protegga. Cerchiamo ovunque, tranne che nella fonte più intima e silenziosa: il nostro centro.
Nessuno ci insegna come rivolgerci a noi stessi con lo stesso amore che chiediamo agli altri. Siamo rapidi a donarci, a preoccuparci, a prenderci carico delle fragilità altrui, ma spesso incapaci di rivolgere a noi stessi la stessa cura. Così, la nostra vita diventa una continua richiesta d’amore, che ci rende dipendenti da conferme esterne e ci lascia vulnerabili alle delusioni.
La verità è che nessuna conferma esterna può davvero placare la sete generata da una ferita antica. Nessun partner, per quanto presente e amorevole, può sostituirsi al compito che spetta a ciascuno di noi: riconoscere il proprio valore, accogliere le proprie fragilità, imparare a bastare a sé stessi.
Quando smettiamo di mendicare e iniziamo a scegliere, la solitudine non è più minaccia, ma spazio di verità. Da lì, ogni relazione diventa dono, non compensazione. Incontro, non dipendenza. L’amore autentico nasce da questa pienezza: due individui che si scelgono non per riempire un vuoto, ma per condividere la propria interezza.
La strada verso l’amore autentico passa necessariamente dall’incontro con sé stessi. Solo allora possiamo distinguere tra l’illusione dell’approvazione e la verità dell’amore. Solo allora possiamo amare e lasciarci amare, non perché ne abbiamo bisogno, ma perché ne siamo degni, semplicemente per ciò che siamo.







