Avvicinare i giovani alla poesia

10 Ottobre 2022



Avvicinare i giovani alla poesia
Avvicinare i giovani alla poesia

Presentiamo un’intervista a Irene Catarella, poetessa, che ha recentemente pubblicato il libro #Cantoanima, ma è anche un’insegnante che ama molto il suo lavoro e i suoi studenti. Irene Catarella descrive il metodo di insegnamento che utilizza per  avvicinare le nuove generazioni alla poesia.

Quali sono le esigenze dei ragazzi oggi?

I ragazzi oggi vogliono essere coinvolti, vogliono essere incuriositi e vogliono essere motivati allo studio. È inutile passare il tempo a dire che non sono più interessati a imparare e che sono sempre attaccati solo al cellulare. Bisogna, invece, ingegnarsi per avvicinarli alla cultura e spronarli ad apprendere spiegando loro perché serve imparare.
No al cellulare. Quando entro nelle classi per la prima volta, chiarisco subito che ogni volta che avrò un’ora di lezione da loro devono posare tutti i cellulari su un banco vuoto e riprenderli a fine lezione o nel caso li dobbiamo utilizzare per qualcosa di didattico. La prima cosa che spiego, poi, è perché è utile e bello imparare l’italiano, la letteratura, la storia, la geografia, cioè le mie materie. Loro restano a guardarmi a bocca aperta e io specifico che se non si ha la motivazione a fare qualcosa, è inutile che si faccia e che non si deve studiare solo per essere promossi, ma per motivazioni più profonde. Io sono una scrittrice, una poetessa, una giornalista.

Per amare qualcosa devi conoscerla. I ragazzi provano ancora amore per la poesia?

Certo, ma bisogna accompagnarli. Per avvicinarli alla poesia prima di spiegarne il significato o l’autore che l’ha composta, la faccio leggere a ogni alunno senza dare informazioni pregresse, poi chiedo cosa ha capito, che sensazioni gli ha suscitato, tutto quello che gli viene in mente e lo invito a dirlo; inoltre, mi faccio indicare se c’è qualche parola di cui non ha chiaro il significato. Il risultato è che gli alunni si sentono coinvolti in prima persona, si confrontano tra loro e con me, si immergono nella poesia e la sentono propria. Solo dopo questo spiego la poesia, faccio la parafrasi e do informazioni su chi l’ha scritta. Provaci tu. A questo punto chiedo di scrivere una poesia insieme su un argomento scelto e poi di scriverne individualmente una sia su una tematica comune che su qualcosa invece che tocca o interessa personalmente. Il fatto che io abbia pubblicato un libro di poesie dal titolo #Cantoanima edito da Mondadori, mi permette di confrontarmi con loro facendo capire cosa significa comporre. Per spiegare la figura del poeta, oltre che condividere la mia esperienza e la mia attività creativa che mi ha portato pure a fondare un Movimento Letterario chiamato “Interiorismo Universale”, faccio vedere anche il film “La tigre e la neve”. Anche nelle presentazioni del mio libro, spiego il valore della poesia e la indico come linguaggio di eccellenza del web mettendo l’# davanti le parole chiave per renderle indicizzate universalmente e creando neologismi, come si nota già dal titolo. E diventa investigatore. Per quanto riguarda i diversi generi letterari, come per esempio la letteratura poliziesca, spiego in cosa consiste e poi faccio scegliere un investigatore semplicemente utilizzando un proiettore collegato a un computer on line e facendone vedere la foto di alcuni tra i più noti, come Hercule Poirot, Sherlock Holmes, ma anche i più recenti legati a serie Tv come Jessica Fletcher e Don Matteo. La classe sceglie in base all’immagine e già da quella deduce alcune caratteristiche dell’investigatore in questione. Gli alunni ai quali ho spiegato la letteratura poliziesca lo scorso anno scolastico hanno scelto Poirot. Abbiamo letto le parti più importanti di un suo caso e visto il relativo film tratto dallo stesso, fermandoci su ogni scena e descrivendola per iscritto. I ragazzi si sono appassionati e poi, quando ho proposto di scrivere un racconto Giallo, tutti insieme ne sono stati felici tanto che abbiamo creato insieme una nuova investigatrice e un caso di cui si doveva occupare.

E’ sempre vero che si impara di più facendo e soprattutto divertendosi?

Certamente. Il mio metodo è far vedere video, fare realizzare dei video, come quello che abbiamo fatto in onore di Liliana Segre nel Giorno della Memoria che le abbiamo inviato e che lei ha molto gradito; stimolarli e guidarli nel fare compiti di realtà come quelli che ho appena descritto, ma anche cartelloni e drammatizzazioni, tutto questo significa fare apprendere gli alunni divertendoli e divertendosi, perché sono tanti i modi per entrare nel loro mondo. Ogni cosa contribuisce alla loro crescita. Per esempio, insegnare loro la letteratura poliziesca serve ad aguzzarne l’ingegno e a fare attenzione ai particolari per vivere meglio nella realtà ed essere pronti nel reagire nel modo più adeguato a ogni situazione. Educare significa “trarre fuori”, cioè fare in modo che i ragazzi possano essere guidati verso la maturità interiore e culturale, sociale e umana. Questo si può fare solo se li vogliamo bene, ci appassioniamo a quello che insegniamo e li rendiamo protagonisti del processo di apprendimento. Per questo, per esempio, ho ideato “Lezioni di Letteratura italiana” su diversi autori, in particolare quest’anno passato su Foscolo e Leopardi. È un progetto nel quale si gira un video in cui ogni  alunno spiega un aspetto dell’autore in questione montando anche un’immagine relativa all’argomento trattato accanto alla propria spiegazione, cosa che gli permette di invertire le parti, secondo una sorta di flipped classroom, e di diventare per qualche istante un vero e proprio “professore”. Il risultato è la gioia di apprendere e di contemporaneamente insegnare, cioè divulgare agli altri quanto appreso.

Giornalisti in erba. Per trattare invece argomenti particolari, come può essere la figura della Donna, ho ideato un giornale di classe in cui ogni alunna ha trattato la vita e l’attività di una donna che la ha particolarmente colpita, mentre ai ragazzi ho chiesto di trattare figure di uomini legate alle donne scelte dalle compagne e che hanno contribuito alla loro esistenza. In poche parole, si sono trasformati con grande entusiasmo in giornalisti in erba. Alle famiglie dico di spronare i figli alla cultura, accompagnandoli fin da piccoli a mostre, concerti, ma anche guardando con loro dei film o rappresentazioni teatrali sui più diversi argomenti. Il top poi sarebbe spronarli anche alla lettura.

Crede nel valore della trasmissione?

Si. Insegnare significa trasmettere valori, ma soprattutto aiutare a crescere, a far emergere la propria personalità e la propria professionalità, ad affinare entrambe. La scuola dovrebbe fare tutto questo. Un docente deve amare la propria materia perché non si può passare quello che non si è o non si ha: se si vuole fare appassionare i ragazzi allo studio di qualcosa, bisogna amare quel qualcosa e averne competenza vera e profonda.

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Per saperne di più su Irene Catarella, per conoscerla clicca qui.

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