Dove sono i ragazzi? Dal rifiuto alla ricerca di giovani da assumere

13 Settembre 2021



Dove sono i ragazzi? Dal rifiuto alla ricerca di giovani da assumere
Dove sono i ragazzi? Dal rifiuto alla ricerca di giovani da assumere

Un giorno molti anni fa Prodi  aprì un convegno con una battuta: dove sono i ragazzi? Infatti nei decenni successivi si sarebbe incominciato a dire che non c’erano più.  Se ne lamentava l’assenza nella vita politica, in quella sociale. I tradizionali centri di aggregazione culturale, religiosa, politica  chiudevano o continuavano come mere sopravvivenze formali. E la scuola perdeva sempre più il suo ruolo formativo e centro culturale.

Tutti i luoghi nei quali le generazioni precedenti si erano formate in stretta vicinanza con adulti che erano stati per loro guide, maestri, riferimenti spirituali o guide alla vita attiva erano spariti. In quei contesti formativi, un tempo, i giovani sceglievano la strada da seguire, i valori da onorare e lavoravano, studiavano, facevano pratica. Per poi affiancarsi e sostituire i più anziani. In politica si chiama militanza, in campo religioso appartenenza, servizio, più in generale, da un’espressione presa dall’esercito, gavetta. Questa vicinanza tra le vecchie e le nuove generazioni che si passano il testimone è stata forse la perdita più grave di questo millennio.

Qualche tempo fa la mia insegnante di lettere del liceo mi confidava: “almeno con voi si discuteva, leggevate; alcuni studenti facevano confusione, ma almeno avevano delle idee in testa, delle utopie, ma le avevano. Invece si ha l’idea, guardando i ragazzi di oggi che niente li riguardi”.

Sui giornali dei ragazzi si parla in modo superficiale, si parla di happy hour, di feste, si parla di quelli che vivono in simbiosi con il loro smartphone, precocemente disinteressati a tutto ciò che corre il rischio di configurarsi come apprendimento.

I giovani, gli sdraiati

Ma è vera questa visione del mondo giovanile? Gli sdraiati, l’espressione inventata da Serra si è incisa nella nostra mente come la nuvola di Fantozzi. Ragazzi come oggetti da divano, imbelli, senza spina dorsale, privi di passione politica, di ambizioni culturali o imprenditoriali, incapaci di mettersi alla prova e persino di una vita amorosa durevole.

… e quelli che continuano a studiare

Sempre poco si è parlato dell’esercito silenzioso di ragazzi che ha continuato a studiare, a laurearsi, a fare esperienza all’estero, a collezionare master, dottorati.

Questi, dopo un corso brillante di studi si rendevano conto che in Italia non vi erano spazi che prevedessero il loro ingresso. Prendiamo, ma è solo un esempio, il mondo della ricerca. È naturale che aumentando il numero di giovani che frequentano le università, anche il numero degli aspiranti ricercatori cresca, ed è ciò che era avvenuto. Ma  i posti per loro sono diminuiti e il percorso della ricerca  è stato sistematicamente scoraggiato e la carriera del ricercatore resa incerta, precaria. In particolare in quegli anni il governo è intervenuto trasformando il posto di ricercatore da posto di ruolo in borsa di studio di durata triennale.

Niente lavoro per i giovani?

Eppure, anche in questa situazione, la trasformazione incominciata con la mondializzazione e il web ha fatto si che in altri campi i giovani si siano trovati in possesso di un sapere pratico, legato al web, che ha dato loro un vantaggio. Molto lo avevano appreso sotto forma di gioco. E questa conoscenza prima è stata accettata e poi richiesta. Non solo ma questa conoscenza serve anche per i lavori più umili e costituisce un valore aggiunto alla formazione scolastica. I giovani hanno anche un altro vantaggio. A differenza delle generazioni precedenti conoscono meglio l’inglese, sia per le molteplici occasioni alla portata di tutti di andare all’estero, sia perchè l’inglese è la lingua di internet.  In questo modo molti  giovani hanno incominciato a trovare degli spazi per inserirsi.

Ma il cambiamento più grande doveva arrivare con il Covid, sia perché è aumentata di colpo la necessità di persone con conoscenze diversificate di tipo informatico. Sia perchè la pandemia ha colpito in modo elettivo gli anziani, lasciando liberi posti di lavoro.  Chi si era ammalato gravemente anche se era guarito, ha conservato un’impressione di fragilità, di estrema debolezza e di insicurezza. E di colpo ci si  è resi conto dell’invecchiamento professionale, a tutti i livelli.

Così dapprima è stato proprio il Covid a farci rendere conto di una debolezza strutturale e si è rimessa in moto la tendenza ad assumere i giovani  che si è giovata della decisione di sospendere il blocco delle assunzioni.

Ora che la ripresa è iniziata, ci sarà una spinta sempre più forte ad assumere i giovani e riprenderà anche lo scambio tra le generazioni.

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Cristina Cattaneo Beretta

Cristina Cattaneo Beretta (ha aggiunto il nome della mamma al suo) (email) Laureata in filosofia ed in psicologia a Pavia, psicoterapeuta, dottore di ricerca in filosofia delle scienze sociali e comunicazione simbolica, ha condotto studi sul linguaggio simbolico e il suo uso terapeutico (Cristina Cattaneo Il pozzo e la luna ed Aracne). Studia le esperienze di rinnovamento creativo e i processi amorosi, approfondendo in particolare il tema della dipendenza affettiva. Ha pubblicato con Francesco Alberoni: L’universo amoroso (Milano, 2017 ed. Jouvence), Amore mi come sei cambiato (2019 Milano, ed. Piemme Mondadori), L’amore e il tempo (Aracne 2020).

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