I proletari affettivi

16 Settembre 2022



I proletari affettivi
I proletari affettivi

Incomincio con un fatto: in un liceo milanese lo scorso anno le ragazze hanno scioperato per settimane per avere i bagni fluidi, cioè non differenziati in base al sesso. Parlando con adolescenti e giovani, la maggioranza di loro ti dice di considerare superata una società che opera ancora una distinzione tra maschio e femmina. E il ragionamento consequenziale, è che la coppia eterosessuale non è più per loro un riferimento.  Ne deriva che due persone che si amano, anche se sono dello stesso sesso, devono avere diritto a sposarsi e anche ad avere dei figli. I più non considerano un limite etico il fatto che la natura non doni a queste perosne la possibilità di un figlio: possono ricorrere all’inseminazione artificiale o all’utero in affitto.

Questi genitori per scelta che devono attraversare delle difficoltà per diventarlo, vengono considerati da molti giovani, genitori migliori di quelli che procreano naturalmente. La modalità di procreazione sembra slegarsi sempre più dalla “natura”, dalla biologia, dall’attrazione tra maschio e femmina per incamminarsi per un’altra strada quella della scienza o dell’utero prestato.

Anche nella formazione della coppia tutto ciò che è impulsivo e spontaneo, viene rifiutato. La coppia è essenzialmente un atto volontario nato da un programma e da un giudizio razionale. Gli ormoni che si attivano nell’innamoramento, tra maschio e femmina, sono sospettati di essere cattivi indicatori, capaci di indurre due persone a pensare di essere compatibili di amarsi davvero anche se non è vero. Non sono preda,  come tutti gli esseri viventi nel film Fantasia delle forze della natura che si risveglia in primavera e li fa entrare tutti in estro?

Di conseguenza a venire meno è anche  il senso dell’importanza del legame fisico corporeo tra madre e figlio. Se una donna resta incinta dopo un rapporto sessuale occasionale, presa dalla passione per un ragazzo incontrato a una festa,  non è il prodotto di un atto volontario, intenzionale, libero e quindi saggio. In questa logica si ritiene che le leggi debbano consentire di poter abortire con facilità senza porti problemi morali. Perché non c’è ragionamento che possa farti sentire madre solo perché hai avuto il godimento sessuale. Di conseguenza anche il legame con la vita nel proprio ventre si attutisce sempre più.

Qualche giorno fa ho ascoltato una madre e una figlia che si confrontavano: la figlia difendeva le coppie omosessuali che vogliono un figlio osservando che madre non è quella che lo partorisce, ma colei che lo desidera e lo alleva. Per chi conosce il ciclo di tragedie di Eschilo, le Orestiadi e in particolare la terza, le Eumenidi, questa è l’argomentazione con cui Oreste imputato per il matricidio (considerato nell’antica Grecia il peggiore dei delitti) viene assolto per intervento di Atena, proprio perché Atena argomenta che la donna è solo un contenitore. Atena dice: “io non sono nata da donna”, ma dalla testa di mio padre. Il padre solo conta. Le Eumenidi che erano le Erinni che si ergevano a difesa delle leggi di natura, a difesa cioè di quel sacro ventre che ha dato la vita e non può essere  sventrato dal nascituro, perdono.  E dopo questo giudizio davanti all’areopago diventeranno divinità benevole, cioè sbiadite.

Il ragionamento che oppone la ragazza a sua madre ha la stessa motivazione con cui è stato assolto Oreste. L’utero è solo un contenitore e come aveva immaginato Huxley, forse a breve potrà essere sostituito da un utero artificiale. Dunque la nascita di un figlio è oggi sempre più slegata dal rapporto fisico e spirituale con la madre. Il ventre non è più sacro.

Ma non è del padre, non è neppure suo. Di chi è?

Il figlio è di chi lo desidera realmente. Di chi lo programma. Anche di chi ha molti mezzi economici per comperarlo. Per questo alcune componenti sociali accolgono di buon grado anche la pratica dell’utero in affitto, perché è consequenziale a una filosofia. E tale pratica è legale in molti paesi, dove si può partorire un figlio e venderlo, tollerata tacitamente in altri paesi, perlopiù poveri, che lasciano che i poveri si arrangino come possono.

Però è una strana morale quella che da un lato vuole rendere sempre più un automatismo l’aborto, sottraendolo a ogni interrogativo etico, quando con gli anticoncezionali si può già evitare, dall’altro si difende il diritto di utilizzare il corpo della donna come un’incubatrice. Io personalmente ritengo la maternità un’esperienza insostituibile, ma mi rendo conto che sono in atto delle forze ideologiche molto potenti contro la nascita naturale, forse anche  forze ideologiche che vogliono togliere alla donna il potere di dare la vita, per darlo a  una macchina guidata dall’intelligenza artificiale. E forse persino dei potenti sistemi di regolazione della natura stessa che ci portano verso queste derive.

