Il transfert e la suggestione oggi

5 Marzo 2021



Il transfert e la suggestione oggi
Il transfert

Oggi si parla pochissimo del transfert. Freud aveva capito che una forte spinta emozionale ed affettiva era il motore della terapia psicoanalitica. Lo aveva chiamato transfert per poterlo differenziare dal processo amoroso.
L’analisi prevedeva che paziente e analista si incontrassero tre volte alla settimana. Questo faceva diventare rapidamente l’analista il centro della vita di una persona: il solo a cui potevi confessare tutto, anche le cose sgradevoli, i sogni, le speranze, le delusioni. E lui non faceva  mai un commento, positivo o negativo, di rifiuto o sdegno. Al massimo diceva: ” E questo come la fa sentire? Interessante! Continui! E poi?”

Quello che Freud  capì subito è che l’ingiunzione a dire tutto, senza censure senza una risposta critica, diretta, si poteva trasformare e di fatto lo faceva, in qualcosa d’altro. Per lui, che proveniva dall’ipnosi, era un modo per produrre una suggestione nel paziente, aggirando e le sue difese.
L’ipnosi produceva un’alterazione cerebrale forte e quindi una risposta ipnotica intensa, ma ridotta alla durata dell’esperienza.  Al contrario, il metodo delle libere associazioni, sdraiarsi sul lettino e parlare come al telefono a ruota libera, non dava alterazioni cerebrali, e produceva un effetto solo apparentemente più vago. Infatti si creava una suggestione che continuava ben oltre la seduta. Nel paziente si produceva un attaccamento intenso, un legame forte.

All’inizio il paziente diceva tutto perché aveva l’indicazione di farlo, perché era la regola della terapia; ma poi  raccontava tutto perché sentiva che l’altro lo capiva, lo  ascoltava, lo approvava.

“A lui posso raccontare la mia vita sentendomi al sicuro, posso persino spingermi alle prime forti esperienze traumatiche, che non direi a nessuno perché mi sembrano infantili e sciocche o pericolose da rievocare. Ma a lui e con lui, posso in sicurezza rivisitare il mio passato, sino a che non mi farà più paura, finché non mi sarò liberato e trasformato”.

Il transfert è amore

Solo in seguito Freud dirà esplicitamente che il transfert è amore; che è quel misterioso processo che porta il paziente ad amare l’analista. È  in forza dell’amore che prova che può  esprimersi onestamente per quello che è nella massima verità. Gli parla come farebbe  con la persona che ama, raccontandogli  tutto il suo  passato che così rievocato smette di spaventarlo  può incominciare a vivere nel presente con lo sguardo verso il nuovo.Mentre parla del suo passato, l’analizzato se ne stacca ed entra nel futuro.

Ma questo avviene quando lo psicoanalista non risponde alla domanda d’amore del suo paziente. Per due motivi. il primo che l’amore finirebbe. Scriveva: “L’amore sessuale è destinato a estinguersi nel soddisfacimento. Per poter durare, deve fin dall’inizio essere associato a componenti puramente tenere, ossia inibite nella meta, o subire una trasposizione siffatta (Sigmund Freud in Psicologia Delle Masse e Analisi dell’Io).  Esattamente come avviene nel transfert che si produceva nella maggior parte dei pazienti. E poiché era chiaro che il transfert era materiale incandescente, si affannò a mettere regole ferree per evitare che tra analisti e pazienti  la terapia si trasformasse in una  relazione erotico-affettiva. Ma non volle mai ammettere, se non tra le righe, che a far raccontare tutto, anche i traumi, a far guarire, era proprio l’innamoramento per l’analista, che liberava dai legami del passato.

Nel caso dell’analisi questo amore, era prodotto dalle regole del setting e dal fatto che l’analista non contraddiceva il paziente, stava alle spalle, non si metteva sullo stesso piano, ma restava alto, distante, oggetto e non soggetto d’amore.   Un amore e un desiderio unilaterale che per poter durare doveva restare unilaterale e insoddisfatto. Se infatti viene soddisfatto, il transfert cambia natura e la situazione analitica scompare.

Freud una riflessione sull’amore inteso come una forza  che porta lo sguardo sul futuro, non la fece mai. Tuttavia ci mostrò, senza volerlo, con quale facilità si possa produrre un innamoramento

Freud ha dimostrato, infatti, con il transfert, che esiste sempre la possibilità che un innamoramento possa essere artificialmente prodotto da una situazione che può essere casuale, oppure anche artificialmente preparata.

E questo può avvenire anche oggi e di fatto avviene:  in molti contesti si possono creare le condizioni per suggestionare qualcuno sino a farlo innamorare. Pensiamo a chi si innamora di qualcuno conosciuto in una chat. E diventano ciechi e sordi a chiunque li voglia separare dal loro amore.

 

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Cristina Cattaneo Beretta

Cristina Cattaneo Beretta (ha aggiunto il nome della mamma al suo) (email) Laureata in filosofia ed in psicologia a Pavia, psicoterapeuta, dottore di ricerca in filosofia delle scienze sociali e comunicazione simbolica, ha condotto studi sul linguaggio simbolico e il suo uso terapeutico (Cristina Cattaneo Il pozzo e la luna ed Aracne). Studia le esperienze di rinnovamento creativo e i processi amorosi, approfondendo in particolare il tema della dipendenza affettiva. Ha pubblicato con Francesco Alberoni: L’universo amoroso (Milano, 2017 ed. Jouvence), Amore mi come sei cambiato (2019 Milano, ed. Piemme Mondadori), L’amore e il tempo (Aracne 2020).

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