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Amore e adolescenza: la primavera in terza media

14 Aprile 2026



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Quest’anno la primavera è arrivata in anticipo, almeno tra i banchi. Un giorno, senza preavviso, le mie terzine si sono svegliate tutte innamorate. Ma non di cantanti o attori: dei compagni di classe. Tutte, insieme, come se un vento improvviso avesse soffiato cuoricini tra i quaderni di matematica e le analisi logiche.
Il problema — se così lo vogliamo chiamare — è che i compagni non erano dello stesso avviso. Le osservavano da lontano, con l’aria perplessa di chi non ha ancora capito cosa stia succedendo. E così, nel bel mezzo di questo turbine di emozioni unilaterali, siamo partiti per la gita.
Lì ho scoperto che, oltre al cuore, anche l’orgoglio a tredici anni è un organo sensibilissimo. Nessuno ha voluto la foto ricordo. “No, prof, meglio di no.” E io, che ai cellulari in gita ho detto un solenne “no”, mi sono ritrovata l’unica con la macchina fotografica in mano e nessuno disposto a sorridere. Perché in terza media, se l’amore è complicato, l’immagine pubblica lo è ancora di più.
Così, tornati a scuola, ho deciso di trasformare quel piccolo naufragio sentimentale in un laboratorio di vita. Ho deciso di fare un tema sull'amore: non quello delle canzoni o delle chat, ma quello che si scrive con calma, a blocchi, come un testo da costruire insieme. Ho chiesto loro di raccontarlo: cos’è per loro, dove lo vedono, cosa sentono quando l’amore arriva o fugge.
Le reazioni sono state immediate e contrastanti. Le ragazze si sono riunite in piccoli gruppi a commentare, consigliarsi, incoraggiarsi: un coro di voci entusiaste e curiose. I maschi, invece, hanno preferito rifugiarsi in una sorta di isola neutrale, fatta di battute e risatine. Il loro capo carismatico — bello, ironico e corteggiato — ha iniziato a spiegare a tutti la sua teoria sul rapporto tra amore e intelligenza artificiale.
Ho quasi pensato che quella che lui spaccia per la sua fidanzata Sofia non fosse una vera persona in carne e ossa ma fosse una confidente digitale.
Nel frattempo, i più timidi ammettevano che forse l’unica figura amata nella loro vita fosse la mamma, e in quella confessione c’era una verità dolcissima, quella del primo amore più autentico. E poi c’erano gli altri, quelli che non riuscivano neppure a scrivere del proprio amore per lo sport preferito, come se mettere nero su bianco le passioni fosse un rischio troppo grande.
Tra le loro pagine ho trovato anche storie che mi hanno commossa: la mia alunna che a febbraio si sentiva persa e oggi sorride di nuovo perché si è innamorata; e la ragazza che per un anno e mezzo ha amato in silenzio  mai corrisposta il calciatore bello e distratto, e che ora finalmente ha un fidanzatino gentile che la fa ridere.
A volte questi temi servono proprio a questo: a far scoprire che l’amore non è solo quello romantico, ma anche quello per la vita, per le proprie passioni, per un gruppo di amici sinceri. Che si può crescere imparando ad amare in tanti modi diversi, anche quando non c’è ancora nessuno da amare davvero.
E così, dopo tre anni passati a parlare di Achille e Leopardi, di diritti civili e di donne coraggiose, mi sono ritrovata a rivedere la me tredicenne: spensierata, con lo zaino sulle spalle, che saluta il suo migliore amico all’uscita di scuola, felice — semplicemente — di essere innamorata del mondo.

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Rossella Aversa

Mi sono laureata in lettere e specializzata in Storia dell'Arte, con percorsi di studio all'estero, tantissimo tempo fa. Da più di 10 anni insegno lettere in uno sperduto paesino della Pianura Padana. Lavoro in attività di potenziamento dell'italiano e della storia, creando progetti teatrali e curando il Giornalino d'istituto. Amo la scrittura e creare nuovi giovani scrittori, unisco tecniche di benessere e sperimentazione creativa alla didattica tradizionale. Per maggiori info https://www.facebook.com/profile.php?id=61576472214156

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