Ma perché le generazioni di giovani di oggi credono così poco alla coppia tanto più se eterosessuale? Perché vi è stata una frattura decisiva tra le vecchie coppie, che erano generalmente stabili e unite, rispetto a quelle di oggi. Un tempo la società era fondata sulla famiglia e sul matrimonio  vissuto come un vincolo di sangue. Un sacramento che legava non solo due persone ma due famiglie. In seguito il vincolo è diventato contrattuale ma ha mantenuto alcuni aspetti del matrimonio sacrale, il che ha creato molte zone d’ombra che emergono quando due cercano di divorziare.

Molti giovani di oggi sono cresciuti in famiglie disordinate, senza riferimenti stabili. La litigiosità tra maschio e femmina è aumentata come anche gli omicidi nell’ambito della coppia. Non c’è da stupirsi se molti giovani hanno questa repulsione verso la coppia eterosessuale che produce figli in modo “naturale” dunque senza volerli  realmente, ma dove poi i partner si logorano a vicenda.

Sempre la stessa ragazza argomentava alla madre che vi è qualcosa nei maschi di inquietante, lo scorge anche nei suoi coetanei, nei fidanzati delle sue amiche, giovani uomini che hanno fatto studi avanzati e che dovrebbero aver assorbito il valore del mondo moderno. Un lato ombra che improvvisamente può saltare fuori, ed esprimersi come gelosia, aggressività, come sopraffazione, come violenza. Insomma sembra che nel momento in cui la fusione erotica declina o si incontrano dei problemi, di colpo emergano le differenze “arcaiche” tra maschio e femmina. Mentre la coppia omosessuale sembra essere più al riparo da queste derive perché è una unione tra simili. Si possono capire maggiormente.

Nel corso degli ultimi decenni con la liberazione sessuale, ciascuno è libero di vivere la propria vita erotica come più gli aggrada.  Un tempo questa libertà era riservata ai maschi a cui era riconosciuto il diritto di andare con le prostitute, o di avere più amanti. Le donne non avevano analogo diritto e dunque la sessualità della donna era molto controllata e doveva essere rivolta a un solo uomo, quello che sposava.

Se poi si innamorava di un altro, il che accadeva allora come oggi, tutto si doveva svolgere in segreto.  La liberazione dei costumi sessuali tuttavia, non ha prodotto una maggiore possibilità per tutti.

Nel campo erotico amoroso si è verificato lo stesso processo che abbiamo visto nel campo delle liberalizzazioni economiche: in un mercato senza controllo i poveri diventano sempre più poveri  e i ricchi  sempre più ricchi, e lo stesso è accaduto nel campo sessuale, dove le donne preferiscono gli uomini che emergono. È noto che la mancanza di una classe media costituisce un fattore di disordine e di instabilità sociale.

Oggi ci troviamo di fronte a  dei nuovi proletari affettivi, i celibi involontari (incel). Costoro sentono che hanno perduto qualcosa di essenziale: sognano una donna che si dedica a loro. Sognano la donna che sopportava anche il marito un po’ ignorante e rozzo. Quest’uomo alla donna di oggi non piace, non lo vuole più. Prima lo accettava perché rimanere zitella era peggio. Questi uomini si sentono lasciati ai margini e sono umiliati.

Forse uno studio accurato dei celibi involontari può aiutarci a comprendere  più a fondo i femminicidi che avvengono in famiglia Potrebbe esserci una componente che non ha nulla a che vedere con la gelosia, la passione, ma legata al fatto che oggi un uomo che viene lasciato sente crollare il pavimento sotto i piedi e teme che non troverà più una donna, teme il disprezzo sociale, il rifiuto e teme di andare a far parte del proletariato affettivo. Cioè di quelli che possono essere considerati paria.

Condividi questo articolo

I proletari affettivi

Cristina Cattaneo Beretta

Cristina Cattaneo Beretta (ha aggiunto il nome della mamma al suo) (email) Laureata in filosofia ed in psicologia a Pavia, psicoterapeuta, dottore di ricerca in filosofia delle scienze sociali e comunicazione simbolica, ha condotto studi sul linguaggio simbolico e il suo uso terapeutico (Cristina Cattaneo Il pozzo e la luna ed Aracne). Studia le esperienze di rinnovamento creativo e i processi amorosi, approfondendo in particolare il tema della dipendenza affettiva. Ha pubblicato con Francesco Alberoni: L’universo amoroso (Milano, 2017 ed. Jouvence), Amore mi come sei cambiato (2019 Milano, ed. Piemme Mondadori), L’amore e il tempo (Aracne 2020).

ARTICOLO PRECEDENTEPROSSIMO ARTICOLO
Back to Top