Gli scimpanzé ne sanno più di noi?

6 Aprile 2021



Gli scimpanzé ne sanno più di noi?
Gli scimpanzé ne sanno più di noi

Un celebre medico, accademico e statistico svedese, tra i maggiori esperti operanti in Africa per sconfiggere Ebola, Hans Rosling, ha tenuto migliaia di conferenze in tutto il mondo, davanti a studenti universitari, a consigli di amministrazione di multinazionali, banche, fondi speculativi, al Dipartimento di Stato Americano, al World Economic Forum di Davos e persino a premi Nobel.

Ha sottoposto tutti i partecipanti a uno stesso test di tredici domande riguardanti la situazione attuale del pianeta.

Successivamente ha ripetuto le stesse domande a un gruppo di scimpanzé allo zoo.

Enunciava le domande e i primati sceglievano casualmente banane a cui erano stati attaccati bollini con gli indicatori delle risposte multiple, ovvero A, B, C.

Gli scimpanzé hanno risposto esattamente , come prevedibile, al trentatré per cento delle domande, mentre invece tutti gli esseri umani a cui erano state poste le stesse rispondevano con una percentuale molto più bassa.

Gli scimpanzé ne azzeccavano di più.

Addirittura su 13 domande gli umani rispondevano, in media, solo a due, contrariamente agli scimpanzé che ne azzeccavano tre o quattro. Inoltre, spesso le persone interpellate erano di alto livello culturale e alcune di esse si occupavano di argomenti vicini al tema del test.

Su questo paradosso Rosling ha scritto nel 2017 un libro  “Factfulness”,  scritto negli ultimi mesi della sua vita con la collaborazione della moglie e del figlio e pubblicato postumo come testamento spirituale.

Factfulness è una parola inventata che però sull’onda di altre parole di moda oggi, come mindfulness, potrebbe significare “ fattività” o “essere completamente dentro i fatti”.

In pratica, insegna ai lettori ad  avere una visione del mondo legata ai fatti e non alle sensazioni o ai pregiudizi.

Bill Gates e sua moglie Melissa, che insieme gestiscono un ente di filantropia globale, lo considerano il libro più educativo mai pubblicato lo hanno regalato, e continuano a farlo, a tutti i loro  dipendenti.

Ma come mai gli occidentali commettono puntualmente tanti errori quando sono interrogati sulla situazione attuale del pianeta?

A questo punto era chiaro che ci fosse un problema se il risultato medio delle risposte era peggiore  rispetto alla probabilità statistica di indovinare. Le domande riguardavano la scolarizzazione delle donne, la concentrazione geografica della popolazione mondiale, l’aspettativa media di vita, la crescita della popolazione mondiale, l’incidenza delle calamità naturali sulla sopravvivenza delle persone, sul tasso di vaccinazione dei bambini, l’estinzione degli animali a rischio,  l’accesso all’elettricità nel pianeta, la temperatura media.

Le risposte prevalenti  erano tutte pessimistiche rispetto alla realtà, verificata dallo statistico attraverso dati ufficiali delle  Nazioni Unite. Alla domanda, ad esempio,  qual era la percentuale di bambini vaccinati al mondo,  mentre la risposta esatta è l’ 80% la maggioranza ha risposto il 20% per quanto riguarda l’ aspettativa di vita media al mondo quasi tutti hanno scelto l’ opzione media ovvero 60 anni quando invece la risposta esatta è 70 anni . Nel quesito sulla differenza di istruzione tra maschi e femmine la risposta esatta è che la media dell’istruzione maschile e di 10 anni  mentre quella dell’istruzione femminile e di 9 (c’è ormai un divario bassissimo) ma quasi tutti scelgono le opzione più pessimistiche ritenendo in tanti che le donne vadano a scuola solo tre anni.

Sulla  popolazione, poi la percezione è altamente allarmistica. E’ innegabile che il numero di abitanti della terra stia salendo, ma è altamente probabile che diminuirà drasticamente dopo che toccherà il picco dei 12 miliardi.  Le donne infatti fanno meno figli quando sono meno povere e più istruite, e questo è un fatto indubbio che prescinde dalla religione, nonostante si pensi il contrario.  E’ dimostrato. E la scolarizzazione femminile è in aumento esponenziale.  Sta già succedendo in un paese come l’Iran, musulmano, dove la media dei figli per donna si è dimezzata in pochi anni.

