Il ruolo dell’arte oggi o L’arte che cura

14 Febbraio 2021



Il ruolo dell'arte oggi o L'arte che cura
Il ruolo dell'arte oggi o L'arte che cura

Parliamo con un promoter d’arte, manager e curatore di mostre e grandi eventi. Si tratta di Salvo Nugnes. Nelle sue sale hanno esposto rinomati artisti di fama nazionale ed internazionale.

Lei ha organizzato mostre ed eventi nelle più grandi città italiane. Può raccontarci la sua esperienza?

È stato Vittorio Sgarbi, di cui sono stato agente per più di vent’anni e con il quale conservo ancora un rapporto di reciproca stima ed amicizia, ad avvicinarmi al mondo dell’arte e a farmelo amare.

Negli anni ho maturato la convinzione che arte e cultura debbano essere accessibili a tutti, per questo motivo gli eventi organizzati da Spoleto Arte, associazione culturale di cui sono presidente, sono gratuiti e aperti al pubblico.

Quale l’obiettivo?

L’obiettivo è creare un contesto che valorizzi l’arte e gli artisti e che coinvolga esperti e appassionati. Le nostre mostre vengono perciò spesso organizzate in concomitanza con rassegne ed eventi di rilevanza internazionale, come la Biennale di Venezia per Pro Biennale o il Festival dei Due Mondi di Spoleto per la mostra internazionale Spoleto Arte. Ho sempre cercato di instaurare collaborazioni proficue con i miei clienti ed amici, grandi personalità del mondo della cultura e dello spettacolo, coinvolgendoli nelle iniziative da me organizzate e facendo sì che, anche attraverso il loro contributo, le opere di artisti noti e meno noti arrivino all’attenzione del grande pubblico e di tanti estimatori e possibili acquirenti.

Com’è il mercato dell’arte oggi? Ci sono nuovi artisti emergenti?

Il settore artistico-culturale oggi purtroppo risente della difficile situazione ma tanti nuovi artisti che con talento e  passione sono pronti a mettersi in gioco.

Quali sono stati gli effetti della pandemia su un settore particolare come quello artistico-culturale e lei come ha reagito?

Il mondo dell’arte e della cultura è stato uno dei settori che maggiormente ha risentito della difficile situazione attuale. Le necessarie misure per contrastare il diffondersi della pandemia purtroppo hanno portato alla chiusura di musei e gallerie d’arte. Ma questo è un mondo vitale e creativo e con un po’ di inventiva ed intraprendenza siamo riusciti a concepire e portare a compimento belle iniziative.

Lo dimostra la rubrica Arte in Quarantena del TGCOM24, sinergia con il direttore Paolo Liguori.

Questa iniziativa, che ha portato l’arte direttamente nelle case degli italiani durante il periodo di isolamento; è stata un modo per ricordare che l’arte non si ferma, ma anzi, trova sempre il modo di rialzarsi. Nel massimo rispetto delle norme anticovid siamo inoltre riusciti ad organizzare le prestigiose mostre Pro Biennale e Spoleto Arte con il consueto successo di pubblico e critica e la partecipazione di amici e artisti.

Lei ha avuto una grande intuizione, che molta dell’arte oggi è arteterapia. Può spiegarci di che si tratta?

Credo fermamente che l’arte sia una potente “medicina” contro le difficoltà che la vita alle volte presenta a tutti noi.

Fare arte, ma anche semplicemente fruirne, è un modo per “staccare” dai problemi più o meno grandi della quotidianità, un modo per esplorare se stessi, mettendo a nudo e affrontando ansie e preoccupazioni, esorcizzando in qualche modo i propri demoni. L’arte, la bellezza, sono fondamentali per ritrovare la serenità nei momenti bui come quello che stiamo vivendo.

Ma se l’arte serve più a esprimere le proprie emozioni e sensazioni, la pittura oggi può ancora toccare l’universale? Possiamo ancora parlare di arte?

È vero, oggi l’arte è spesso la “valvola di sfogo”, per così dire, dell’artista, l’espressione della sua interiorità. Ma l’opera, una volta eseguita, parla da sé. O meglio, ciascun osservatore trova nell’opera d’arte qualcosa di personale, vede riflesso un po’ di se stesso.

Ed è questo forse oggi il vero valore universale dell’arte. In un mondo di divisioni e difficoltà essa travalica i limiti, riesce a parlare a tutti, senza differenze e distinzioni. Sono stato e sono tuttora il manager di molte personalità, tra cui Vittorio Sgarbi, Katia Ricciarelli, Amanda Lear, Romina Power e altri ancora. Con molti di loro nel corso degli anni si è instaurato un rapporto di stima e fiducia reciproca, una vera amicizia.

Tra le tante iniziative che ha organizzato c’è il Premio Margherita Hack. Ci può raccontare cos’è e com’è nato?

Di Margherita Hack  serbo un caro e affettuoso ricordo. Per questo, in sua memoria, ho istituito il Premio Margherita Hack. Un riconoscimento che ogni anno vuole dar merito a chi più si è distinto nei diversi ambiti della cultura, dello spettacolo, dello sport e dell’impegno sociale. A esserne insigniti sono stati personaggi del calibro di Carlo Verdone, Anna Fendi, Federica Pellegrini, Giordano Bruno Guerri, Morgan, Carolyn Smith…

E poi c’è la Signora delle Stelle

Si tratta di un concorso  d’arte che organizzo ogni anno. Ogni edizione regala momenti magici, si avverte chiaramente l’affetto che gli artisti hanno per lei, c’è un’atmosfera gioiosa.  Margherita, che ha interamente dedicato la sua vita alla profonda passione per la scienza e per l’astrofisica Ha conservato una modestia, un’umiltà profonda e una semplicità radicata. Rimane nel cuore della gente come la persona schietta e vera che era. Si è guadagnata la stima e il rispetto di tutti.

Quali sono i suoi progetti futuri?

Nonostante il periodo complicato, continuo a sostenere che l’arte non si deve fermare.  Per questo ho pensato ad un 2021 ricco di eventi e manifestazioni che diano la possibilità agli artisti di esprimersi e di farsi conoscere, sempre nel massimo rispetto delle normative.

Anche quest’anno, ad esempio, è confermata la prestigiosa mostra Pro Biennale, che si terrà nel cuore di Venezia, nel contesto della Biennale.

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