Affrontare le situazioni catastrofiche

25 Ottobre 2021



Affrontare le situazioni catastrofiche
Affrontare le situazioni catastrofiche

L’umanità ha raggiunto otto miliardi di abitanti ed il suo numero è destinato a crescere perché il tasso di natalità nella maggior parte del mondo resta molto elevato. Nei paesi più sviluppati scende ma cresce nei paesi poveri aggravando la  situazione.  Se le cose dovessero continuare ad andare avanti come ora la popolazione continuerebbe ad aumentare, ad un ritmo più basso di ora, ma sempre tale che, unito al continuo uso di risorse potrebbe creare delle situazioni catastrofiche.

È vero che tutti gli studi sulle risorse del pianeta e i limiti dello sviluppo si sono dimostrati errati, ma il pericolo esiste sempre e possono avvenire delle brusche variazioni climatiche tali da rompere l’equilibrio e far precipitare la situazione catastrofica. Ne abbiamo avuto un esempio con il covid che finora siamo riusciti a controllare. Ma proprio questo esempio ci ha mostrato come noi non fossimo assolutamente preparati all’emergenza.

Ebbene uno stesso tipo di impreparazione l’abbiamo in innumerevoli altri settori e la mia impressione è che i nostri sforzi si siano fondamentalmente concentrati sul problema dell’inquinamento e del riscaldamento del pianeta a causa dei combustibili fossili. Un’altra linea di sviluppo è stata il controllo della tossicità agricola però, e qui è sempre la mia impressione, non ci sono piani specifici per le situazioni che si trovano sul punto critico. Una delle caratteristiche fondamentali della situazione catastrofica è la sua rapidità e la debolezza dei segni premonitori.

Catastrofi improvvise e segnali deboli

I terremoti si annunciano certo con segnali deboli ma poi esplodono in modo devastante. Per questo, per tutte le situazioni critiche ci dovrebbe essere un piano alternativo di totale emergenza. Se molte zone del pianeta rischiano di essere allagate dalla crescita dei mari, va previsto con anni di anticipo cosa fare della popolazione e degli assetti urbani.

Lo stesso capita nel caso di una crisi agricola. Accanto al piano di controllo in atto occorre un altro piano alternativo in cui si può evitare il pericolo di morte di milioni di persone.

E lo stesso vale per l’aumento delle popolazioni di alcuni paesi che possono provocare migrazioni terrificanti. Tutto questo però, non a parole, ma con grandi investimenti simulando il futuribile e con concreti piani alternativi che possono essere rapidamente realizzati. Non farlo è una colpa dell’umanità.

 

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Francesco Alberoni

Laureato in medicina, ordinario di Sociologia a Milano. Ha studiato il divismo L’elite senza potere (1963) ed è stato il fondatore della sociologia dei consumi in Europa: Consumi e società (1964). È il maggior studioso dei movimenti collettivi Movimento e istituzione (1977) e Genesi (1989), è il pioniere degli studi sull’amore: Innamoramento e amore (1979) tradotto in trenta lingue, un tema che ha continuato ad approfondire con L’amicizia (1984) l’Erotismo 1986) Ti amo (1996) Sesso e amore (2006) L’arte di amare (2012) Amore e amori (Edizioni Leima, Palermo, 2016). Con Cristina Cattaneo ha pubblicato L’universo amoroso (2017), Amore mio come sei cambiato (2019) e L’amore e il tempo (2020).

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