Nei confronti dei paesi in via di sviluppo  in occidente  c’è ancora una visione molto arretrata.

Si utilizzano ancora  nozioni risalenti ad almeno trent’anni fa, o anche di più.

Si reputa il mondo un monolite immobile o comunque poco reattivo alle novità, quando invece i cambiamenti ( e i miglioramenti) sono rapidissimi.  L’autore ha diviso il mondo in quattro fasce di reddito con la quarta in cui si trova prevalentemente l’occidente più sviluppato alla prima,  quella con reddito più basso, in cui si trovano i paesi più poveri della terra.

Il fatto interessante è che i paesi che adesso sono in fascia quattro, compresa la Svezia, patria dell’autore,  cento anni fa erano in seconda fascia, come tanti paesi africani. In pochissimi anni, tanti paesi in via di sviluppo sono passati dalla prima alla terza fascia. C’è una grande mobilità in cui tutti tendono a passare alla fascia più alto.

il discorso di Hans Rosling è molto importante perché possedere dati esatti  su che cosa sta succedendo realmente nel mondo permette di investire meglio i capitali, di elaborare strategie,  di creare nuovi e proficui commerci, di migliorare il PIL mondiale e quello della propria azienda e della propria nazione.

I mass media danno molta più evidenza a fatti drammatici quali le calamità naturali le guerre gli omicidi. Tutti questi eventi tuttavia sono diminuiti enormemente. Il cervello umano tuttavia fin dalla preistoria e addestrato a recepire maggiormente le storie drammatiche forse per elaborare piani di difesa più immediati.

Avere un atteggiamento più positivo come dice anche il professor Francesco Alberoni nel suo libro L’ottimismo, non è un modo di vedere il mondo attraverso una fede acritica, ma interpretare  dei dati di fatto e utilizzarli al meglio.

E’ confortante sapere che il mondo va meglio di come si pensa.  E’ vero che ci sono ancora tante ingiustizie, tanto dolore, tanta miseria, tante morti.  Tuttavia l’autore sostiene con forza che una situazione può essere contemporaneamente grave e in miglioramento, e che guardare al miglioramento e continuare a lavorare per incrementarlo e un ottimo modo per affrontare il problema.

Ogni tanto poi, occorrerebbe fare un aggiornamento delle nostre conoscenze, come se fossimo un computer, perché abbiamo (ed elaboriamo) dati vecchi, obsoleti, superati. Soprattutto nel campo degli studi umani.

E’ incredibile constatare che Rosling, analizzando i cinque rischi reali del futuro ( non quelli immaginari) avesse inserito una pandemia globale, che poteva avere le caratteristiche dell’influenza.

Persino in questo periodo di pandemia, tuttavia, seguendo i suoi insegnamenti, potremmo vedere il bicchiere mezzo pieno, come Hans ci ha insegnato. Per la prima volta un piano congiunto di vaccinazioni da parte di tutti i paesi del mondo sta portando ad un numero di vittime da covid molto inferiore a quello della spagnola.

In questo periodo è ancora più importante avere “factfulness”.

Condividi questo articolo

Ultimi articoli

Newsletter

Gli scimpanzé ne sanno più di noi?

Giusy Cafari Panico

Giusy Cafari Panico (email), laureata in Scienze Politiche a indirizzo politico internazionale presso l’Università di Pavia, è studiosa di geopolitica e di cambiamenti nella società. Collabora come sceneggiatrice con una casa cinematografica di Roma, è regista di documentari e scrive testi per il teatro. Una sua pièce: “Amaldi l’Italiano” è stata rappresentata al Globe del CERN di Ginevra, con l’introduzione di Fabiola Gianotti. Scrittrice e poetessa, è direttrice di una collana editoriale di poesia e giurata di premi letterari internazionali. Il suo ultimo romanzo è “La fidanzata d’America” ( Castelvecchi, 2020).

Back to Top