Col covid mi ha lasciata

21 Novembre 2020



Col covid mi ha lasciata
Col covid mi ha lasciata

Buonasera dottoressa,

un suo consiglio su una situazione che ho avuto.

Sono stata otto anni con uomo sposato con due bambini e io non ho mai avanzato pretese perché sapevo del suo amore per i figli. Dopo la quarantena a marzo lui è entrato in crisi e mi ha lasciato per recuperare il suo rapporto con la moglie. Con molto dolore mi sono messa da parte sperando che tornasse da me e invece ho scoperto che a settembre ha perso la testa per la sua collega più giovane di 20 anni e sembra che abbia trovato il coraggio di lasciare la famiglia. Io sono distrutta ancora non ci credo e mi chiedo come sia potuto succedere… possibile che in pochi mesi si è talmente innamorato da fare ciò?
Possibile che mi ha già dimenticata? E come ha potuto lasciare i suoi bambini piccoli? Mi scusi per lo sfogo.

Grazie

Monica

 

 

Col covid mi ha lasciataCara Monica,

lei non ha bisogno di uno sfogo, ma di capire. Noi pensiamo al tempo come qualcosa di oggettivo e che ha una sua consistenza. Otto anni di relazione amorosa hanno enorme importanza, perché sono un pezzo di vita. Lo sono ancora di più se abbiamo vissuto ogni giorno come un rinnovamento della promessa iniziale. E a queste valutazioni razionali si unisce il ricordo degli infiniti attimi in cui ci siamo abbracciati, baciati, abbiamo fatto l’amore, in cui abbiamo chiuso il mondo fuori. Un lungo tempo dell’amore che abbiamo vissuto come costante conferma.

Questo è il modo in cui ha vissuto lei un amore che sentiva tanto grande da non chiedere mai nulla. Una scelta perfetta per altri ambiti, quello della carità per esempio, ma non in amore.

In questi tre anni Francesco Alberoni ed io abbiamo scritto insieme tre libri sull’argomento dell’amore. Ci siamo resi conto che oggi non abbiamo più un un modello dell’amore che ci permetta di orientarci. E inoltre che, quando parliamo di amore, in realtà ci riferiamo a due che stanno insieme, ma confondiamo l’amore bilaterale con l’amore unilaterale. La differenza tra le due situazioni è abissale.

L’amore bilaterale è un legame reciprocamente esclusivo. Per entrambi la persona più importante è l’amato: neppure un figlio può essergli anteposto, se non per un periodo, per una malattia, una situazione eccezionale. Chi è innamorato continua ad amare suo figlio come figlio. Ma non per questo rinuncia a dare all’amato il posto che merita nella sua vita, anche se ciò richiede di affrontare delle difficoltà relazionali e di altro tipo.

L’amore reciproco è inoltre costruttivo ed è creativo, soprattutto vive nel mondo.

L’amore unilaterale, al contrario, dà luogo a rapporti amorosi, intensi piacevoli, ma sono come delle parentesi dove, generalmente il rapporto è sostenuto da uno solo che ama. L’altro si lascia amare, vuol bene all’altro, lo apprezza, ma concepisce il rapporto come un’amicizia erotica, un’evasione.

In sostanza il primo è un legame forte per entrambi, nel quale si costruisce, si cammina insieme, il secondo è un legame forte solo per chi ama. Per chi non ama il tempo può passare senza lasciare traccia.

Questo spiega, cara Monica, perché sia bastata una rottura, causata dalle circostanze, perché lui tornasse dalla moglie che pure non amava. Ma in quei mesi di reclusione si è sentito prigioniero e, come è successo ad altri, gli è venuta una voglia pazza di ricominciare da capo. In un momento come questo la prima persona che ti capita davanti ti fa perdere la testa.

Con questa giovane donna l’incontro è avvenuto proprio nel momento giusto. Ed è andato via con lei perché questa donna ha preteso che lui prendesse una decisione: o stai con me o vai via per sempre. E lui ha ceduto.

Che sia un vero innamoramento bilaterale non lo so. Potrebbe anche essere un’infatuazione. Però lei in questo momento è libera e visto che lui l’aveva lasciata per tornare dalla moglie, approfitterei di questa libertà e scaccerei ogni nostalgia.

 

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Cristina Cattaneo Beretta

Cristina Cattaneo Beretta (ha aggiunto il nome della mamma al suo) (email) Laureata in filosofia ed in psicologia a Pavia, psicoterapeuta, dottore di ricerca in filosofia delle scienze sociali e comunicazione simbolica, ha condotto studi sul linguaggio simbolico e il suo uso terapeutico (Cristina Cattaneo Il pozzo e la luna ed Aracne). Studia le esperienze di rinnovamento creativo e i processi amorosi, approfondendo in particolare il tema della dipendenza affettiva. Ha pubblicato con Francesco Alberoni: L’universo amoroso (Milano, 2017 ed. Jouvence), Amore mi come sei cambiato (2019 Milano, ed. Piemme Mondadori), L’amore e il tempo (Aracne 2020).

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